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lunedì 16 gennaio 2017

Oggi doveva esserci questo... 


un gran casino di incastri e corse da una scuola all’altra per tentare di destreggiarsi fra pof, offerte formative e affini.

Invece c’è stata una botta di febbre. Perché anche le mammeconicalzettoni si ammalano. E quindi sono saltati tutti gli appuntamenti di scuole aperte, programmati e attesi da un mese circa.
Ma sai poi che c’è?
Che forse hanno ragione il papàconinfradito e la mamma-nonna: non si tratta di decidere fra Harvard e Yale, ma di scegliere una scuola materna e una primaria. E hanno sempre ragione loro: ai tempi in cui le scuole si chiamavano asilo ed elementare si sceglieva a scatola chiusa e spesso esclusivamente in base a criteri di praticità come la vicinanza a casa.
Quindi, con un po’ di sensi di colpa e il rammarico che, per aver perso questo appuntamento, verrò depennata dalla top ten per concorrere al titolo di Super mamma, ho deciso di fare coming out:
io, mammaconicalzettoni, dichiaro che iscriverò le mie bimbe a scuola senza aver partecipato a scuole aperte.
Senza aver confrontato piani didattici, ore di inglese settimanali, ore di danza, senza sapere se studieranno musica, salto triplo, yoga, i Promessi Sposi, aramaico. Per una volta sarò davvero una mamma di altri tempi. Quelli in cui le cose erano più semplici.

E ora, a questo proposito, vediamo se riesco a capire qualcosa delle iscrizioni on line.

giovedì 29 dicembre 2016

Natale all inclusive

Quest’anno, per le vacanze di Natale, abbiamo optato per un all inclusive.
Al caldo, cucina semplice ma con una punta di raffinatezza, qualche gita anche serale/notturna e - quel che più conta – sempre tutti insieme. Riposo? Non molto, a dire il vero: eravamo troppo impegnati a districarci fra le alte temperature, le scariche di temporale e i rossori indotti dall’eccessiva acidità.

Curiosi di conoscere la meta?
Si tratta di una meta triplice: il salotto, la camera, il bagno.
Perché l’all inclusive ce lo ha regalato la Pulci la quale, forse  a corto di idee ma certo in riserva di difese immunitarie, dopo una ripresa dall’ultima botta di raffreddamento che l’ha tenuta a riposo per una settimana assieme alla Princi permettendo a entrambe di godersi rispettivamente le ultime due mattine di ludoteca e gli ultimi quattro giorni di scuola, è stata “out of order” dall’antivigilia di Natale a oggi.

Tutto è cominciato così...

Approfittando della splendida e insolitamente calda giornata di sole, decido di portare a pattinare su ghiaccio la Princi, promessa che le avevo già fatto lo scorso anno ma che era rimasta pendente. Ora: lei pensa che io piroetti come Elsa immaginando se stessa scivolare sicura e soprattutto in piedi come Anna. Così, vinte le titubanze legate al fatto che non sono proprio come l’eroina di “Frozen”, ci siamo preparate e siamo salite in auto. Ma si vede che questa pattinata non s’ha da fare: arrivate a metà strada, la Pulci ha avuto un problemino di stomaco nato dalla sua tosse persistente. Quindi: dietrofront. Temevo scene madri della Princi per la mancata pattinata e invece si è subito rassegnata, vuoi perché obiettivamente preoccupata per aver visto la sorella star male (sì: le mie belve sono capaci di momenti di compassione reciproca, cosa di cui sono molto fiera), vuoi perché abbiamo poi visto i cartoni. Tanti cartoni. Montagne di cartoni si sono succedute davanti ai loro occhi in questi giorni di festa: perchè la tv resta la preferita nonostante la valanga di giocattoli ricevuti e che ci ha costretti ad avviare il trasloco per lasciare loro spazio sugli scaffali eliminando i miei libri, effettivamente “oggetti” inutili dato che restano sempre chiusi.

