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venerdì 20 settembre 2013

aqquartamento e nuovi dubbi sull'essere e non essere





Ormai sono ben aqquartata: lunedì, alla visita di controllo, il dottor D. ha confermato che siamo alla 18esima settimana.
Non prima, però, di avermi nuovamente chiesto da dove provenga il mio cognome, dando seguito a un rituale iniziato quando aspettavo la Princi e che proseguirà per i prossimi quattro mesi e mezzo.
Il/la Pulci, di cui secondo me è stato individuato (ma non svelatomi) il genere, sta benone: io, dopo aver constatato quanto stia aumentando il peso, un po’ meno. Cerco di rassicurarmi in ogni modo, conteggiando il tempo e i potenziali chili già passati, quelli futuri, cercando di confrontare sempre il tutto con il periodo di viaggio della Princi: sono a metà strada anche in questo senso.
Quindi, a volte penso in cosa si possa misurare una gravidanza: chili, frequenza della nausea, notti insonni o di malsonno, stanchezza, fiatoni per salire le scale, taglie di reggiseno aumentate, buchi della cintura da scalare, tempo necessario affinchè la pancia cresca al punto da non permetterti di allacciare le scarpe, code allo sportello prelievi, vasetti di Nutella consumati (e sono già abbondanti, seppure ci sia pure lo zampino di Lui), fette di prosciutto a cui hai rinunciato, bicchieri di birra che ti sei vista passare davanti silenziosamente, telefilm o film di cui non hai visto il finale perchè sei collassata prima, telegiornali che ormai non segui più perchè la pupa si imbambola anche davanti alle immagini del cronista più noioso. Però lo ammetto: questa volta sono molto più "easy" e molto meno ligia nell'osservare i vari divieti: e mezzo bicchiere di vino nelle cene/pranzi più importanti, un bicchiere di birra per far scivolare giù la pizza me lo concedo più che volentieri. Anche perchè da ieri sembra che abbia un nemico in più: gli hamburger. Secondo il dottor D. per evitare la toxoplasmosi devo tenermi lontana anche da quelli: e tutto ciò ovviamente non ricordandosi che, alla visita precedente, aveva fatto uno strappo alla regola in mio onore passandomi ogni tanto del prosciutto crudo ben stagionato.

A parte il/la Pulci, che al momento ancora non si fa sentire se non - appunto - in termini di chili in più e vestiti da poter indossare in meno, in queste settimane di silenzio dal blog il mio pensiero è stata la Princi: ma attorno a lei si sono incastrate le preoccupazioni per il rinnovo del contratto di lavoro, la stesura del testo e dell'abstract per il convegno di ottobre, la ripresa delle mostre, oltre naturalmente alla routine domestica fatta di casa, pranzi/cene da mettere in tavola, catene montuose di panni da stirare, pensieri vari per ciò che accade attorno a noi. 
Lei, però, è stata il pensiero fondamentale. E sono arrivata alla conclusione che lo sia troppo. Sollecitata dal vedere che molte coppie e mamme che conosciamo si concedono viaggi più o meno lunghi e lontani, solleticata dalla nostalgia per un passato che a volte mi pare troppo remoto fatto di palestra, cinema, cenette a due ho pensato che forse non è sbagliato se ce le concediamo pure noi. Anzi: potrebbe essere salutare, per lei e per noi.
Al che si sono aperte diverse questioni:
1. all'oretta di palestra (se ci mettiamo il tragitto e il tempo della doccia fanno due ore) è seguita una Princi-frigna colossale: percepisce il mio senso di colpa per averla abbandonata? anche perchè a risvegliarlo, qualora ce ne fosse stato bisogno, sono intervenute come sottofondo dell'allenamento proprio le canzoni che lei balla come una pazza.
2. ok: io ho dei problemi a lasciarla: ma Lui? dopo tanto dirmi che ho bisogno di prendere del tempo per me e che abbiamo bisogno di tempo per noi non fa nulla per concretizzare tali buoni propositi: quindi il senso di colpa aumenta.
3. alle frigne diurne si sono aggiunti, negli ultimi dieci giorni, capricci infiniti e sfiancanti al momento di andare a dormire: per cui, come nell'episodio di Peppa che abbiamo visto ieri pomeriggio, mentre lei era bella pimpante a giocare con la sua cucinina, noi russavamo sul divano. E questo accadeva anche nel caso in cui fossimo usciti, si fosse fortunatamente addormentata in auto ma, appena poggiata nel lettino, una sirena da far impallidire pompieri, carabinieri, ambulanza e polizia tutti insieme.
Dopo giorni di riflessione, la conclusione: come ho letto domenica su una rivista, alla Princi (così come a tutti i bimbi) non frega niente di avere una mamma multitasking capace di preparare la minestra, fare il letto, sistemare il pigiamino a Winnie Pooh e cambiarle il pannolino in una manovra sola. La Princi ha bisogno di una mamma e di un papà che quando ci siano veramente: prova ne è stata il fatto che, una sera, ha tolto di mano il telecomando a Lui per scaraventarlo a terra; dopo, sarebbe toccato al suo cellulare seminuovo.
Così ora cerco di rimandare la cura della casa a momenti in cui altri possono stare con lei o, se proprio sono in emergenza, pulisco cantando e ballando insieme a lei, affetto le verdure portando la sua cucinetta nella mia, ho cominciato - su sua sollecitazione capricciosa - a non costringerla ad assistere alla mia doccia dall'alto del seggiolone lasciandola sdraiarsi nel lettino perchè spesso così si addormenta.
E, a proposito di dormire, ho capito che i lunghi pisoli mattutini possono sì essermi d'aiuto se ho qualcosa da fare, ma risultano deleteri sul ritmo del sonno del resto della giornata. Quindi: la mattina si dorme al massimo 30-40 minuti, di pomeriggio si dorme perchè - da qualche giorno - la mamma la culla tenendola in braccio, scuotendola leggeremente, passeggiando e cantando De Gregori con il filo di voce rimasto data l'apnea che provoca tutto questo esercizio: ma il gioco vale la candela, dato che almeno un'oretta e mezza di nanna poi ci scappa.
So che non dovrei dirlo perchè poi domani cambierà tutto, perchè appena dico che le cose sembrano migliorare poi si precipita in una nuova, inspiegabile crisi: ma la Princi sembra più serena; e pure io, che cerco di imparare ogni giorno a guardare le cose con i suoi occhi.
 
