domenica 17 febbraio 2013

progressinci ovvero: i progressi della Princi



Bisognerebbe avere il tempo di stare quotidianamente incollati alla penna, alla macchina fotografica e al mitico album della serie “il mio bambino”, gadget imprescindibile di ogni neonato, per monitorare e conservare memoria di “quando ha fatto cosa” guadagnandosi così la medaglia di “genitore più attento dell’anno”. Ma per farlo bisognerebbe che il pupo dormisse venti ore su ventiquattro o se ne stesse a giocare nel box per altrettanto tempo.
Con la Princi è impossibile.
Ma, diciamolo pure, è meravigliosamente impossibile.  Certo non guasterebbe avere mezz’ora d’orologio per sistemare nel suddetto album i biglietti che accompagnavano i regali del suo primo compleanno, così come non guasterebbe, anche una volta a trimestre, riuscire a farle una foto che non instilli nell’osservatore il dubbio che il fotografo soffrisse di Parkinson o fosse quantomeno incapace. E, lo ammetto, sono piuttosto invidiosa delle mamme che riempiono fb degli scatti dei loro bambini "in posa".

Ma, come detto, con la Princi è impossibile. Perché da quando aveva tre mesi muove le gambe come fosse una sintesi vivente di Bartali-Coppi-Girardengo: forse perchè una delle prime volte che sono rimasta sola con lei le cantavo “Ma dove vai bellezza in bicicletta?” facendole mimare il movimento.
Poi perché, sempre da quando aveva tre mesi, agita le mani come la Cuccarini ai tempi di “Vola”: che, infatti, è una delle canzoncine sulle quali l’ho trovata ballare, ieri sera, in piedi sul divano a mo’ di cubista, ma certo più vestita e felice. E tornare a casa vedendola così, dopo una giornata vissuta in uno stato di profonda deprivazione da Princi, mi ha veramente aperto il cuore.


La Princi balla da un paio di mesi, affinando sempre di più l’orecchio e le coreografie che, da seduta, ora svolge in piedi agitando il bacino e le manine anche in direzioni opposte. E balla sempre, a ogni nota che sente: persino ad ogni singolo spezzone di canzone sanremese inserito ne “La vita in diretta” mentre la sigla di “un posto al sole” ormai è un must. E balla ovunque: in casa, in strada, nei negozi. E lo dico con una punta di orgoglio anche se, poverina, con tutto il battage pro danza che le ho fatto sin dal pancione non poteva essere altrimenti.

Ma oltre a ballare, la Princi ora cammina. Dopo qualche timido passetto mosso già a Santo Stefano a casa della mamma-nonna, dal giorno di San Valentino ha preso ufficialmente il via. Ha messo da parte la timidezza o meglio, la paura di accorgersi di essere da sola a spostarsi e…va. Non sempre da sola: a volte, chissà perché, continua a frignare se non le si offrono almeno due dita, una per mano. E, se non vengono offerte, le estorce. Seppure permangano, sono poi sempre più rari i momenti in cui – dopo un attenta riflessione – giunge all’ovvia soluzione del problema: «Se la Princi deve andare da A a B e se per andare da A a B camminando da sola ci impiega il doppio del tempo e della fatica che strisciando alla Swiffer, perché camminare?». E così si acquatta e procede verso la meta con il sedere. E fa ridere: sia quando si arrende sia quando decide di dar retta ai nostri incitamenti e procede in modalità Robocop; e, come dice la nonna-bisnonna, la colpa è delle scarpe che «poverina, sono troppo pesanti per lei».
Dal giorno del ComplePrinci (della festa, intendo) ha poi inaugurato un nuovo modo per manifestare la propria esaltazione: un urletto di gioia impossibile da riprodurre accompagnato a un divertente agitare di pugni stretti davanti a sé. Lo fa quando apre dei regali (ed è da lì che tutto è cominciato); lo ha fatto anche, venerdì pomeriggio, consultando i volantini delle offerte del supermercato. Forse, a forza di farmi accompagnare a fare la spesa, la sto deviando.
Novità degli ultimi giorni vengono poi dal mondo dei versi. Non si sa per quale strano caso da lunedì - che eravamo a casa da sole - la Princi, sfogliando uno dei suoi nuovi libretti, interamente dedicato a riproduzioni di animali, ha iniziato a fare il verso dell’elefante. Ok: glielo avevo imitato io; ma tempo fa. Eccola ora, invece, indicarmi l’elefantino sulla pagina cartonata e muovere l’altra manina come fosse la proboscide. Da due giorni, poi, accompagna il verso al gesto.

 
Invogliata da tanta intraprendenza e vedendola soffermarsi più volte sulla pagina della scimmia comincio a imitargliela con il solito “uh, uh!” e grattandomi la testa. Ma niente. Mi guarda con una smorfia di sufficienza (della serie: «Ma chi è ‘sta scema?») e continua a fare avanti e indietro con il libro tornando più volte sul piccolo orango. Ieri sera però, a sorpresa, l’exploit: seduta nell’angolo del divano, sommersa da tutti i suoi micro e mega libri, mi fa vedere la scimmia e inizia a grattarsi la testa con un debole “Uh!” di sottofondo. Che soddisfazione! E lei probabilmente dirà lo stesso quando sarà riuscita nell’intento di farci imparare i versi di tutti gli animali in modo da poterglieli insegnare. Rimane un solo dubbio: perché non allegano ai libri per bambini un dvd o un cd che li riproduca??

sabato 16 febbraio 2013

Cara Princi


Cara Princi,
scusami per il ritardo con cui ti scrivo ma, come certo sai e come spero ti accorgerai più tardi possibile, il tempo corre più rapidamente di quanto si riesca a stargli dietro. Basta vedere le foto che ti ritraggono sul cellulare e che, per addolcire la giornata, di tanto in tanto riguardo. Quanti sorrisi, espressioni, notti a metà, pianti, emozioni sono già trascorse! Senza che ce ne rendessimo conto siamo passati dall’emozionarci per il tuo primo mezzo minuto seduta a batterti le mani per i tuoi ancora tentennanti ma sempre più indipendenti passetti. E di qui a chiederci le chiavi di casa ci vorrà un soffio.