Dalla tosse si è presto passati al febbrone, che in tre giorni si è attestato sui 38° toccando punte di 39.1 nonostante gli antipiretici somministrati. E nonostante l’ottimismo del papàconinfradito che, la mattina del 24, ancora era convinto di portarla fuori per il cenone e la tombola: impegni che io avevo archiviato immediatamente e senza remore date le complicanze che comportano. Una vigilia separati: lui con la Princi da una parte, la mamma-nonna e io a vegliare sul febbrone della Pulci davanti a dei pezzi di pizza scongelata, qualche anello di cipolla fritto, panettone e una bottiglia di prosecco per digerire le scene più truculente de “Il Padrino” di cui avevo solo qualche memoria infantile. Per me è stata una serata splendida, senza forzature, disagi, parole a mezza voce il cui volume è superato da quello dei pensieri non detti. Ho pure aperto la porta a Babbo Natale prima del previsto, convinta che (come ogni anno) la cena si sarebbe dilungata. E invece alle 23.30 sento salire le scale: «La Princi era stanca: mi ha chiesto lei di tornare». Tanto stanca che, non paga dei pacchi già aperti, si è fiondata sotto l’albero assieme alla Pulci, che ha avuto un’ora di gloria nonostante l’influenza.

Non avevamo programmi particolari per il giorno di Natale: avevo pensato di andarcene a Lignano prima di pranzo per vedere il presepe di sabbia e mangiare quel che capitava in un bar o locale di passaggio. Invece abbiamo preparato un piccolo pranzo natalizio prima di inaugurare una nuova tappa dell’ all inclusive, con la gastroenterite che ci ha accompagnati per tutto il pomeriggio di Natale e la mattina di Santo Stefano, sempre a braccetto con una tosse stizzosa.
Il 26 sarebbero dovuti venire zii e cugini a pranzo: invece, esaurita la scorta di slip causa bombardamenti rivelatisi poi particolarmente dolorosi, abbiamo fatto la prima gita. Al pronto soccorso, dove eravamo in buona compagnia e dove abbiamo trascorso l’intera mattinata. Guardando i cartoni nella sala d’aspetto mentre la Princi faceva lo stesso a casa con la mamma-nonna. Ci siamo poi tornati la sera dopo, fortunatamente standoci la metà del tempo e per curare le piaghe causate dalla gastroenterite.
Bilancio di queste giornate?

Quattro notti di sonno frammentato, con la Pulci insieme a me nel lettone e il papàconinfradito nel letto a castello assieme alla Princi. Tante fette di panettone per ristorarmi dalla pesantezza psicologica della situazione. Tanti sensi di colpa verso la Princi per averle dato poco retta rispetto alla Pulci. Tanta preoccupazione per il timore che tornassero le convulsioni la sera della Vigilia, visti certi sussulti della cucciola. Tanta voglia di non avere malattie per casa per almeno un po’ di tempo: perché non abbiamo alcun programma neanche a Capodanno, ma almeno starsene in tranquillità a mangiare lenticchie senza dover correre in bagno sarebbe carino. E tanta gioia e calore provati quando, la sera del 26, sono venuti gli zii: sentire dire dalla Princi che è stata felice che fossero stati con noi racchiude ciò che io intendo per Natale. Con la N davvero maiuscola.

venerdì 7 febbraio 2014

Peppa-pleanno (con annessi e connessi)


Nel frattempo ci sono stati vari eventi; e da 36 adesso siamo a 38 più due.
Insomma: il timore che nascesse in anticipo, poi lentamente trasformatosi in speranza, sta ora diventando una quasi certezza che la Pulci arriverà in ritardo (o quasi). Anche se in questi ultimi due giorni sento più forti quelle sensazioni di imminente corsa all’ospedale che mi accompagnano da tempo e che vanno a braccetto con l’auspicio che, se proprio è il giorno dell’allunaggio, sia un giorno in cui ho dormito a sufficienza per non rischiare l’abbiocco in sala parto. 
Comunque: nell’elenco degli avvenimenti, senza dubbio in pole position ci sono stati i preparativi e poi i festeggiamenti per il comple-Princi, quest’anno trasformatosi in Peppa-pleanno. Da tempo cercavo su internet idee su come realizzarlo non spendendo una fortuna dato che 8 piattini o 8 bicchieri costano quasi 5 euro: allucinante per cose che poi finiscono nella spazzatura. E così ho optato per festoni homemade, tovaglia plastificata con la stampa di maiali vari (questa sì comprata), Peppa-corone e Peppa-torte. A questo proposito, si è mobilitata pure la Princi che ha subito imparato cosa dire al suo pasticcere di fiducia, il cui nome è stata credo la seconda parola che ha pronunciato dopo mamma. Quindi la “filastrocca” era questa:
mamma: «Signor…»
Princi: «C…»
mamma: «dovremmo ordinare due torte… »
Princi:«Moolto dandi» (il tutto accompagnato da braccine che si aprivano a dismisura
mamma: «E molto…»
Princi: «Bone»
mamma: «A forma di….»
Princi: «Peppa!»
Ovviamente davanti al pasticcere, da lei chiamato a gran voce nel mezzo del negozio colmo di clienti, la Princi si è chiusa nel silenzio stampa. Però il risultato è stato ottimo: tutti le hanno onorate con il bis, complice la curiosità per i loro diversi gusti.