Anche lo shuttle, a cui lei ormai è abituata: ogni mattina gli dice "Giorno!", durante la giornata lo saluta con un "Tau" che corona appoggiandoci sopra la testolina, accarezzandolo o cercando di mettersi in contatto con il fratellino/sorellina attraverso l'ombelico, convinta che schiacciandolo lui/lei possa sentire: e magari è così.
p.s: essendo passato qualche giorno da quando ho scritto il post effettivamente lecose sono cambiate: ma difficile dire come  per quanto dato che, con la Princi, come mi avev preannunciato un amico all'indomani del parto, si sperimenta una quotidianità sempre uguale e ogni giorno diversa.

martedì 3 settembre 2013

che prezzo ha la libertà?




Ieri ho avuto la malsana idea di trascorrere ben sei ore da sola; anzi: addirittura di pensare un po’ a me; di più: mi sono permessa di divertirmi e rilassarmi.
Sapevo che l’avrei pagata: o forse l’ho pagata perché, sotto sotto, un filo di senso di colpa lo dovevo avere anche se nascosto sotto lo stupore di ritrovarmi con la casa vuota e il sollievo portato dal silenzio. O forse l’ho pagata perché dovrei concedermi più momenti da single-non mamma-dottoranda di ritorno: la Princi ci sarebbe più abituata.

E credo dovrei farlo soprattutto ora: credo dovrei farlo per rispetto a Pulci.
Certo: ricalcare un percorso di incontri pre-parto, mattinate in piscina e visite analogo a quello seguito durante il viaggio della Princi è difficile, proprio perché ora c’è lei e pure un lavoro che a quel tempo mancava. Ora ci sono tre agendine da amministrare: la mia del tempo libero (ossia, per l’appunto, le visite e i corsi pre-parto, compreso quello in piscina: quindi, a ben vedere, sono comunque impegni e non propriamente “cose che mi piacerebbe fare/cose per me”), la mia del lavoro e quella della Princi, che volevo costruire attorno alla ripresa della piscina (per vedere se si placa la sua “ansia da doccia”) e dei laboratori creativi dell’associazione di cui facciamo (anzi: faremo nuovamente) parte.

Ieri la giornata aveva in programma qualche ora di studio casalingo e solitario per prepararmi al prossimo, sempre più imminente convegno cui sono stata invitata a partecipare. Grazie alla disponibilità della Mamma-nonna – cui andrebbe eretto un monumento visto che, nonostante il pessimo momento, ha sempre tempo e amore per noi – appena è venuta a prelevarla (già: perché ha fatto pure questo!)  ho chiuso la porta di casa e sono andata in palestra. Sì, roba da pazzi dato come mi sono sentita nel week end, quando ho rischiato di cadere a terra da un momento all’altro per la stanchezza unita a innumerevoli e poco piacevoli gite in bagno.

Ma la giornata era cominciata bene: brioche riempita di Nutella per festeggiare una notte in cui, finalmente, tutti abbiamo dormito meglio. E ognuno al suo posto: cosa che è stata possibile solo a seguito di un mio piccolo braccio di ferro con la Princi risolto ricordandole che Peppa dorme nel suo lettino con Teddy e non assieme a Mamma e Papà Pig.