Cara Princi,
oggi sono piuttosto triste e solo perché non ti vedrò fino a stasera: ti ho lasciato nelle braccia del Papi a salutarmi con la manina e ti ritroverò solo stasera, certamente frignante come ormai ci hai abituati da dodici mesi a questa parte. E allora ti toglieremo dal seggiolone, ti prenderemo sulle ginocchia cercando di finire la cena fingendo di essere entrambi mancini e cercando nel contempo di far uscire da dietro la schiena la terza e quarta mano che ci siamo fatti crescere in questo periodo per riuscire a tenerti in braccio, evitare che ti faccia male afferrando qualcosa e continuare a fare quello che stavamo facendo.

Cara Princi,
certo mi ripeterò in queste righe rispetto a quanto già altre volte ti ho scritto. E allora avrai pazienza; e allora capirai che se una cosa ritorna è ancora più vera. Cara Princi, come farti capire quanto hai incasinatamente migliorato e migliormente incasinato le nostre vite? Ogni giorno cerchi di spiegarmi quanto poco importante sia riordinare i vestiti sulla sedia buttandoli a terra uno a uno; ogni giorno cerchi di dirmi quanto inutile sia spolverare strofinandoti sul sederino per tutta la casa; ogni giorno mi fai vedere quanto stupido sia lucidare lo specchio del bagno lavandolo tu con le tue manine. E io, testarda, ogni giorno ricomincio; e tu, curiosa, ogni giorno, impari a imitarmi spolverando a tua volta, rompendo i fazzolettini di carta che tengo sul comodino dopo esserti accuratamente soffiata il naso, inzuppando le mani nella ciotola dei gatti solo per fartele lavare e aprire tu il rubinetto (perché anche questa è una cosa da grandi), riproducendo lo “shh” dei prodotti a spruzzo, chiamando a raccolta i gatti per dargli da mangiare, battendo le manine sul letto e lisciandolo quando lo rifacciamo.

Cara Princi,
ogni giorno temo e tremo al pensiero che tu, una volta cresciuta, possa avere di me solo il ricordo di una mamma impegnata a casa con i lavori, impegnata fuori casa con il lavoro, la palestra (poca, molto poca in realtà)  e le altre cose in cui mi lascio travolgere. Ma in cui cerco di coinvolgere anche te: mettendoti davanti a un quadro per ridere della tua reazione di sincero stupore, vedendoti passeggiare disinvolta fra i pittori nostri amici, alternando gli impegni casalinghi con canzoncine, stupide facce, bubù-sette, gattonamenti sotto il tavolo e baci, tanti baci, anche spernacchianti su quel tuo tondo e morbido pancino. Per ricevere anche uno solo dei tuoi luminosi sorrisi, una piccola e breve carezza, una linguaccia come quelle che da poco hai imparato a fare o uno di quegli strani versi che, simili a grugniti, annunciano che è stato aperto il frigo e hai visto la lattina della birra o che è appena passato il sig. Degas o che hai appena visto Mr. Billy saltare dal ripiano del tuo seggiolone al mobile della cucina.

Cara Princi,
ogni giorno vediamo quale e quanta magia diffondi attorno a te. Vediamo le trasformazioni che il tuo arrivo ha portato su di noi, sul nostro modo di vedere le cose e considerarle, di essere coppia: cosa difficilissima dato che purtroppo il tempo a disposizione per tutti è sempre poco.  Tempo per tutti, appunto: perché ora la mia agendina è diventata anche la tua, con gli appuntamenti dell’associazione e della ludoteca intercalati ai miei turni di lavoro, con i primi compleanni delle amichette di pancia e le passeggiate con le altre mamme alternati alle cene con le famiglie. Perché poi, soprattutto, ci sono le giornate dalle nonne, dalle zie,  con gli amici: perché tutti vogliono vederti, stare con te, ballare e cantare con te ed è qui che vediamo le più grandi e sorprendenti trasformazioni che hai portato, con persone insospettabili che giocano e fanno le vocine solo per vedere le tue reazioni. Che sono sempre di gioia. Ed è questo ciò che conta.

Cara Princi,
ogni giorno vivo come un trapezista: con il timore di fare qualcosa di sbagliato con te o per te, con l’ansia di equilibrare la cura nei tuoi confronti con il mio egoismo. E penso sempre di essere in difetto; e tu, forse percependolo, a volte ne approfitti. Poi però ti guardo e penso a quello che mi dice sempre il Papi: se è così felice è merito soprattutto tuo perché è con te che passa la maggior parte del tempo. E questo è il più bel complimento che mi abbia fatto nei quindici anni che ci conosciamo. E allora cerco di dargli retta e mi abbandono al tuo sorriso.