Comunque prima di arrivare alla festa vera e propria ci sono stati i preparativi per i festoni e gli inviti, approntati con circa un mese di anticipo, colorati e ritagliati a tappe, appesi circa tre giorni prima per avvantaggiarmi con il lavoro: e se parlo al singolare un motivo c’è dato che Lui ha avuto un minimo ruolo nell’organizzazione del tutto. Ammetto che sia successo perché mi piace avere tutto sotto controllo, sentirmi fiera e soddisfatta se le cose poi filano liscio e riescono bene; però finchè non sono stati messi in tavola i vassoi non sapeva nemmeno cosa avrei preparato. Già, perché ho pure preparato io le cibarie, che comunque è stato un divertimento come tutto il resto: ma quanto avrei apprezzato che invece di chiedermi «Serve una mano?» (frase che ho iniziato a detestare da tempo) spaparanzato sul divano mentre mi inerpicavo sulla scala per appendere il terzo Peppa-festone, si fosse alzato dicendomi «Faccio io, tu riposati». Ha effettivamente prestato le sue braccia al trasporto della spesa, all’apertura del tavolo e alla sistemazione delle sedie. Poi stop. Ho dovuto persino ricordargli di cambiarsi i vestiti dieci minuti prima dell’arrivo degli invitati. E così, alla soddisfazione per la buona riuscita dell’esperimento di avere circa trenta persone in venti metri quadrati di salotto, si è unita la stanchezza di un pomeriggio in piedi a spalmicciare salse su tramezzini e tartine.

Ma tutto è andato per il meglio, la Princi (che ha indossato per un nano secondo la coroncina preparatale con tanta passione) si è divertita come una pazza. Ma come sempre, quando c’è di mezzo Peppa Pig, il tutto si è concluso in gloria, alias: febbre post festa. Insomma: tre Peppa avvenimenti su tre che culminano in malanni mi danno seriamente da pensare sul fatto che questa maialina porti sfiga, almeno alla Princi: che, quindi, non so se spedirò con qualche accompagnatore non ancora identificato allo spettacolo teatrale di fine aprile dedicato alla famiglia rosa.

A onor del vero la causa potrebbe essere un’altra, ben più tangibile rispetto alla generica sfiga: il fatto, cioè, che tre giorni prima siamo andate a visitare una scuola materna dove per contare i nasi colanti non erano sufficienti le dita di due mani. Intendiamoci: l’occasione è stata importante, il mio – anzi, il nostro – primo tuffo nel mondo strutturato delle mamme e dei papà e il suo primo approccio con quella strana cosa che è la scuola, da cui al momento pare tanto attratta. Si è divertita parecchio, fiondandosi immediatamente nel tubo di plastica, nella casetta facendomi cucù da dietro le tendine, venendo a cercarmi ogni istante seppure fossi nella stessa stanza non appena le si avvicinava un bambino. Ma se il risultato di un’ora di scuola materna sono due giorni di febbre con raffreddore e tosse non oso immaginare come sarà quando dovrà effettivamente frequentarla. Credo che il respiro di libertà tanto atteso tarderò a emetterlo; o sarà un respiro a singhiozzi, e non solo perché nel frattempo ci sarà la Pulci che – tanto per gradire – si accatterà tutto ciò che le porterà la sorella.

Sorella che, come mi è stato diagnosticato, probabilmente sente odore di cicogna in iper avvicinamento: e così, raffreddore a parte, sono circa dieci giorni che non dorme nel suo letto, nella sua stanza ma in mezzo a noi. E per sopravvivenza ho ceduto pure io, che finora ho sempre preferito alzarmi per riaddormentarla nel suo lettino anziché trasportarla nel nostro. Sotto questo profilo mi sento sconfitta, demoralizzata: ma mi pare anche una battaglia persa insistere sia perché la mia stanchezza, già notevole, centuplicherebbe, sia perché comunque nei giorni che trascorrerò in ospedale dormirà nel lettone con Lui. Quindi, tutto rimandato al momento del ritorno a casa: quando dovremo capire (plurale maiestatis) se sarà meglio tenere una belva in camera con noi e una nella stanza a fianco o provare immediatamente ad accoppiarle. Con il rischio che la grande infili il ciuccio del suo nuovo Cicciobello nella gola della piccola.

venerdì 20 settembre 2013

Ulla Peppa!!






