Forse troppa.
Ora: avere un bimbo per una persona tendenzialmente programmata in
modalità office per ogni minimo aspetto dell’esistenza
è qualcosa di oltremodo destabilizzante. Non solo perchè raffreddori, febbri,
vaccini, malattie esantematiche possono far saltare programmi anche a breve
scadenza. Ma soprattutto perché hai la
malsana, corrosiva presunzione di controllare tutto ed essere tesa come un mazzo
di corde di violino nella speranza che fili tutto liscio. Ovvero: che la
bimba dorma; che la bimba sia tranquilla in modo da permetterti di riordinare,
cucinare, docciarti, truccarti in pace; che la bimba non faccia capricci quando
uscite; che non si sporchi quando mangia; che non faccia le linguacce in
prossimità di vigili urbani o altre forze dell’ordine; che a fine giornata
decida pressochè spontaneamente di imboccare la strada del letto.
Se una sola di
queste cose in lista riesce, è già tanto.
Poi c’è la sistemazione post
vacanza: e nonostante siano passati dieci giorni l’armadio trabocca di
panni da stirare con, ovviamente, quelli che si sono aggiunti dopo il ritorno
che hanno affossato quelli delle mini ferie.
In mezzo ci sono stati tre
giorni in cui la Princi ha dato il meglio di sé in fatto di relazioni sociali.
Complice un’organizzazione a buffet di
colazione e cena, mattina e sera vagava per la sala da pranzo dell’albergo per
conoscere uno per uno i cento (forse più) piccoli ospiti. E le cameriere:
finendo poi ad abbracciarne una come la conoscesse e non ricordasse da dove è
sbucata.
Poi le public relations si sono estese alle piscine e pure alla camera,
dove la Princi, ad ogni ingresso, andava a parlottare al telefono: e credo sia
pure riuscita a comunicare con la reception.
Inseguirla perché non si facesse
male e/o venisse rapita e/o sparisse arginando nel contempo i suoi capricci
avrebbe richiesto, per riprendersi, una nuova vacanza, questa volta a due.
Ma vederla giocare e comunicare a suo modo, in maniera molto più
spigliata di noi, con bimbi e adulti di ogni lingua, osservarla gioiosa di
fronte alla mucca, dubbiosa di fronte allo starnazzare delle oche e affascinata dal suo primo incontro con il
mitico elefante è stato una ricompensa sufficiente.
Anche perché non
sapevamo cosa ci avrebbe aspettati al ritorno.
Una piccola
peste pronta all’urlo, alle lacrime e ai contorcimenti ad ogni minimo no.
Difficile riuscire a rimanere impassibili e a mantenere la stessa,
dura, linea di condotta. I problemi maggiori si sono posti, infatti, nei giorni
trascorsi dalla mamma-nonna dove la nonna-bisnonna è pronta a trasformare in tragedia
all’ennesima potenza ogni minima frigna, figurarsi un capriccio colossale. Quindi
mi sono trovata a gestire contemporaneamente tre situazioni a rischio:
la Princi che, stufa di stare nel
seggiolone, si rotolava a terra per essere presa in braccio ed essere messa in
piedi sulla panca mentre finivamo di pranzare;
la mamma-nonna che rivolgeva sguardi e sospiri
di pena verso la Princi e sguardi e sospiri di rimprovero verso di me aggiungendo,
tanto per essere chiara, che lei trovandosi da sola non l’avrebbe mai fatta piangere;
la nonna-bisnonna che all’infinita serie di “Uh!”
di riprovazione agganciava delle rassicurazioni nei miei confronti perché faccio
bene a non dargliela vinta.
Perché è questa la battaglia peggiore. Chiedersi ogni minuto se sto
facendo bene, se non sia troppo dura, ricordando le volte in cui i capricci ero
io a farli e ho odiato chi mi lasciava lì a rotolare.
Poi c’è la
Princi.
Che in questi giorni mi ha fatto capire cosa vuole.
Vuole me. Presente. Efficiente. Tutta per lei. Almeno per mezz’ora
alla volta. Almeno per il tempo in cui non sono al lavoro.
E allora la scorsa settimana prima di fiondarmi nel riassettare la
casa e sparecchiare la colazione mi sono lasciata portare dove lei voleva: perché
ora viene da me e mi prende per mano mettendomi davanti al foglio e alle
matite, alla fattoria di pezza popolata da improbabili elefanti e Winnie Pooh
in pigiama.
Le caprigne (capricci-frigne)
sono rientrate o, perlomeno, sono diventate più gestibili.
E rientrerebbe pure in quelli di Lui, se non fosse che oltre ad avere
affinato la capacità di psicologa, la Princi
ha anche sviluppato una memoria notevole.
Sarà mica stato
merito dell’elefante?
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