 Tanti auguri Princi per questo tuo primo compleanno. Ma soprattutto grazie, Princi, per i dodici mesi più sconvolgentemente meravigliosi e meravigliosamente sconvolgenti che ci hai regalato. Perché conoscerti e scoprire quotidianamente il tuo carattere è qualcosa di unico.

domenica 10 febbraio 2013

Comple-Princi: la festa


A una settimana di distanza dal ComplePrinci tante cose sono state dette, successe, fatte. Forse troppe. Sembra infatti sia già passato un secolo da quella frenetica, effervescente, adrenalinica giornata.
Comunque riprendiamo il filo da dove l’avevo lasciato: appeso cioè alla costosa pipì di Mr. Billy, al libretto della caldaia in perfetta regola, alla frigna della Princi.

 
Il giorno dopo, venerdì 1 febbraio: meno uno al P day.

Di buon mattino, la Princi e io ci trasferiamo a casa della Mamma-Nonna per ultimare i preparativi e per cominciarne degli altri. Vale a dire: corse forsennate in centro per gli acquisti last minute e avvio della preparazione del banchetto per l’indomani. Eccoci allora rotolare da un negozio all’altro per trovare dei Princi-collant che vadano bene con il Princi-dress: posto, peraltro, che le stia ancora l’abitino che ho in mente di metterle, acquistato alcuni mesi prima grazie ai punti accumulati con la lista nascita, senza l’idea di essere indossato per il complePrinci e, soprattutto, comprato da noi princi-genitori: così, almeno su questo punto, evitiamo le diatribe nonniche sul «perché le hai messo il vestito che le ha regalato quella nonna e non il mio?!».
Rientrate alla base, pranzo veloce (che, con la Princi, è un eufemismo poiché si estende dall’antipasto al dolce, in questo caso a base di frittelle di Carnevale alla crema, piastrocciata tutta addosso) e poi pisolo. Sì, ci sono riuscita: sono riuscita ad addormentarla. Ma… il suono del campanello la sveglia dopo venti minuti e nonostante un loop di “Donna Cannone”, “Raggio di sole” e altre de gregoriane canzoni, non riesco più a rimetterla nel lettino.
Per cui bisogna cominciare a preparare le creme per i tramezzini con lei sveglia. Con lei in piedi. Con lei, anzi, aggrappata alla gamba. Con lei che, per meglio dire, è aggrappata alla gamba, la testa sollevata verso di me a guardarmi piangendo per implorarmi di prenderla in braccio e nel frattempo tritare, sminuzzare, affettare con le dieci braccia supplementari che mi sono cresciute assieme al cocomero nei nove mesi che l’aspettavo. E la Mamma-Nonna deve andare a far la spesa per dare il suo contributo alla causa.
Perché, per fortuna, le tre nonne contribuiscono alla preparazione del Princi-banchetto.
Più tempestiva dell’Ansa, la Zia Cucciolo mi aggiorna infatti in tempo reale su come si stanno muovendo le cose nella cucina della Nonna3 e della Zia Inglese, già pronte a sfornare i primi dolci.


E vabbè: mi rassegno al pensiero che, di qui a stasera, riuscirò ad aprire solo una scatola di tonno. Ma avevo sottovalutato il fattore NB: la Nonna-Bisnonna. A un certo punto penso di piazzare la Princi nel seggiolone «Così puoi vedere quello che fa mamma». Ma dopo poco lei si scoccia, soprattutto del per non poter arraffare il prosciutto che le sta proprio davanti. Così la giro verso la tv (vabbè, non si dovrebbe dire e/o fare…) per metterla a fianco della Nonna-Bisnonna. E la Princi comincia a leggerle il suo libro. Anche perché lei ci prova ma «Cosa c’è qui? Il camion. E qui? Il gatto. E qui? Non lo so perché non ci vedo». Perfetto. E bellissimo da vedere: con la Princi che ride sguaiata quando la Nonna-Bisnonna si china e lei pensa che le stia facendo bubù-sette.

Sabato 2 febbraio: il Princi-day.

Bene: con la consapevolezza che metà delle cose sono già a casa della mamma-nonna, un quarto le portiamo stamattina e un quarto andranno dimenticate, partiamo. La macchina sembra la bianchina di Fantozzi caricata all’impossibile. E, tanto per gradire, c’è una pioggia con contorno di bora che quella di dodici mesi fa, al confronto, non era nulla. Ma sarà che io ero al calduccio in ospedale e non ho idea di quanto freddo facesse.

Arriviamo trovando la Mamma-Nonna ai fornelli, in pigiama, circondata di strudel salati e sfiduciata «Tanto noi saremo qui». «Perché?» «Perché la nonna-bisnonna è ancora a letto». Ma ci resta poco: la Princi va subito a tirarla fuori dalle coperte e almeno questa botta di pessimismo è risolta.

Punto 2: la sala. Lui e io andiamo in esplorazione per vedere se sia possibile cominciare con gli addobbi. Altrimenti dovremmo dare vita a uno spettacolo degno delle migliori comiche per montare festoni, pulire, preparare i tavoli, mettere fuori cibo e bevande: il tutto in un’ora. Per fortuna il ricreatorio è sgombro e riusciamo a dargli un’impronta da festa incipiente, a scaricare le bibite dall’auto per nasconderle nello sgabuzzino e a dare una ramazzata.