Ecco: tanto per non smentire il p.s. scritto a corredo dell’ultimo post; tanto per non vanificare la veridicità della legge di Murphy; tanto perché vorrei sapere cosa direbbero quelli che «ma se pensi positivo…» oppure «sei tu che vedi tutto nero».

Ieri la giornata era cominciata così così: con una mattinata appesantita da pensieri non risolti che mi hanno accompagnata durante la notte e al risveglio erano ancora lì. Poi, però, pian piano le cose hanno cominciato lentamente a migliorare: dal momento in cui, con un filo di senso di colpa subito tacitato, ho pensato che sì, sarebbe stata la mattina ideale per andare in palestra dato che c’era Lui, ma obiettivamente non ne avevo voglia. E così, appena ha richiuso la porta di casa dietro di sé per scarozzare in giro la Princi, mi sono concessa una lunga, lunghissima doccia, di quelle che non riesco mai a fare. Poi mi sono messa un po’ al computer e, dopo pranzo, l’umore è decisamente salito quando – imbarcata la Princi in auto – si è subito addormentata lasciandoci così un’ora intera di tempo per parlare, senza interruzioni, mugugni, lagne.

Direzione della gita: l’incontro con Peppa Pig a Pordenonelegge.
Ci (e la) stavamo preparando da tempo per questo appuntamento, tanto che Lui ha preso un giorno di ferie per l’occasione. Arrivati in anticipo, con una stupenda giornata di sole incredibilmente calda date le temperature dell’ultimo periodo, ci siamo concessi un gelato (e strano ma vero, nessuno dei tre si è sporcato! Sarà per questo che poi è intervenuto il karma contrario!!) e poi qualche lettura per bambini in biblioteca, salutata con strilli nonostante la promessa di andare a vedere la Peppa.

E benchè mancasse più di mezz’ora all’inizio dell’incontro, ci ha accolti un chilometrico serpentone di mamme, papà, nonne, neonati, bambini, passeggini (anche duplex) tutti urlanti in attesa di guadagnarsi un posto all’ombra del tendone, preferibilmente seduti, preferibilmente ognuno su una sedia tutta sua. Cosa che, se inizialmente era avallata dagli organizzatori sempre più sull’orlo di una crisi di nervi, successivamente è stata smentita: ed è stata la nostra fortuna perché, se anche Lui ha dovuto rinunciare a entrare, costringendo i genitori a prendere in braccio i pargoli, la Princi e io ci siamo assicurate un posto in seconda fila. La mala organizzazione era però solo agli inizi: con migliaia di bimbi esaltati, la “conduttrice” e vera protagonista dell’evento ha pensato bene di distribuire ”santini” di Peppa da sbandierare pretendendo che tutti collaborassero passandoseli fra la folla; illudendosi poi che i bimbi chiamati al suo fianco per leggere i Peppa-book e cantare le canzoncine tornassero educatamente al loro posto; pensando che i genitori riuscissero, alla fine dell’incontro, a scattare ordinatamente delle foto ai loro pupi insieme alla rosa beniamina: scatenando l’ira della security e delle migliaia di genitori che si trovavano a chilometri di distanza dai figli accalcati a terra in prossimità del palco.
Bene: l’abbondante mezz’ora di fila, l’attesa di un’altra mezz’ora scandita dalla lettura – condotta in modo terrificante - dei libri arcinoti a tutti i presenti, è stata ripagata da dieci minuti di Peppa-comparsata.Un pupazzone tondo e muto che si è limitato a fare cenni e fingere di saltare nelle adorate pozzanghere.

Stop.

Ma alla Princi è bastato.
È bastato per accendere come due fari i suoi occhi, sentire il suo cuoricino battere a mille, vederla immobile, incredula ed estasiata nel trovarsi così vicina alla sua beniamina. E, di riflesso, questo è bastato a me per commuovermi nel vederla così felice: mi chiedo cosa succederà quando andrò a vedere le recite dell’asilo o i saggi di danza.

La sua felicità è proseguita in auto, dove per tutto il viaggio di ritorno, ammutolita e luminosa,  ha tenuto stretto come una reliquia, sena osare aprirlo, il nuovo libretto con le canzoncine che ci siamo sciroppati con un repeat continuo e automatico per quaranta minuti: il tempo di raggiungere quel ristorante dove Lui aveva promesso di portarmi dopo la nascita della Princi e che ci ha regalato una serata da favola.