Dunque, sono partita per la palestra: con il filo di senso di colpa di cui sopra, perché avevo ignobilmente approfittato della Mamma-nonna per qualcosa che esulava dallo studio cui mi sarei dovuta alfierianamente dedicare; e perché, appunto, mi sembrava un po’ da incoscienti ad andarci essendo stata male.
Ma lo dovevo e lo volevo fare per me e per Pulci: perché il senso di colpa maggiore è quello per la pancia che continua spropositatamente a crescere e per la fame che sembra non abbandonarmi mai. Ma anche perché quando aspettavo la Princi sono andata in palestra fino al quarto mese circa: e proprio ieri mi…aqquartavo. Poi, comunque, mi sono resa conto che la pesantezza di gambe serale la evito se mi muovo un po’: e non importa se oggi, poi, cammino come Robocop.
Insomma: per un’ora mi sono rilassata, anche se ovviamente ogni tanto alla Princi ci pensavo. Poi, tornata a casa, ho iniziato a cospargere pavimento, tavoli, sedie di fotocopie, appunti, quaderni, evidenziatori: ed è stato un altro tuffo nel passato, ai tempi in cui ogni sera la trascorrevo a mettere in ordine il caos ordinato della mia futura tesi di dottorato e non a risistemare per la centesima volta la cucinina che ora troneggia nel soggiorno. Accendere il computer a casa; lasciarlo acceso per più di un quarto d’ora: e chi se lo ricorda più?


effetti di colore a mano e... con forchettate
Così, con questa leggerezza e felicità per essere riuscita almeno a dare una scaletta ai miei pensieri e prepararli per il giorno dopo, sono andata a riprendere la Princi. Che, in verità, grazie anche alla presenza del suo cuginetto, si era molto divertita. Unico neo: in tutto il giorno, dalle 7 di mattina, aveva dormito solo un’ora scarsa. E il fatto che abbia poi compensato questa carenza con un’altra oretta prima di cena non è stato d’aiuto, anzi: dopo mangiato non ne voleva sapere di chiudere bottega. E questa volta Santa Peppa ci ha messo il .. pennello fra le ruote: perchè in uno degli episodi cui abbiamo assistito, lei e George dipingevano con le zampette, alla Princi è tornato in mente quando lo abbiamo fatto in casa e voleva rifarlo, subito. Poi voleva estirpare gli adesivi in gel dal mobile del salotto; poi ha voluto il latte, poi non lo voleva più; poi per dormire voleva la mamma, poi voleva il papà; poi credo si sia addormentata nel lettone: ma di più non si poteva fare.


disegno fatto...con i piedi
Temevo che la notte sarebbe stata tempestosa: ma la bufera si è spostata al mattino. Perché, per la legge di Murphy o per il semplice contrappasso dantesco, a una giornata di leggerezza e recupero energie doveva seguire qualcosa di devastante. E la crisi serale non poteva essere sufficiente. Come promesso, la mattina ho tirato fuori colori, album, tovaglia e pure sacchi di plastica per difendere il pavimento dall’impeto di Picasso. Ma come a dire: «Mamma: tu ieri mi ha abbandonata? E ora vedi che ti combino» la Princi ha comunque trovato il modo di combinare un macello. Pitturandosi molto meno dell’altra volta, è vero; ma decidendo a un certo punto di … trasformarsi in dalmata sprimacciandosi l’occhio con la mano inzuppata di nero. E così la doccia è stata una tragedia al massimo grado.
 
dalmata in azione
L’ho piazzata nella bacinella e sebbene sentissi un rumore d’acqua di sottofondo non mi sono alzata a guardare: nella fretta ho sistemato male una bacinella che, aprendo il rubinetto del bidet, ha provocato una piccola inondazione del bagno. Così non ho dovuto ripulire solo una stanza: e, fra l’altro, contavo sul fatto che tanto fervore artistico facesse addormentare la piccola Pollock. Invece per riuscirci siamo dovute uscire a passeggiare: pisolo di tre quarti d’ora, durante il quale mi sono massacrata al pensiero di quanto le avessi risposto innervosita durante questo esperimento laboratoriale.


Forse respirare troppa aria di libertà mi ha fatto male. Forse dovrei invece respirarne di più e più spesso.
Vai a saperlo: come ho scritto nell’ultimo post, non è abbastanza interrompere la colazione per prepararle il latte in fretta e furia; non è abbastanza leggerle ogni mattina gli stessi libri per tenerla incollata al vasino; non è abbastanza asciugare dove allaga il pavimento di pipì mezzo secondo dopo essersi alzata dal vasino; non è abbastanza permetterle di giocare con tutto ciò che trova sulla sua strada (trucchi, spazzole, cellulari…); non è abbastanza uscire carichi di borse anche se si starebbe volentieri a casa solo per cercare di addormentarla o per portarla in posti potenzialmente divertenti; non è abbastanza condividere con lei il proprio piatto a pranzo e cena; non è abbastanza giocare  assieme con la cucinetta, disegnare, guardare tutti assieme Peppa Pig, ascoltare la musica che decide lei per farla ballare, cantare per mezz’ora per riuscire a farla dormire nel suo lettino, prendersi i suoi calci nella schiena se si risveglia di notte e zompa nel lettone. Non è abbastanza: la frigna ha sempre un margine di libertà non previsto.
Speriamo che stasera sia meglio. Speriamo che abbia dormito un po’ nel pomeriggio. E ieri sera, alla faccia del mio senso di colpa, avrei fatto bene a proporre a Lui di uscire a prendere un gelato: forse si sarebbe addormentata in auto o nel passeggino e ci saremmo evitati tutto quello stress.

domenica 11 agosto 2013

Pulci e Princi


Avvertenza preliminare: mi scuso con chi legge ma al fine di evitare il lancio dalla finestra di un computer non mio causa continui stop a internet Explorer ogni volta che tento di inserire delle immagini, ho dovuto ometterle: ma così chi legge potrà inserire le immagini che la fantasia gli/le suggerisce.


