Mi ero ripromessa di essere un po’ più solerte nello scrivere… semplice
pensarlo, difficile riuscirci. E quindi continuo
a chiedermi come facciano le altre mamme a far tutto e essere sempre
impeccabili. O, almeno, questo è ciò che vedo; o, forse, che voglio vedere
per continuare a darmi la zappa sui piedi. Anzi: la Princi sui piedi, visto che è il posto dove in assoluto
preferisce passeggiare.
Comunque, riprendendo il filo del discorso, la buca della giornata
relax si è fatta sentire a distanza di una settimana portando con sé una fitta
serie di riflessioni, più o meno proficue.
Ovviamente, quando vuoi scoppiare? Proprio nel momento in cui
sarebbe stata più necessaria la mia lucida e pimpante presenza. E così,
complici turni di lavoro a giornate intere seguiti a due lunedì (normalmente di
riposo) di corso antincendio hanno fatto il paciock: un’influenza intestinale tanto repentina e rapida quanto lenta
a portarsi via i postumi. E così la domanda che da tempo mi ronzava nella
mente “Ma se sta male una mamma cosa
succede?” ha avuto come risposta: “Dev’esserci
una Mamma-Nonna”. E la Mamma-Nonna c’è stata da subito, anche perché la
mattina in cui è iniziato il patatrac sarei dovuta andare in palestra e, la
sera, alla festa di compleanno della Nonna-Suocera, fatto che mi ha messo in
non poca ansia per il corredo di commenti/supposizioni che avrebbero accompagnato
la mia assenza, inizialmente eventuale ma, con il passare delle ore, sempre più
certa.

La Mamma-Nonna si è quindi portata a casa la Princi in modo da
lasciarmi un margine di recupero nonostante la preoccupazione di entrambe dato
che, quando mi pigliano questi malesseri, è pressochè matematico uno/due
svenimenti. Per cercare di arginarli e tenere a freno la nausea (che, per un
attimo, mi ha fatto pensare a un
secondo, impossibile caso di Immacolata Concezione) mi sono stesa sul
divano con un corredo di:
v pacchetti di crackers (in numero superiore a quelli sgranocchiati
quando ero incinta;: e poi mi domando perché la Princi ne sia ghiotta);v bottiglia d’acqua;
v bicchiere;
v zucchero per preparare il miscuglio “tirati su” consigliato telefonicamente dal dottore;
v bacinella qualora i crackers non sortissero effetto anti nausea;
v pastiglie;
v termometro;v telecomandi;
v cellulare;
v tre coperte;
v due paia di calzettoni di lana;
v due maglie;
v due gatti.
Già, perché soprattutto il signor Degas è stato lì a vegliarmi per tutto il giorno.
E così dopo quasi
due anni ho riassaporato il gusto di stare stesa e nullafacente sul divano, con
il televisore sintonizzato sul nulla che naturalmente accompagna l’unico
pomeriggio in cui potresti guardare qualcosa. Riassaporare però non è il termine giusto. Perché per tutto il giorno e pure la sera,
quando Lui e la Princi mi hanno lasciata a casa della Mamma-Nonna per andare a
festeggiare la Nonna-Suocera, ho pianto.
Ho pianto perché la Princi mi mancava. Perché
Lui mi mancava. E quindi ecco la prima
considerazione: sono certa che per l’80% la causa di questo malessere non sia
stata lo stress o la stanchezza ma il desiderio/bisogno/necessità/impellenza di
stare più tempo con loro.
1.
Sentirmi sola e sopraffatta dagli eventi, ragione che si sviluppa in una serie di corollari:
a.
al solito, le mille quotidiane occupazioni che la
mattina mi inducono a pensare sempre più spesso “Oddio, no! anche oggi le
stesse cose: colazione, sparecchia, carica la lavastoviglie, fai il bagnetto
alla Princi, asciuga i resti dello tsunami che provoca con le gambette, fai la
doccia, passa l’aspirapolvere, fai il letto, appronta il pranzo e/o la cena se
sei fuori tutto il giorno, pensa che fra quattordici ore circa potrai di nuovo
collassare sul letto”.
b.
gli eventi straordinari: la gestione della
Princi (a chi, come, quando lasciarla; quando e come riprenderla) comprensiva
della possibilità di portarla in ludoteca, iscriverla in piscina, portarla a
passeggio, comprarle qualcosa di più adatto alla bella stagione oltre
ovviamente all’imminenza del vaccino per il quale, a distanza di tre mesi,
siamo stati convocati d’ufficio; l’eventualità/possibilità/speranza di fuggire
per un week end da organizzare con carta bianca senza alcun intervento da parte
di Lui; c. Lui che è sempre più stanco e assonnato di me, perché se la Princi non dorme o dorme male è Lui che sta sveglio e non io… cioè: questo è ciò che appare dalle sue parole.
d. aver voglia di tante cose come uscire e vedere di più gli amici, uscire e stare di più con Lui e la Princi, fare più spesso anche cose normali, banali e quotidiane con loro come andare al supermercato o a passeggiare.
2.
I soliti, cari, stupidi sensi di colpa: verso la Princi e Lui,
se solo penso di fare qualcosa per me; verso
di me, se questo qualcosa non lo faccio e sono convinta si riverberi in un’immediata
gonfiagione del fisico. Se, come si può capire, quest’ultima considerazione
pertiene alla rarità di volte in cui vado in palestra e al pensiero dell’imminenza
dell’estate (leggi: prova costume), nel caso precedente ho un esempio
immediato. Essendo stranamente riuscita a far sopravvivere senza scalfiture le
unghie, la settimana scorsa ho pensato di potermi concedere una manicure per vedere una volta tanto
splendere lo smalto sulle mie mani. Bene: ho
iniziato a pensarci lunedì. Avvertivo la Mamma-Nonna che sarei andata a
prendere la Princi un po’ più tardi e cinque minuti dopo ero davanti al
campanello di casa. Perché con la Princi passo poco tempo; perché la Princi ha
bisogno della sua mamma; perché già sono stata al lavoro e ritardo troppo; perchè
è una spesa inutile; perché tanto chi me le vede le unghie fatte; perché tanto
ci posso rinunciare. E così martedì; e mercoledì; e venerdì, quando finalmente mi sono decisa e dall’estetista “take
away” non c’era posto. Così le unghie si sono ridimensionate in modo casalingo.
E chissà se quando ricresceranno troverò la voglia di vederle brillare
luccicanti. E, soprattutto, di pensare di meritarmelo.
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