Bene. Tempo: mezzogiorno e mezza. Torniamo che la Princi ha già iniziato a pranzare. Mangiamo. La addormento. Tempo: due e mezza. «Lo spumante?» dice Lui. «Lo spumante?» penso io. So di averlo portato nei giorni scorsi ma dov’è? Con la Mamma-Nonna lo cerchiamo in ogni dove, pensiamo all’ipotesi che la Nonna-Bisnonna lo abbia bevuto di nascosto ma, caspita, erano sei bottiglie. «Vabbè, vado a comprarlo.» dice Lui, sempre più simile a Indiana Jones dato il tempo da lupi che si è sviluppato. «Vedrai che è rimasto nell’altra auto». Infatti.

Tempo: le tre. Devo ancora preparare i tramezzini. Lui li taglia e sistema sui vassoi, io ho addirittura il tempo di scompaginare la sua composizione e disporli in modo più decorativo. «Tutti qui?» dice Lui. Per fortuna: a fine serata dobbiamo costringere gli ultimi ospiti a uscire carichi di piatti abbondantemente riempiti di avanzi.
Con il pane da tramezzini infilato in ogni dove, con il cellulare incollato addosso per rispondere ai continui sms di aggiornamento sui preparativi della Zia Cucciolo mi vado a cambiare e ad aggiustare il trucco.
Pronti a partire. Pronti a sfidare la tempesta di pioggia. Pronti a falcidiare i 360 bambini che hanno appena finito l’ora di catechismo e non si decidono a uscire. Pronti a sfidare gli sguardi di diffidenza delle mamme perché non siamo del quartiere. Pronti a preparare tutto: i tavoli, i palloncini, l'area merenda per i piccoli, la zona under dodici (mesi) con coperta per rotolarsi.
Ok. Tempo: quattro e quaranta. Vado a prendere la Princi, la mamma-nonna e la nonna-bisnonna.
 
 
Il resto è impossibile da raccontare. Perché è impossibile ricreare le emozioni, i sorrisi, i baci, l’affetto, la felicità di quelle ore, in cui chissà se la Princi si rendeva conto di cosa stesse succedendo.
 
E’ impossibile ricreare i suoi urletti di gioia quando, circondata dai nostri - anzi: dai suoi – amici, spacchettava i mille regali in grazie ai quali per almeno sei mesi non dovrò più mettere piede in un negozio di abiti per bambini perché ci ha trovato un intero guardaroba primavera-estate. Che, peraltro, sono riuscita a sistemare sotto la sua attenta supervisione solo tre giorni dopo.
 
Impossibile anche descrivere la bontà della torta, stranamente avanzata come mai era successo finora e che – anche questo: mai successo finora – mi sono portata a casa mangiandone ancora una fetta prima di andare a dormire: ma me la meritavo. Impossibile parlare dell’eccitazione della Princi, che non riusciva ad addormentarsi tanta era la gioia che aveva vissuto. E che spero di poterle regalare ogni giorno. Perché a me i suoi sorrisi la regalano. Anche in settimane pesanti come quella appena conclusa.
 
 
 
 
domenica 3 febbraio: the day after.
 
Diciamolo sinceramente: ad essere stati messi a dura prova dal ComplePrinci non siamo stati solo noi ma tutta la casa. E nè noi nè la casa si sono ancora ripresi. Questa era la nostra cucina la mattina seguente. Mentre Winnie Pooh troneggia sul divano quando non accompagna la Princi nel seggiolone per essere debitamente ciucciato e permetterle di addormentarsi. I suoi numerosi libri nuovi hanno invaso lo scaffale dei miei affiancandosi a Pirandello e alla biografia di Picasso.
 
Ma, quello che conta, nella sua stanzetta - ancora sfitta - troverà posto l'album con le dediche ricordo di questa giornata. Sperando di poterle dare un'idea, per quanto infinitesimale, dell'affetto che l'ha circondata.
 
 

domenica 3 febbraio 2013

Princiday


E oggi sono nel mood da “La sera del dì di festa”.
Il complePrinci è passato, per fortuna e purtroppo. Perché, ovviamente con il senno di poi, me lo sarei voluta godere di più; ma forse è solo un pensiero utopistico. Impossibile, almeno credo/spero gestire una festa badando che tutto fili liscio, intrattenendo gli ospiti e conversando con loro con l’aplomb di Bree van de Kamp, tenendo sotto vigile controllo una pallina rotolante in modo che non si infilzi qualcosa negli occhi o non lo infilzi agli altri e monitorando nel contempo tutte le sue funzioni vitali (fame, sete, pupù, pipì; il sonno, per la Princi, è un optional).
Comunque è andata. E oggi che, come un anno fa, tornavamo a casa dando il via alle avventure della famiglia C., arrotoliamo la pellicola della memoria per raccontare cos’è successo in questi giorni.
Cominciando dal giorno del vero complePrinci.

Il giorno che avrei voluto vivere e far vivere a lei in modo speciale, il giorno in cui avevo deciso di consacrarmi a lei e di fare insieme qualcosa di divertente. Il giorno che avevo sognato pieno di abbracci, di coccole, di Lui e di ricordi di un anno prima.
E invece…
E invece il ritmo della giornata lo hanno scandito persone e/o eventi diversi:

1.      il tecnico della caldaia;
2.      la Princi;
3.      guest star: Mr. Billy.


Il tecnico della caldaia.