Domani prima visita in consultorio.

Così forse ci capirò di più sul perché l’infermiera dell’ospedale, sollecitata dal dottor C. a darmi un appuntamento, dopo aver saputo la mia età mi ha detto: «Allora vada in consultorio». E spero non fosse un’offesa.

Verrà anche Lui, che ora è in ferie e che ovviamente, dimenticandosi di questa incombenza, mi proponeva una giornata al mare. Chissà, forse sarebbe stato meglio. Se non altro non mi sarei dovuta sottoporre alla prova bilancia; ma, già: ci sarebbe stata la prova costume: e non so cosa sarebbe stato peggio.

Probabilmente troveremo il dottor D. L’ho già conosciuto ai tempi della Princi: l’ho incontrato al colloquio per la traslucenza e poi alla morfologica, dove ha manifestato le proprie titubanze sull’opportunità di comunicare il sesso della Princi. «Il pisellino non si vede. Ma fossi in lei aspetterei a dirlo»: consiglio che ovviamente non ho seguito precipitandomi subito a comprare il carillon rosa da cui Lui avrebbe dovuto capire tutto. Se non fosse che, invece, sulla confezione anziché notare il nastro rosa che correva tutto intorno alla scatola ha subito visto tre stelline di numero, azzurre, che campeggiavano nell’angolo in alto a destra.

Comunque l’ho preparato: «Guarda, non è una cima ma io mi ci sono sempre trovata bene. Unica cosa è che, vedrai, anche ‘sto giro mi dirà che non è possibile che sia nata in Italia con il cognome che mi ritrovo»: perché questo era il refrain di ogni nostro incontro.

La Princi nel tempo della visita rimarrà dalla Mamma-nonna; e noi speriamo di fare piuttosto presto dato l’orario della visita: le 13, del 12 agosto. Mi sembra perfetto: fortuna che non sono al sesto mese o giù di lì sennò credo collasserei per il caldo, che già così comunque soffro molto.

La Princi, dicevo: in questi giorni le abbiamo fatto fare un’intensa vita sociale e, in certi momenti, ne sono stata molto provata.

A proposito del caldo e della stanchezza, giovedì pomeriggio non avendo le forze necessarie per starle dietro e dato che non dava segni di cedimento per un eventuale pisolo, ho proposto a Lui di andare a fare un giro in uno dei suoi negozi di bricolage preferiti: «Così magari in auto dorme e quando siamo là si distrae e siamo un po’ in pace». Questo quello che ho pensato: ma non avevo fatto i conti con lei, che ultimamente (diciamo da quando siamo tornati dalle ferie?) ha sviluppato un tono lamentoso degno di un’attricetta di Beautiful. E a questo ha aggiunto (vero e proprio regalo delle ferie) una spiccata papite, diciamo un Edipo molto precoce: per cui se uniamo la voce lagnosa al motivetto «Papàààà, papààà» si raggiunge lo sfinimento nel giro di mezzo secondo. Non contenti di un tour costellato da frignotti vari, sebbene già abbondantemente sfiniti, Lui mi ha proposto un giro in un megastore per cercarmi un nuovo cellulare, in sostituzione di quello (precedentemente suo) a cui la Princi è riuscita a togliere la suoneria senza farci capire come reinstallarla. E lì è stata la fine: Lui ha pensato bene di non piazzarla nel passeggino. Morale: io i cellulari non so neanche dove fossero di casa, in compenso ho visitato accuratamente il reparto televisori, lavatrici, l’angolo dei distributori automatici (per i quali ha un’inspiegabile passione) guadagnandoci un’ora di palestra gratuita ma assolutamente bisognosa di un trattamento relax d’urgenza. Trattamento che mi è stato concesso da Santa Peppa, come una nonna conosciuta in vacanza ha ribattezzato Peppa Pig. E per fortuna poi la serata ha preso una piega più tranquilla.

Venerdì, invece, un’oretta di terrore non ce l’ha risparmiata nessuno causa il desiderato ma repulso pisolo pomeridiano. Seppur stanca, lagnosa per il sonno, la Princi ha fatto tremare le mura di casa della Mamma-nonna con i suoi pianti, mettendo anche a dura prova il rapporto tra me e il Papi sui nostri divergenti metodi educativi. Lui si è steso sul lettone aspettando che lei, piangente, cedesse autonomamente per lo sfinimento (cosa che, in verità, ho fatto pure io, non più tardi di una settimana prima); io che, a un certo punto, sono andata a recuperarla, non dal lettone ma in piedi, accanto a Lui semi svenuto dal sonno: e l’ho fatta addormentare spalmata su di me, raggiungendo una temperatura corporea di circa 60° e un tasso di umidità del 300%. Però poi ha dormito quasi tre ore, pronta per affrontare una cena fuori con la nonna-suocera, il nonno-suocero e un altro parente: e calcolando che ci siamo spazientiti noi per la lunga attesa, la sua irrequietudine è stata nella norma. Solo che mi ha imposto un chilometraggio illimitato per recuperarla, accompagnarla, metterla sui giochini: cosa che ho fatto tutta la sera con buona pace di chi non si è mai alzato e di chi si è alzato una sola volta sbuffando.