 
Ma la favola non si è conclusa con un bel “E dormirono tutti felici e contenti!”.
Avevo capito cosa ci sarebbe toccato dal numero di volte in cui ho dovuto pulire il nasino gocciolante e da quanto l’ho sentita rivoltarsi nel seggiolino in un tormentato dormiveglia. Il raffreddore ormai era avviato e, con lui, il dolore per l’arrivo dei canini: spero sinceramente che la notte in bianco che abbiamo trascorso sia stata più per quest’ultimo motivo perché altrimenti alla prossima febbre dovremmo chiamare una tata notturna. Per farla breve, dopo vari passaggi dal divano al lettone, dal lettone al divano, dopo aver assistito al finale di “Seven” fino a mezzanotte e aver avviato il dvd di Peppa alle due, siamo riusciti a ritagliarci tre orette di sonno. Non male. Soprattutto non è male aver per il momento evitato di piombare in uno stato letargico; mentre Lui, che inizialmente aveva pensato di disdire il suo impegno, ha alla fine deciso di andare al cinema per il film delle 22.30. Sinceramente se si addormentasse appena partono i titoli direi “Ben ti sta!” e penserei che il karma stavolta ci ha azzeccato: perché nel frattempo alla Princi è venuta la febbre e pensare di gestirmela io all’ora della nanna (perchè prima posso contare sull’aiuto e la cena della Santa Mamma-nonna) mi fa rabbrividire.
Ma speriamo. Speriamo e… non aggiungiamo altro.

martedì 23 aprile 2013

se influenza fa rima con Princi-dipendenza


Mi ero ripromessa di essere un po’ più solerte nello scrivere… semplice pensarlo, difficile riuscirci. E quindi continuo a chiedermi come facciano le altre mamme a far tutto e essere sempre impeccabili. O, almeno, questo è ciò che vedo; o, forse, che voglio vedere per continuare a darmi la zappa sui piedi. Anzi: la Princi sui piedi, visto che è il posto dove in assoluto preferisce passeggiare.
Comunque, riprendendo il filo del discorso, la buca della giornata relax si è fatta sentire a distanza di una settimana portando con sé una fitta serie di riflessioni, più o meno proficue.
 
Due martedì fa mi sono concessa una seduta di parrucco resa necessaria sia dall’indiscriminata crescita dei pur corti capelli sia dal fatto di dover/voler essere in ordine per gli impegni dei giorni a seguire. Vale a dire: due inaugurazioni da condurre. Erano mesi, tuttavia, che continuavo a chiedermi per quanto ancora sarei riuscita a tenere botta senza crollare. Me lo stavo domandando da dicembre, cioè da quando avevo dovuto fronteggiare le simil influenze di Lui, vissute come broncopolmoniti fulminanti e invalidanti, e le molteplici febbri, dermatiti, rinvii di vaccino, sesta malattia della Princi.

Ovviamente, quando vuoi scoppiare? Proprio nel momento in cui sarebbe stata più necessaria la mia lucida e pimpante presenza. E così, complici turni di lavoro a giornate intere seguiti a due lunedì (normalmente di riposo) di corso antincendio hanno fatto il paciock: un’influenza intestinale tanto repentina e rapida quanto lenta a portarsi via i postumi. E così la domanda che da tempo mi ronzava nella mente “Ma se sta male una mamma cosa succede?” ha avuto come risposta: “Dev’esserci una Mamma-Nonna”. E la Mamma-Nonna c’è stata da subito, anche perché la mattina in cui è iniziato il patatrac sarei dovuta andare in palestra e, la sera, alla festa di compleanno della Nonna-Suocera, fatto che mi ha messo in non poca ansia per il corredo di commenti/supposizioni che avrebbero accompagnato la mia assenza, inizialmente eventuale ma, con il passare delle ore, sempre più certa.
La Mamma-Nonna si è quindi portata a casa la Princi in modo da lasciarmi un margine di recupero nonostante la preoccupazione di entrambe dato che, quando mi pigliano questi malesseri, è pressochè matematico uno/due svenimenti. Per cercare di arginarli e tenere a freno la nausea (che, per un attimo, mi ha fatto pensare a un secondo, impossibile caso di Immacolata Concezione) mi sono stesa sul divano con un corredo di:
v  pacchetti di crackers (in numero superiore a quelli sgranocchiati quando ero incinta;: e poi mi domando perché la Princi ne sia ghiotta);
v  bottiglia d’acqua;
v  bicchiere;
v  zucchero per preparare il miscuglio “tirati su” consigliato telefonicamente dal dottore;
v  bacinella qualora i crackers non sortissero effetto anti nausea;
v  pastiglie;
v  termometro;
v  telecomandi;
v  cellulare;
v  tre coperte;
v  due paia di calzettoni di lana;
v  due maglie;
v  due gatti.
Già, perché soprattutto il signor Degas è stato lì a vegliarmi per tutto il giorno.