A inizio settimana Lui mi avverte: «Giovedì mattina viene il tecnico per la revisione della caldaia. Viene alle 8 così poi sei libera se devi uscire.» Non fa una piega, penso: così eventualmente possiamo andare a fare una bella passeggiata e la porto a vedere i cavalli e magari poi all’Ikea, giusto così, per gratificare un po’ anche la mamma. Perché dopo tutto, come mi ha fatto notare qualcuno, il complePrinci è anche il complemamma: l’anniversario, cioè, di quando per la prima volta ho visto la ranocchietta chiedendomi: ma questa chi è ???e perché piange e mi guarda chiedendo a me di fare qualcosa???
Ovviamente il primo guastafeste è stato, in realtà, il maltempo, con pioggerellina insistente e cielo uggioso per cui il programma iniziale, di per sé suscettibile a mutamenti, zoppicava ugualmente.
A dare un ulteriore colpo decisivo ci ha pensato però il tecnico che, arrivato alle 8.15, se n’è andato dopo un’ora: e giuro di non aver pensato “oddio, che bel controllo accurato ha fatto! Ora siamo a posto!”. Ho pensato solo che ha turbato la nostra routine domestica, il ripetersi di gesti ormai abitudinari costringendomi a un rapido cambio pannolino notturno senza poi il solito rito del lavandetto (bagnetto nel lavandino) e una altrettanto rapida doccia/vestizione giusto per non farmi trovare con indosso il pigiamone e i calzettoni di Snoopy. E se su questo accorciarsi dei tempi ci si poteva passare sopra, non si poteva fare altrettanto con il pisolino mattutino che, solitamente, è innescato dal rumore  della doccia o, in alternativa, da quello dell’aspirapolvere.
Ecco quindi scattare la variabile 2:

la Princi.
Privata del suo sonnellino, che ha fatto ma per soli 20 minuti, la Princi si è risvegliata che non era più lei. Se due settimane fa, a uno scoppio di pianto serale immotivato e incontrollabile, avrei voluto chiamare l’esorcista, giovedì ho pensato di telefonare a “Chi l’ha visto?” chiedendo mi riportassero la bambina che si era addormentata poco prima nel seggiolone. Dal suo risveglio e fino al momento di essere messa a letto, (cosa che - nell’ultima settimana - implica l’uso di un’ampia dose di “Raggio di sole” perché il cannone della famosa donna me lo devo fumare dopo aver consumato a suon di andirivieni il pavimento della camera) la Princi ha sviluppato una frigna da paura. Non solo: ci si è messa anche una bella spolverata di mammite e il mix è stato esplosivo per i miei bicipiti, provati da continui sali-scendi ma soprattutto da prolungati sali-e-basta-anzi-divincolati-un-po’-perché-sennò-è-troppo-semplice.
 
Di cambiare stanza lasciandola in quella vicina in modo che comunque mi tenesse d’occhio non se ne parlava proprio. Camminavo per casa con il passo del koala, con un koala cioè attaccato alla gamba e che a volte si impuntava montando un capriccio inspiegabile. Nonostante il suo solito rovistare nei cassetti e, visto che era il suo compleanno, anche nell’armadio degli strofinacci. Nonostante i giocattoli spalmati in ogni dove; nonostante avesse a disposizione i suoi fratellini; nonostante avesse la mamma tutta per sé. Alt. Ecco. Se vogliamo darci il cilicio addosso in realtà questo non è propriamente vero. La mamma c’era, ma mentre era lì pensava come riuscire a passare almeno rapidamente l’aspirapolvere e a come riuscire a cucinare il pollo per cena visto che la Princi era entrata in modalità cozza sullo scoglio.  Non è riuscita a garantirle/rmi un attimo di calma né l’aspirapolvere, di fronte a cui ha anzi intensificato gli strilli, né il pranzo. Come non vedesse cibo da due anni anziché da due ore, per riuscire a propinarle i primi cucchiaini di pasta ho dovuto letteralmente bloccarle le braccia. Ovviamente del riposino pomeridiano neanche a parlarne: e io che mi ero illusa di poter ricreare l’atmosfera idilliaca di lunedì, quando avevamo dormito tutti e 4 insieme (noi con i felini) e lei era stata uno zuccherino! Attorno alle 15 un trillo dal cellulare: «torno prima». E’ stato come ricevere risposta all’SOS del Titanic. Ma, subito dopo, avrei dovuto rispondere: «Houston, abbiamo un problema!». Era infatti entrata in azione la variabile 3.

Mr. Billy
Siamo lì, la Princi e io a ruzzolare sul lettone in uno dei momenti di tranquillità della giornata: perché ce ne sono stati e sono i momenti in cui la sua risata riempie le stanze e mi permette di dimenticare che un attimo prima, con il cuore subito spezzato, le avevo intimato di stare buona. Siamo lì a rotolarci fra Linus e Charlie Brown, a indicare Woodstock abbaiando come avesse visto Snoopy quando ecco che mi appoggio al cuscino e lo sento inumidito. Ok che fuori piove ma un’umidità del genere… No, no, no: non di nuovo!! E poi sempre il mio! E poi, caspita Billy, ma quanta ne hai fatta per oltrepassare cuscino, inzuppare il piumino e arrivare alle lenzuola? Nella tragedia e, soprattutto, nell’immensa incazzatura del momento, vedo però che la Princi ride: ride perché disfando il letto agito le lenzuola come delle vele, perché annuso rumorosamente il materasso per sentire fino dove è arrivato il niagara, perché per mettere le lenzuola pulite colpisco forte il materasso, perché – messa a quattrozampe - le faccio cucù da dietro il letto. Secondo me in queste situazioni ride perché pensa  quanto siamo scemi. Comunque: infilo le lenzuola nella lavatrice e aspetto che torni Lui per dargli la lieta novella, che intuisce appena vede l’ammasso di roba sporca al centro del corridoio. Svanito ogni proposito di uscire a fare un giro. Mr. Billy ha deciso che avremmo dovuto trascorrere il pomeriggio fissando l’oblò della lavatrice nella lavasciuga sotto casa, a guardare roteare gonfiarsi e sgonfiarsi il piumino.