Ieri, invece, la frigna per il pisolo si è spostata alla mattina mentre al pomeriggio pare abbia dormito due ore e mezza insieme a Lui: e perché, mi chiedo io, non succede mai a me permettendo anche al/la Pulci di riposare??? Ma che importa: l’importante è stato che la sera, dopo averla vestita da super Princi tutta svolazzante (e lei, vera femminuccia, era tutta gongolante quando le dicevamo quanto fosse bella), siamo finalmente usciti con gli amici, come non facevamo da tempo. Soprattutto perché in questo tempo ci siamo moltiplicati e quindi accanto al tavolo ora ci sono due seggioloni e un passeggino, tra qualche mese due. E lei si è divertita: e noi pure. E speriamo ci siano altre mille e mille serate come quella di ieri.
 
 
 

giovedì 1 agosto 2013

prima maturità


Ieri la Princi ha compiuto 18 mesi.
Ormai è tanto se ci ricordiamo del suo complimese, quindi non erano previsti festeggiamenti se non una serata-pizza tutti insieme dalla Mamma-nonna solo perché sarei rimasta da lei fino a tardi.

Lei, però, ha festeggiato.
Sarà che ha sviluppato una precoce sindrome da Peter Pan, ma così com’era stato per il giorno del suo compleanno ieri è stata una giornata frignosamente paurosa. E spero questo trend si interrompa prima dei diciott’anni.

Abbiamo cominciato appena svegli. Ore 6.30: dopo aver frignato perché voleva che il latte fosse pronto più che immediatamente, nell’attesa ha pensato bene di tirare fuori un po’ di pentole dall’armadio. Poi, come ogni mattina, è stata la volta del bagnetto con tragedie che ieri hanno toccato i massimi livelli prima ancora che aprissi il rubinetto della doccia per sciacquarla. Per la serie: piango così, per partito preso. E allora mamma sai che fa? Visto che tanto piangi comunque, ti annaffia ben bene cercando di tenerti la testa forzatamente all’indietro per non bagnarti gli occhi. Poi per fortuna è venuta la nanna: e ha chiesto lei, in totale autonomia, di balzare nel lettino per mettersi sederino all’insù abbracciando Winnie Pooh (che fa pure rima).

Ma la pausa è stata solo temporanea.
Pur risvegliatasi con il sorriso, ci sono voluti:
10 minuti per convincerla a mettere i sandali: era troppo impegnata a scegliersi i cataloghi di mostre da consultare prima di uscire;
10 minuti per dissuaderla dal portarsi dietro “un’abbracciata” di pelouche: la scimmia, Gimpo piccolo, Gimpo grande (i suoi primi pupazzetti), il coniglietto. A nulla serviva dirle: «Mettili almeno qui nella borsa», in una delle tante, cioè che avevo a tracolla o variamente spalmate addosso.
10 minuti per farle scendere le scale di casa da sola: cosa che fa puntualmente con Lui ma non con me. Solo che stavolta proprio non ce la facevo, anche perché c’erano pure gli “ospiti” (il coniglio e Gimpo piccolo) da cui non si è staccata neppure quando si è decisa a muoversi: il che è successo solo perché le ho detto che avremmo salutato il pizzaiolo sotto casa.
10 minuti abbondanti per farla entrare in auto: avendole promesso che avrebbe salutato M., ci si è impegnata molto a fondo ed evidentemente non voleva lasciarlo solo; o forse stava solo cercando di accaparrarsi un trancio di pizza per merenda.
10 minuti per farla uscire dalla palestra dove sono andata per approfittare dell’ultimo giorno di promozioni assicurandomi così un numero d’ingressi per acquagym che –vista la frequenza con cui ci vado- mi porterà dritta alla soglia dei cinquant’anni. Affezionatasi (e mica scema, lei!) all’istruttore a cui ha inviato molteplici baci, ha sostituito questo innamoramento precoce con quello verso i distributori automatici. Alias: unico modo per convincerla a riprendere il viaggio verso la casa della Mamma-nonna è stato comprarle un pacchetto di biscottini. Che ha sdiluviato in cinque minuti netti.

Poi la situazione è un po’ rientrata grazie anche a G. con cui siamo uscite per una lunga passeggiata anche in vista di possibili (auspicabili?) turni di baby sitteraggio. Un punto a suo favore è stato che la Princi, spontaneamente, le ha dato la mano mentre camminava per strada: cosa che non fa neppure con me.

Il seguito della giornata è stato un continuo saliscendi, certo influenzato pure dal mio malumore per motivi lavorativi (serviva studiare tanto per…?). Evidentemente lei li ha percepiti ma è riuscita anche a fare un pisolo dal quale si è risvegliata con il desiderio di spalmarmisi addosso stile koala: bellissima sensazione, se non fosse che la temperatura sfiorava i 35°.