E così dopo quasi due anni ho riassaporato il gusto di stare stesa e nullafacente sul divano, con il televisore sintonizzato sul nulla che naturalmente accompagna l’unico pomeriggio in cui potresti guardare qualcosa. Riassaporare però non è il termine giusto. Perché per tutto il giorno e pure la sera, quando Lui e la Princi mi hanno lasciata a casa della Mamma-Nonna per andare a festeggiare la Nonna-Suocera, ho pianto. Ho pianto perché la Princi mi mancava. Perché Lui mi mancava. E quindi ecco la prima considerazione: sono certa che per l’80% la causa di questo malessere non sia stata lo stress o la stanchezza ma il desiderio/bisogno/necessità/impellenza di stare più tempo con loro.
Il giorno dopo mi sono rifatta. Almeno con la Princi che, appena sveglia, ha fatto buffe facce non capendo come - nel lettone - il Papi potesse assomigliare tanto alla mamma-nonna sul cui viso si è spalmata diverse volte incredula. Poi però il prosieguo della giornata ha sviluppato una serie di altre riflessioni. Privata della mia presenza per tutto il giorno precedente, la Pallina allungava di continuo le manine per essere presa in braccio, operazione oltremodo faticosa e pericolosa dato il persistere di vertigini che – in verità – a tutt’oggi non sono totalmente sparite. Ed ecco la considerazione/buon proposito: cercare di mettere finalmente la testa a posto, cercare cioè di migliorare e aumentare l’alimentazione. Perché la Princi si merita una mamma che possa prenderla in braccio sempre e comunque; che voglia farlo, poi, è una questione educativa di cui magari discuteremo in altra sede.
Il buon proposito ha tenuto botta per qualche giorno ma si è esplicitato per lo più in una maggiore indulgenza verso i dolci. Ora siamo di nuovo in stand by e so bene il perché.  Ci sono due ordini di motivi, riconducibili allo scoppio che ha originato queste considerazioni.

1.   Sentirmi sola e sopraffatta dagli eventi, ragione che si sviluppa in una serie di corollari:
a.      al solito, le mille quotidiane occupazioni che la mattina mi inducono a pensare sempre più spesso “Oddio, no! anche oggi le stesse cose: colazione, sparecchia, carica la lavastoviglie, fai il bagnetto alla Princi, asciuga i resti dello tsunami che provoca con le gambette, fai la doccia, passa l’aspirapolvere, fai il letto, appronta il pranzo e/o la cena se sei fuori tutto il giorno, pensa che fra quattordici ore circa potrai di nuovo collassare sul letto”.
b.     gli eventi straordinari: la gestione della Princi (a chi, come, quando lasciarla; quando e come riprenderla) comprensiva della possibilità di portarla in ludoteca, iscriverla in piscina, portarla a passeggio, comprarle qualcosa di più adatto alla bella stagione oltre ovviamente all’imminenza del vaccino per il quale, a distanza di tre mesi, siamo stati convocati d’ufficio; l’eventualità/possibilità/speranza di fuggire per un week end da organizzare con carta bianca senza alcun intervento da parte di Lui;
c.      Lui che è sempre più stanco e assonnato di me, perché se la Princi non dorme o dorme male è Lui che sta sveglio e non io… cioè: questo è ciò che appare dalle sue parole.
d.     aver voglia di tante cose come uscire e vedere di più gli amici, uscire e stare di più con Lui e la Princi, fare più spesso anche cose normali, banali e quotidiane con loro come andare al supermercato o a passeggiare.