Ma la variabile 2 non aveva esaurito il proprio potere. Rientrati in casa a fine ciclo, Lui si stupisce quando, rivolta alla Princi, erompo in un «Adesso tu e io usciamo». «Perché?», risponde ingenuo nonostante l’abbia ragguagliato sull’andamento del PrinciDay. Ribatte la Princi montando un bel capriccio. «Ok, usciamo», replica Lui a sua volta. Approfittiamo per comprare gli ultimi rifornimenti per il Pday e forse la percezione che tutto stia procedendo con questo lavorio alle sue spalle l’ha tranquillizzata, al punto che quando rientriamo riusciamo a posticiparle l’orario della cena quel tanto che basta per permettere al pollo di ultimare la sua cottura.

Bilancio della giornata:
20 euro in meno nel portafoglio da segnare sul conto di Mr. Billy;
vaga idea di dotare Mr. Billy di tampax perenne;
intanto: decisione ferma e definitiva di riprendere a somministrare il calmante a entrambi i gatti finchè non si sia capito cos’hanno;
una seduta di massaggio relax da prenotare in tutta fretta per riprendermi dalla Princi;
spesa ultimata e quindi impegno da depennare nella già copiosa lista delle “to do things” dell’indomani;
scoperta di saper cucinare e aver appreso i tempi di cottura delle scaloppelle di pollo;
due frittelle e mezzo alla crema in più sui fianchi (una mezza frittella è sui fianchi della Princi);
un primo ComplePrinci che ricorderò sempre, se non altro perchè ho appurato che il travaglio e il parto sono nulla in confronto a una giornata di frigna.

martedì 29 gennaio 2013

up and down ovvero: un anno fa, tra un anno



Un anno fa, come oggi, avevamo fatto il penultimo monitoraggio, quello in cui Lui –aspettando che la Princi si degnasse di dare qualche cenno – aveva chiesto all’ostetrica E. se potesse potuto assistere al parto con una visione diretta in alta risoluzione.

Un anno fa, come oggi, siamo poi andati a casa dei futuri nonni per festeggiare il compleanno della bisnonna, tra il timore di dover annunciare a tutti che non ci saremmo potuti essere perché stavamo volando in ospedale scatenando magari ansie e attese inopinate dato che volevamo fare tutto in sordina e dare la notizia ad allunaggio avvenuto. Ed è stato poi in quell’occasione, occasione di cui – al solito – avrei volentieri fatto a meno, che qualcuno ha scoperto che la mamma della futura nipotina sarei stata io, chiedendomi per la prima volta come mi sentissi e se avessi qualche sintomo.

Oggi invece stiamo per andare a saccheggiare il supermercato in vista del primo ComplePrinci. Oggi, invece, abbiamo una sveglia che tutte le mattine anziché suonare gorgheggia (nella migliore delle ipotesi).

Oggi invece, ai nostri mal di schiena risponde una piccola massaggiatrice che con i suoi piedini percorre i nostri corpi che cercano inutilmente di placcarla (sì, con due “c”) nel lettone.

Oggi abbiamo un faccino rotondo che sorride ogni volta che impara qualcosa e ci fa ridere per la sua nuova conquista: stringe i pugni e agita le braccine per dire “che freddo!”, finge di scottarsi toccando la stufa, comincia a mangiare da sola con risultati davvero soddisfacenti, si spazzola i denti e li spazzola anche a Mr. Billy, sta imparando a spazzolarsi gli ancora pochi capelli, tenta di imitare lo schiocco delle dita quando le accenno la sigla della famiglia Addams, musica che allestisco quando la vesto e vado alla ricerca della sua manina rimasta incastrata nella maglia.

Sarà una banalità, ma a vedere le foto di alcuni mesi fa è incredibile quanto rapidamente si sia trasformata da quella ranocchietta che era in una personcina con il suo bel caratterino. Finalmente? Mi rendo conto ogni giorno che per qualsiasi azione che si compie da soli mi chiedo quando finalmente la farà in autonomia per poi ritrovarmi a pensare, con una punta di nostalgia e senso di incipiente inutilità: «Oddio, questo fino a ieri lo facevo io per lei».

Ieri è stata una giornata un po’ così. Siamo rimaste prigioniere delle mura di casa non avendo l’auto (causa tagliando) ed essendoci un tempo schifosetto con pioggerellina che, se fossimo uscite, si sarebbe tramutata in acquazzone. Però è stata una giornata che mi è servita. Mi è servita a stare con lei senza fretta, senza doversi sbrigare perché qualcuno ci aspetta, facendo sempre e solo conto su di me e con la mia paura, che a volte ritorna «Che caspita faccio ora con lei?!».

Ammetto che molta parte della giornata è andata nel riassetto della casa ma con la sua collaborazione, felice e fattiva. Preparavo il pranzo e lei inventariava più e più volte il contenuto del cassetto; svuotavo la lavastoviglie e lei si immergeva nell’acqua rimasta sul fondo; passavo l’aspirapolvere e lei mi indicava dove; spolveravo e lei mi accendeva la luce per farmi vedere meglio. Abbiamo pranzato insieme; dormito insieme in una stanza che sembrava un dormitorio, dato che vicino a me c’erano pure i due felini; ballato insieme; letto il suo nuovo libro con i versi degli animali.