Poi sono riuscita ad andare in biblioteca e a una conferenza senza il bisogno di sgattaiolare via non vista: era troppo presa a saltare e ridere sul lettone della Nonna-bisnonna. E così, poi, ho chiamato Lui:
«Allora cosa faccio? Vengo lì?» il dubbio era motivato dal fatto che gli avevo raccontato, molto demoralizzata, dei capricci e dello sfinimento principeschi.
«Mah, non so…»
«Vengo e usciamo a cena noi due!»
«Ma lo sai che giorno è?!»
«Ehhh! Ma lo sai quanti complimesi ci saranno?»


Al solito, ha avuto pienamente ragione.
Era tanto che non ci concedevamo una serata per noi. Una serata in cui riuscire a parlare senza essere interrotti dai grugniti di Peppa Pig, da urla che chiedono «Quacqua!», da una forchettata a me e una alla Princi. Ne avevo davvero bisogno. Ne avevamo davvero bisogno, tutti e tre. Nonostante i profondi sensi di colpa che mi ha provocato lasciarla nel giorno del complimese. Sensi di colpa che si sono attenuati quando l’abbiamo ritrovata addormentata fra le braccia della Nonna-bisnonna e ci è stato raccontato quanto si sia divertita con bambola e passeggino.

Ne avevamo bisogno tutti e tre perché oggi la giornata è cominciata con uno sprint diverso: i brutti pensieri dissipati, noi rilassati nonostante senza un motivo preciso siamo rimasti entrambi svegli per gran parte della notte (e per la legge di Murphy: la Princi ha ronfato), la doccia fatta senza troppi urli…
Solo che i capricci sono arrivati dopo: perché l’ho svegliata per toglierla dall’auto, perché dopo venti minuti ininterrotti ho pensato di far andare sull’altalena gli altri bambini che aspettavano, perché dopo pranzo aveva sonno ma non voleva cedere facendomi così arrivare tardi al lavoro perchè non me la son sentita di lasciare la Mamma-nonna con una piccola iena urlante.

Però, quando mi sono stesa un attimo sul divano sfinita dal caldo, dal mancato riposo notturno e dalla stanchezza di vederla rotolare in ogni dove, la Princi mi è venuta vicina per riempirmi le guance di baci. Poi si è allontanata ed è tornata per darmi bacini sui piedi, sulle ginocchia, sulle braccia e di nuovo sul viso.

E allora quello che è venuto dopo non ha avuto importanza.
P.s.: come sentirsi un Dio: tanti sforzi per addormentarla hanno portato a due ore e mezza di pisolo...e di relax per la Mamma-Nonna!

sabato 11 maggio 2013

di acqua al gas nervino, caprigne e memoria da elefanti



 Con gli ormai canonici dieci giorni di scarto esistenti fra la vita reale e il resoconto nel blog, eccomi a raccontare dei tre giorni di vacanza che ci siamo concessi. Evento di per sé degno di nota e festeggiamenti sia perché significa che siamo riusciti a far combaciare periodi di ferie/non lavoro facendoli peraltro collimare, cosa senz’altro più eccezionale, con  un periodo in cui la Princi era in buona salute.

Forse troppa.

Ora: avere un bimbo per una persona tendenzialmente programmata in modalità office  per ogni minimo aspetto dell’esistenza è qualcosa di oltremodo destabilizzante. Non solo perchè raffreddori, febbri, vaccini, malattie esantematiche possono far saltare programmi anche a breve scadenza. Ma soprattutto perché hai la malsana, corrosiva presunzione di controllare tutto ed essere tesa come un mazzo di corde di violino nella speranza che fili tutto liscio. Ovvero: che la bimba dorma; che la bimba sia tranquilla in modo da permetterti di riordinare, cucinare, docciarti, truccarti in pace; che la bimba non faccia capricci quando uscite; che non si sporchi quando mangia; che non faccia le linguacce in prossimità di vigili urbani o altre forze dell’ordine; che a fine giornata decida pressochè spontaneamente di imboccare la strada del letto.

Se una sola di queste cose in lista riesce, è già tanto.

I giorni trascorsi con la Princi sono stati bellissimi e faticosissimi. A cominciare dalla preparazione della valigia dove ovviamente lo spazio destinato a lei supera di gran lunga quello occupato dalle cose di Lui e mie messe insieme. Perché una brava mamma mette le sue cose dopo quelle della  bimba e quindi, se i centimetri di bagagliaio scarseggiano,  via il rasoio per depilarsi e dentro lo scaldabiberon: che tanto il marito ce l’hai già, quindi puoi anche rimanere allo stato brado.

Poi c’è la sistemazione post vacanza: e nonostante siano passati dieci giorni l’armadio trabocca di panni da stirare con, ovviamente, quelli che si sono aggiunti dopo il ritorno che hanno affossato quelli delle mini ferie.

In mezzo ci sono stati tre giorni in cui la Princi ha dato il meglio di sé in fatto di relazioni sociali. Complice un’organizzazione  a buffet di colazione e cena, mattina e sera vagava per la sala da pranzo dell’albergo per conoscere uno per uno i cento (forse più) piccoli ospiti. E le cameriere: finendo poi ad abbracciarne una come la conoscesse e non ricordasse da dove è sbucata.

Poi le public relations si sono estese alle piscine e pure alla camera, dove la Princi, ad ogni ingresso, andava a parlottare al telefono: e credo sia pure riuscita a comunicare con la reception.