2.  I soliti, cari, stupidi sensi di colpa: verso la Princi e Lui, se solo penso di fare qualcosa per me; verso di me, se questo qualcosa non lo faccio e sono convinta si riverberi in un’immediata gonfiagione del fisico. Se, come si può capire, quest’ultima considerazione pertiene alla rarità di volte in cui vado in palestra e al pensiero dell’imminenza dell’estate (leggi: prova costume), nel caso precedente ho un esempio immediato. Essendo stranamente riuscita a far sopravvivere senza scalfiture le unghie, la settimana scorsa ho pensato di potermi concedere una manicure per vedere una volta tanto splendere lo smalto sulle mie mani. Bene: ho iniziato a pensarci lunedì. Avvertivo la Mamma-Nonna che sarei andata a prendere la Princi un po’ più tardi e cinque minuti dopo ero davanti al campanello di casa. Perché con la Princi passo poco tempo; perché la Princi ha bisogno della sua mamma; perché già sono stata al lavoro e ritardo troppo; perchè è una spesa inutile; perché tanto chi me le vede le unghie fatte; perché tanto ci posso rinunciare. E così martedì; e mercoledì; e venerdì, quando finalmente mi sono decisa e dall’estetista “take away” non c’era posto. Così le unghie si sono ridimensionate in modo casalingo. E chissà se quando ricresceranno troverò la voglia di vederle brillare luccicanti. E, soprattutto, di pensare di meritarmelo.

 

domenica 24 marzo 2013

annaspando fra i puntini








Rieccomi.
Riemergo a fatica da un periodo faticoso, in cui continuo a ripetermi quella che, parafrasandola, dovrebbe essere una frase di John Lennon: la vita è quello che ti accade mentre sei impegnato a fare altro.
Unica costante presenza di questo periodo sono sempre loro: i sensi di colpa. Che, fra l’altro, mi fanno sentire ancora più a terra per il fatto di essere a terra. Senza, cioè, che sia successo nulla di così grave da giustificarlo. Però rimango a terra.
In verità in questo periodo un po’ di cose sono capitate.
 
Per esempio, è stato eletto un nuovo Papa.
Lo ammetto: come (credo) la maggior parte delle persone oggi, sono cattolica ma seguo una fede mia, fatta di rare visite in chiesa e opinioni personali spesso in combutta con quanto predicato dagli altari. Eppure quando in auto, alla radio, ho sentito che c’era stata la fumata bianca, ho deciso che avrei voluto seguire questo evento e costringere Lui e la Princi a fare altrettanto. Ed ecco il primo miracolo di Papa Francesco: se la Princi non aveva possibilità di scelta (nonostante sappia già manovrare il telecomando!) Lui non ha battuto ciglio di fronte a questa mia decisione. Anzi: ci siamo ritrovati tutti e tre stretti davanti alla tv a incantarci di fronte a questo uomo, ancora sconosciuto, con la Princi che rideva e batteva le mani. Non so come mai la sua elezione mi abbia così interessata: forse, come accade per tante altre cose da quando sono mamma, l’ho vissuta come un evento storico da ricordare per dirle un giorno “Tu quella volta avevi poco più di un anno e già avevi capito, con il tuo entusiasmo, che persona  fantastica sarebbe stata”. Perché credo sarà così.
Passando dal sacro al profano e anche se in ordine di tempo è l’accadimento più recente, c’è stata la sesta malattia.
Anzi. Se vogliamo seguire la progressione temporale, tra fine febbraio e inizio marzo è stato un pellegrinaggio pediatra-reparto di pediatria-pediatra privata-uffici vaccinazioni vari. Se quest’ultima meta è dovuta al tentativo, finora andato a vuoto, di recuperare il richiamo dell'esavalente per il resto si è trattato di dare un nome all’eruzione cutanea che ha colpito il retro della gambetta sinistra passando poi, per simpatia, a quella destra. Diagnosi: in due occasioni apec (alias dermatite asimmetrica senza causa, cura, durata precise) ribattezzata come fungo in una terza e più realistica opzione.
E quando ancora stavamo spalmando la Princi di antimicotico, è esplosa la febbre: ed è arrivata così la sesta malattia.
Ora: se leggiamo una qualsiasi enciclopedia medica di bambini si trova scritto che il nome è dovuto al fatto che è la sesta dopo le canoniche rosolia, varicella etc., “inventata” peraltro in tempi piuttosto recenti dato che sul volumone in possesso della mamma-nonna per documentare le mie malattie questa non figura nemmeno. Nel nostro caso, invece, possiamo dire che sesta sia dovuto al fatto che è, per essere difettosi nel conteggio, la sesta malattia che si prende la Princi da ottobre a questa parte. È da ottobre, infatti, che non varchiamo più la soglia della piscina, che frequentiamo la ludoteca a spizzichi e bocconi, che progettiamo di andare al cinema o a cena in tete-a-tete senza riuscirci. Tanto per gettare benzina sul fuoco dei sensi di colpa, forse è perché abbiamo egoisticamente iniziato a pensare di ritagliarci degli spazi a due che succede tutto ciò.