E poi ha camminato. Sì, per la prima vera volta.
Anche se tre passetti erano spuntati già il 26 dicembre a casa della mamma-nonna e si sono ripetuti sabato sera per riuscire a raggiungere il Sig. Degas fra le mie braccia, ieri la Princi ha veramente camminato da sola. Questa volta, intendo dire, si è accorta di cosa stesse succedendo. Poi, ovviamente, questa volta è più valida perché stava venendo da me, con uno sguardo fra allibito (per la serie: «Cosa cavolo sta succedendo, mamma?») e spaventato. Infatti purtroppo la performance non ha avuto un grosso seguito nonostante le mie acclamazioni di bravura: perché faticare tanto se posso andare da A a B strisciando nel mio solito modo da swiffer?
Poi, qualche ora dopo questa emozione, la batosta: perché, come ha postato qualcuno pochi giorni fa su fb trovando la mia immediata comprensione, una giornata non può essere bella e punto. No, la batosta arriva sempre. E anche se in qualche modo già ci pensavo, sapere mi ha dato un bel colpo. Pensare non più a “un anno fa, a quest’ora” ma a “tra un mese/due mesi/sei mesi/un anno, a quest’ora”. Pensare che la storia si possa ripetere ancora e ancora e ancora; e sentirsi vuota, arrabbiata perché va sempre tutto così. Perché pensi alle statistiche sull’incidenza delle malattie e con il sorriso sulle labbra ti dicono uno su un milione; ma quel milione forse ha lasciato fuori la tua famiglia. Perché pensi che sì, è vero, la vita avrebbe comunque fatto il suo corso: ma questa non è la vita, è la malattia. E allora, inutilmente, ti incazzi. Pensi che vorresti buttare giù a sprangate le porte, spaccare tutti i piatti e bicchieri di casa e ti accorgi che in verità lo faresti non tanto e non solo perché è quella persona ma perché è comunque, ancora, una persona vicina. Perché si tratterà di rivivere un copione già vissuto tante volte. Scende una lacrima, una seconda; stai per iniziare a singhiozzare quando la voce di Romina Power che canta il “Ballo del qua qua” ti riporta a oggi, a quella pallina che finge di non essersi accorta della tua tristezza salvo poi spalmartisi addosso e stringerti a sé.

sabato 26 gennaio 2013

di complePrinci, Carnevale e Princi-progressi





Un anno fa, come oggi, accompagnavo Lui a una visita di controllo e mi sentivo chiedere se fossi al sesto mese. Un anno fa, come domani, partiva il countdown per l’allunaggio la cui data prevista era appunto il 27 gennaio.
Oggi…
Oggi sono stata al lavoro tutto il giorno, con il pianto nel cuore perché stamattina la Princi mi ha salutata riempiendomi di bacini volanti dal divano seguiti, subito dopo, da una faccina triste. Oggi ho provato a trovare il modo in cui trascorrere con lei il suo primo ComplePrinci. Per la gran parte del giorno saremo sole dato che ho avuto la fortuna di scegliere un turno di lavoro che mi permettesse di rimanere con lei mentre Lui, purtroppo, lavora con il solito orario e potremmo festeggiare insieme solo a cena.
 
Cosa faremo allora la Princi e io?
Certo, gennaio è un mese un po’ sfigato per cui l’idea di portarla a vedere gli animali nelle fattorie didattiche o allo zoo è impraticabile causa chiusura invernale. Cosa resta? Sarò priva di fantasia ma non mi viene in mente molto. Dipenderà dal tempo e, se lo permetterà, magari potrei portarla a fare una passeggiata al mare. Oppure un giro in uno dei soliti centri commerciali, concedendole magari un giro sui giochini, esperienza per lei ancora inedita. Oppure una mezza giornata di ludoteca dove, vuoi per la bronchite, vuoi per il lavoro, andiamo piuttosto raramente.
 
Nel frattempo proseguono i preparativi del ComplePrinci “ufficioso”, la festa – cioè - sfasata di due giorni rispetto alla sua nascita. Sebbene fino a pochi giorni fa ero convinta della mise principesca, adesso comincio a vacillare e chiedermi se non sia il caso di comprarle qualcosa di nuovo. Contemporaneamente, però, sto anche cercando di trovare il tempo (ultimamente piuttosto scarso) di fare un check up del vestito finora prescelto per verificare se ci siano tutti gli accessori necessari (leggi: calze in pendant) e magari optare per il solo acquisto di un paio di princess’ shoes adeguate.
A proposito di vestiti, mi sto ancora barcamenando alla ricerca di quello per Carnevale, dilaniata al riguardo da vari dilemmi:
a)     Dove porto la creatura mascherata? Cioè: quando le faccio sfruttare la maschera?
b)     Cosa offre il territorio per bimbi mascherati a livello di feste, sfilate e affini?
c)     Strettamente legato a questi interrogativi e da essi fortemente dipendente: il vestito deve essere spropositatamente abbondante per ospitare al di sotto uno strato di abiti civili più giubbotto oppure il giubbotto lo metto sopra occultando il tutto?
d)     Se occulto, allora che senso ha mascherarla?
e)     Non proprio interrogativo ma constatazioni che dilaniano vieppiù: da un alto Lui che è piuttosto disinteressato all’argomento e che - pur avendomi autorizzata a comprare un vestitino che mi piaceva - poi ha condito il tutto sottolineando che da poco siamo usciti da una bronchi-Princi; dall’altro lato la mamma-nonna che, pur parteggiando per la mascherina pelosina tanto carina, mi farebbe trasformare la Princi da gioioso leprotto (posto che la voglia vestire così) in orso polare con annesso igloo.
Una soluzione in realtà l’ho trovata: non un vero e proprio vestito ma un “set” composto da vari pezzi che potrebbero essere visibili sia se la Princi fosse all’esterno sia se andasse a un ballo mascherato. Vedremo.
 Sempre per rimanere nell’ambito abbigliamento, fra i Princi-preparativi rientra lo studio della mia mise: e vediamo se domani, unico giorno respirevole della settimana, riesco a trovare qualcosa di convincente in un periodo in cui continuo a sentirmi come un bombolone ripieno. E il recente acquisto della divisa da lavoro stile hostess (effettuato in mia assenza ma con fiduciosa indicazione della taglia) non mi ha affatto rincuorata dato che, provata solo questa mattina, la gonna risulta tanto giusta che se dovessi respirare un po’ più a fondo farei saltare lampo e spacco in un colpo solo.