Inseguirla perché non si facesse male e/o venisse rapita e/o sparisse arginando nel contempo i suoi capricci avrebbe richiesto, per riprendersi, una nuova vacanza, questa volta a due.

Ma vederla giocare e comunicare a suo modo, in maniera molto più spigliata di noi, con bimbi e adulti di ogni lingua, osservarla gioiosa di fronte alla mucca, dubbiosa di fronte allo starnazzare delle oche  e affascinata dal suo primo incontro con il mitico elefante è stato una ricompensa sufficiente.

Anche perché non sapevamo cosa ci avrebbe aspettati al ritorno.

Forse abituatasi con troppa facilità alla presenza di entrambi, forse ancora con depositi di stanchezza da smaltire, i primi giorni sembrava ci fossimo riportati a casa un alieno. Capace di placarsi solo all’aria aperta, la Princi piantava dei capricci indescrivibili. E se noi sulla strada del ritorno pensavamo a come arginarla anche in vista delle prossime ferie di luglio per farla stare un po’ di più e un po’ più composta a tavola,  ci siamo trovati a fare i conti con qualcosa di irrefrenabile.

Una piccola peste pronta all’urlo, alle lacrime e ai contorcimenti ad ogni minimo no.

Difficile riuscire a rimanere impassibili e a mantenere la stessa, dura, linea di condotta. I problemi maggiori si sono posti, infatti, nei giorni trascorsi dalla mamma-nonna dove la nonna-bisnonna è pronta a trasformare in tragedia all’ennesima potenza ogni minima frigna, figurarsi un capriccio colossale. Quindi mi sono trovata a gestire contemporaneamente tre situazioni a rischio:

la Princi che, stufa di stare nel seggiolone, si rotolava a terra per essere presa in braccio ed essere messa in piedi sulla panca mentre finivamo di pranzare;

la mamma-nonna che rivolgeva sguardi e sospiri di pena verso la Princi e sguardi e sospiri di rimprovero verso di me aggiungendo, tanto per essere chiara, che lei trovandosi da sola non l’avrebbe mai fatta piangere;

la nonna-bisnonna che all’infinita serie di “Uh!” di riprovazione agganciava delle rassicurazioni nei miei confronti perché faccio bene a non dargliela vinta.

Poi c’ero/ci sono io.

Perché è questa la battaglia peggiore. Chiedersi ogni minuto se sto facendo bene, se non sia troppo dura, ricordando le volte in cui i capricci ero io a farli e ho odiato chi mi lasciava lì a rotolare.

Poi c’è la Princi.

Che in questi giorni mi ha fatto capire cosa vuole.

Vuole me. Presente. Efficiente. Tutta per lei. Almeno per mezz’ora alla volta. Almeno per il tempo in cui non sono al lavoro.

E allora la scorsa settimana prima di fiondarmi nel riassettare la casa e sparecchiare la colazione mi sono lasciata portare dove lei voleva: perché ora viene da me e mi prende per mano mettendomi davanti al foglio e alle matite, alla fattoria di pezza popolata da improbabili elefanti e Winnie Pooh in pigiama.

Le caprigne (capricci-frigne) sono rientrate o, perlomeno, sono diventate più gestibili.

E ci siamo dati delle spiegazioni. Oltre a dover premere per il riposino pomeridiano (a costo di fuggire dalla casa della mamma-nonna per addormentarla in auto e sperare che prosegua una volta a casa) ci siamo resi conto che la Princi ha affinato il fiuto da segugio: sa con chi può tentare e chi cederà. Le nonne neppure si contano; è il papi quello che preoccupa: perché tanti capricci sono determinati dal voler replicare un divertimento fattole provare da Lui e che, per varie ragioni, rientra nei miei no.

E rientrerebbe pure in quelli di Lui, se non fosse che oltre ad avere affinato la capacità di psicologa, la Princi ha anche sviluppato una memoria notevole.

Sarà mica stato merito dell’elefante?

giovedì 28 febbraio 2013

domenica è sempre domenica




Niente da fare.
Continuo a chiedermi quando finirà la congiuntura murphiana per cui, in ogni week end, a un giorno di sole corrisponde un mio giorno di lavoro e a un giorno di pioggia, neve e diluvio di ogni tipo corrisponde il mio giorno libero.