Che, poi, si mescola alle due influenze di Lui tra Natale e metà gennaio, i suoi problemi al ginocchio, un normale up and down di notti interrotte e notti in cui si dorme.

In mezzo: una ripresa – di cui sono ovviamente contenta – di lavoro extra con mostre, articoli, artisti da presentare; il pensiero di lavoro extra – di cui invece non sono affatto contenta – per l’approssimarsi di corsi sulla sicurezza che si terranno, com’è ovvio, nell’unico giorno libero della settimana;  le assenze di Lui per impegni sindacali; la mamma-nonna e la nonna-bisnonna influenzate…
Può solo questo giustificare il fatto che, essendomi appena vista nello specchio, mi è sembrato di vedermi come se indossassi gli occhiali su cui sono disegnati gli occhi aperti?

Frattanto in questi giorni la Princi, simile alla Pimpa, ha sviluppato una frigna mista a mammite e papite da paura. Speriamo le passi insieme alle macchioline anche perché di solito si accende a ogni cambio, indipendentemente dalle spalate di cacchina santa cui mi costringe e da cui pare non volersi separare al punto da rigirarsi sul fasciatoio come un wurstel per finire con il culetto ritto per aria. Però poi la mattina, dopo il bagnetto – anche questo intervallato da frigne immotivate che oggi possono essere perché non vuole farlo, domani perché non vuole uscirne – si accoccola stretta stretta a me e così rimane per qualche bellissimo, tenerissimo, gratificante e rigenerante minuto. Proprio come i baci di cui mi riempie la labbra.

 
Se la frigna ci auguriamo sparisca insieme al rossore, siamo tuttavia consapevoli che rimarrà quel caratterino deciso e capriccioso che sta sviluppando e che tante volte mi fa pensare “E questa da dove le è venuta fuori?”.
Perché ogni sera corre sul divano per cercare di scaravoltarsi a testa in giù sfruttando la complicità del bracciolo. Perché quando è sazia e non vuole più mangiare non lascia tutto sul ripiano del seggiolone e stop ma fa precipitare pezzi di cibo sul pavimento pensando che forse aprano il paracadute. Idem con il bicchiere dell’acqua: e i vicini sotto di noi ringraziano. Perché dopo aver appoggiato la testa su Mr. Billy in un impeto di affettuosità gli tira la coda e gli fa massaggi shiatzu sulla pancia, caldamente ripagati con (per ora innocui) morsi. Perché tra tutti i versi di animali possibili ha imparato per primi elefante e scimmia. Perché, accanto a un comprensibile apprezzamento della pubblicità con il pinguino che canta (comprensibile in quanto è un animale) si anima anche quando vede quella in cui Casanova è inseguito da una pseudo donna. Perché se le do una borsa che non uso non ci gioca mentre impazzisce se le metto in mano quella che adopero ogni giorno (e che, per la mancanza del tempo necessario a fare travasi, ho impiegato per tutto l’inverno).
 
Ci sono poi i capricci, ormai canonici, perchè non le facciamo provare i giochini nei centri commerciali, perché la devo portare via dalla ludoteca che sta chiudendo: capricci che si risolvono in quelle scene altrettanto canoniche di una mamma, additata come perfida dagli altri,  che si allontana dal luogo del misfatto con in braccio una bambina-anguilla urlante. E con, in sottofondo, la frase appena sussurrata: “Guarda che tu sei tosta ma io lo sono di più”.

E se in quei momenti vorrei tanto scomparire o schioccare nella bocca della Princi un bel mega ciuccio silenziatore in realtà sono fiera di lei. È vero: ha un bel caratterino. Ma sono contenta che lo abbia. Perché le auguro, in questo modo, di riuscire a perseguire tutti i traguardi che si porrà. Tuttavia spero che queste ultime righe le legga più tardi possibile.
p.s: alle sfighe del periodo ne aggiungo, in diretta l'ultima. Stamattina Clementina non partiva. Evidentemente venerdì, quando l'ho usata, ho trasfuso la stanchezza da me a lei dimenticandomi di spegnere le luci. E giusto ieri avevo discusso con Lui perchè vorrei, almeno una volta a settimana, riuscire ad andare in palestra.