Ordinata la Princi-torta, comprati piattini e vario ambaradan decorativo, stiamo completando le operazioni di consegna dei Princinviti mentre il menu del pomeriggio si sta equamente distribuendo fra me e le tre nonne e sto cercando di trovare nell’agenda uno spazio per poter andare a fare l’ultima spesa di viveri e beveraggi insieme a Lui, per l’occasione travestito da uomo di fatica.
C’è altro, in questi giorni?
Eccome: ci sono Mr. Billy e il Sig. Degas che hanno pensato bene di piazzare nuovamente un ricordino sul nostro letto costringendoci a lavare tutto il lavabile, a spendere 20 euro nell’asciugatura sotto casa e a tirare finalmente fuori dall’armadio le lenzuola e il copripiumino che costituivano il misterioso regalo che Lui mi ha fatto per Natale. Quindi: una piccola tragedia domestica (che, prima o poi, rischia di risolversi in lancio di doppio felino dalla terrazza) si è trasformata nell’occasione per trasformare la camera nel parco giochi dei Peanuts. La Princi si è infatti subito rotolata fra Snoopy e Woodstock, confermando in questo modo la sua passione per il mondo animale, dimostrata anche l’altro giorno al supermercato. In fila alla cassa, ha iniziato a gorgheggiare come è solita fare appena vede qualcosa di interessante. Di fianco a noi, da un piccolo espositore, la bionda e intramontabile Barbie occhieggiava da piattini e bicchieri. «No, Princi: sei troppo piccola per la Barbie». Ma osservando più attentamente mi accorgo che il suo sguardo sormonta l’espositore per appuntarsi su un manifesto da cui un cane e un gatto segnalano che lì ci sono i prodotti per gli amici animali.
Incoraggiata da questo, passeggiando in città penso di farle notare i quattrozampe piccoli e grandi che incontriamo: passatempo ideale per sedare eventuali piccole crisi di pianto. Peccato che voglia fermarsi a salutare e accarezzare dal passeggino tutti i “bau” che vede. Ma magari è un modo per farmi riscoprire la cordialità: il suo desiderio, infatti, si trasforma in continue soste e annessi convenevoli con i padroni dei cani della città che, inteneriti da tanto affetto, non vedono l’ora di sollevare il quadrupede per farlo conoscere e salutare.

Poi, la Princi ha deciso di aiutarci a superare le difficoltà che incontriamo nell’affrontare le pulizie domestiche. Quindi: ci aiuta a fare e disfare la lavastoviglie (per ora senza danni), a caricare e svuotare la lavatrice, ci passa le mollette per stendere e, quando proprio vede che non ce la facciamo, ci aiuta con scopettone e straccetto, anche a casa della mamma-nonna. Stamattina, invece, ci ha insegnato a fare lo shampoo, operazione che detesta ma che mimava alla perfezione strofinandosi gli (ancora pochi) capelli. Da qualche settimana, invece (e non sappiamo da cosa o chi ispirata) sfiora appena la stufetta del bagno riportando immediatamente la manina alla bocca in un muto «Scotta!»: e questo a stufa rigorosamente spenta. Sollecitata forse dalle indicazioni a liberarsi dal pannolino fornite dal pediatra, da qualche giorno ha poi imparato a fare «Scc, scc» ogni volta che, molto generosamente, per il timore che ci perdiamo, ci accompagna a fare pipì. E lo stesso verso si tramuta in soffio quando la alleniamo a spegnere la candelina.
In questo turbinio di impegni principeschi si è inserito l’avvio di un nuovo progetto, fortemente voluto ma pure temuto per la paura di non essere all’altezza (tanto per cambiare) e di non riuscire a dare il meglio, presa come sono da mille pensieri diversi. E invece lo start up, avvenuto ieri sera, è stato un successone: merito del team di artisti, collaboratori, ma soprattutto amici coinvolti in questa avventura. E merito, anche, delle mie famiglie che, presenti alla serata, mi hanno fatto sentire il loro affetto. Merito, poi, soprattutto della Princi che, forse, ha coperto qualche mia imperfezione con il suo savoir fair affascinando tutti con il suo sorriso, sgambettando da un tavolo all’altro per osservare come andasse la serata, assicurandosi che i prodotti offerti nel rinfresco fossero di qualità, stringendo rapporti di amicizia con artisti, avventori e personaggi di spicco. Per poi crollare distrutta dalla stanchezza sotto il peso di tanta intraprendenza. Dura, in effetti, prendersi cura di una mamma-con-i-calzettoni.