Un attimo. Non è solo così. Perché a un giorno libero in cui si sogna una gita (che sia al mare o fuoriporta in caso di bel tempo, al centro commerciale in caso di rovesci)  può corrispondere anche altro. Nella fattispecie, se le vacanze di Natale dovevano essere il momento per stare un po’ di più assieme e magari uscire ogni tanto, si sono invece trasformate nel periodo in cui ho dovuto far da badante a Lui, profondamente influenzato (37.5°). Alla vertiginosa discesa della sua incredibile febbre ha poi corrisposto l’innalzarsi di temperatura della Princi (39°). Il week  end scorso si preannunciava buono: un sabato interamente passato al lavoro seguito da una domenica che, se funestata dalla neve come preannunciato dai bollettini meteo, avremmo trascorso a fare un po’ di shopping e magari concluso con una cenetta fuori.
Ma dove non potè la neve, potè il menisco.
La percezione che le cose sarebbero andate diversamente è arrivato venerdì nel primo pomeriggio quando Lui mi ha annunciato di avere un ginocchio dolorante. Passaggio dal dottore che si trasforma, la mattina seguente, in alcune ore al pronto soccorso concluse dalla prescrizione di accertamenti accompagnati da una preliminare settimana di riposo. Da subito. Alias: week end funestato da clausura forzata.
C’era di che sclerare, soprattutto al pensiero che saremmo stati costretti a rimanere intabarrati causa i 15 metri di neve previsti e, cosa non secondaria, al pensiero che la Princi sarebbe potuta essere ingestibile come annunciato dal mio rientro a casa sabato sera. Una frigna, continua e martellante. Un quarto d’ora in braccio pena acuti da soprano che mi hanno costretta a preparare la piadina, infornarla, apparecchiare con lei appoggiata sul fianco.

Il giorno dopo, invece, è stato un idillio.
Seppur sveglia, la Princi è rimasta a parlottare in piedi nel lettino permettendomi di prepararle il latte e bermi il caffè in pace: perché se ci sono due cose che mi indispongono sono non riuscire a fare colazione in tranquillità e non riuscire a farmi la doccia in altrettanta quiete. Obiettivi che, da quasi tredici mesi in qua, sono difficili da perseguire.
Bevuto il latte, è stato il momento di pensare a Winnie: e così ho tirato fuori due bicchieroni di plastica inutilizzati, uno stampo per budino ancora intonso, due cucchiaini, il set all’americana di Snoopy e ci siamo messe al centro del soggiorno a preparare la colazione per Winnie Pooh e l’orso canterino. Seria e oltremodo amorevole, la Princi ha così imparato a girare il cucchiaio nella tazza (e, ieri mattina, è passata a volerlo fare in quella del Papi), a imboccare il suo cucciolo, pulirgli la bocca e farsi imboccare emettendo un sonoro “Amh!” che le riempiva le guanciotte.

Poi, di pomeriggio, ci ha regalato un pisolo incredibilmente lungo che ho premiato portandola all’Ikea per farla uscire, camminare e divertire un po’. Pessima idea: evidentemente tutti gli astensionisti dalle elezioni si erano riversati lì, così che lasciarla passeggiare fra cucine e divani per vederla analizzare le etichette di tutte le poltrone e i tavolini esposti, fingendo poi di battere sulla tastiera davanti allo schermo di un televisore scambiato per monitor, si è rivelato qualcosa di estremamente stressante. Controllare che non cadesse, che non si portasse via un pezzo d’arredo (cioè che staccasse un pezzo da qualcosa, visto che i suoi libretti, a casa, forniscono a Lui un nuovo passatempo con il découpage), che non venisse travolta da carrelli, persone spazientite pronte magari anche a portarsela a casa o che venisse arruolata nello staff Ikea come nuova bambina immagine… beh, son tornata a casa fuori di me, con la paura di aver creato una prima sindrome da abbandono quando ho costretto la Princi a separarsi da un pelouche a forma di gattino che aveva appena adottato e da una treenne che le aveva presentato la mamma ammettendoci nella sua nuova, colorata residenza.

Tornate a casa, dopo cena tiriamo fuori dall’involucro la nuova fattoria di pezza.
«E gli animali?» dice Lui «Non li hai comprati come ti avevo detto?».
«Ma ho letto sull’etichetta che c’erano già. E poi con quello che sarebbe costata, poteva essere la prima rata di mutuo per l’acquisto di una vera fattoria».
Tuttavia, nessun problema: Mr. Billy ha pensato di riempire subito la stalla: d’altro canto, come biasimarlo? Se il Sig. Degas ha ormai affittato la poltroncina della Princi come sua abituale nicchia di riposo pure a lui è dovuto uno spazio raccolto e confortevole, che va ad aggiugnersi – comunque – al seggiolone, al fasciatoio (dove rimane imperterrito nonostante effluvi più o meno odorosi e nonostante la Princi gli si sdrai comodamente addosso) e al lettino, tutti angoli principeschi subappaltati da tempo.

Comunque l’interesse della Princi per gli oggetti è inversamente proporzionale al loro prezzo. Con buona pace di pedagogisti e creatori di giocattoli più o meno intelligenti, la fattoria è stata abbandonata in conseguenza del suo abbandono da parte di Mr. Billy per essere sostituita da un passatempo molto più accattivante. E femminile. In doppio senso. Dal pomeriggio di acquisti abbiamo infatti riportato a casa due contenitori di stoffa con zip da sistemare sotto il letto al posto degli scatoloni che ospitavano coperte e borse della stagione non corrente. La Princi mi ha dunque subito accompagnata in camera per aiutarmi a riordinare (primo aspetto femminile) interessandosi da subito a ogni singola borsetta estiva che fuoriusciva dalle scatole: e se non è femminile questo…

Essendo ormai arrivati a concludere il post al giro di boa della settimana, gli auspici per il week end sono vari. Ma in realtà dovrei ormai avere capito di non crearmi delle aspettative: di solito rimango sempre delusa.
Purtroppo a ogni occasione ci ricasco.