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venerdì 20 settembre 2013

aqquartamento e nuovi dubbi sull'essere e non essere





Ormai sono ben aqquartata: lunedì, alla visita di controllo, il dottor D. ha confermato che siamo alla 18esima settimana.
Non prima, però, di avermi nuovamente chiesto da dove provenga il mio cognome, dando seguito a un rituale iniziato quando aspettavo la Princi e che proseguirà per i prossimi quattro mesi e mezzo.
Il/la Pulci, di cui secondo me è stato individuato (ma non svelatomi) il genere, sta benone: io, dopo aver constatato quanto stia aumentando il peso, un po’ meno. Cerco di rassicurarmi in ogni modo, conteggiando il tempo e i potenziali chili già passati, quelli futuri, cercando di confrontare sempre il tutto con il periodo di viaggio della Princi: sono a metà strada anche in questo senso.
Quindi, a volte penso in cosa si possa misurare una gravidanza: chili, frequenza della nausea, notti insonni o di malsonno, stanchezza, fiatoni per salire le scale, taglie di reggiseno aumentate, buchi della cintura da scalare, tempo necessario affinchè la pancia cresca al punto da non permetterti di allacciare le scarpe, code allo sportello prelievi, vasetti di Nutella consumati (e sono già abbondanti, seppure ci sia pure lo zampino di Lui), fette di prosciutto a cui hai rinunciato, bicchieri di birra che ti sei vista passare davanti silenziosamente, telefilm o film di cui non hai visto il finale perchè sei collassata prima, telegiornali che ormai non segui più perchè la pupa si imbambola anche davanti alle immagini del cronista più noioso. Però lo ammetto: questa volta sono molto più "easy" e molto meno ligia nell'osservare i vari divieti: e mezzo bicchiere di vino nelle cene/pranzi più importanti, un bicchiere di birra per far scivolare giù la pizza me lo concedo più che volentieri. Anche perchè da ieri sembra che abbia un nemico in più: gli hamburger. Secondo il dottor D. per evitare la toxoplasmosi devo tenermi lontana anche da quelli: e tutto ciò ovviamente non ricordandosi che, alla visita precedente, aveva fatto uno strappo alla regola in mio onore passandomi ogni tanto del prosciutto crudo ben stagionato.

A parte il/la Pulci, che al momento ancora non si fa sentire se non - appunto - in termini di chili in più e vestiti da poter indossare in meno, in queste settimane di silenzio dal blog il mio pensiero è stata la Princi: ma attorno a lei si sono incastrate le preoccupazioni per il rinnovo del contratto di lavoro, la stesura del testo e dell'abstract per il convegno di ottobre, la ripresa delle mostre, oltre naturalmente alla routine domestica fatta di casa, pranzi/cene da mettere in tavola, catene montuose di panni da stirare, pensieri vari per ciò che accade attorno a noi. 
Lei, però, è stata il pensiero fondamentale. E sono arrivata alla conclusione che lo sia troppo. Sollecitata dal vedere che molte coppie e mamme che conosciamo si concedono viaggi più o meno lunghi e lontani, solleticata dalla nostalgia per un passato che a volte mi pare troppo remoto fatto di palestra, cinema, cenette a due ho pensato che forse non è sbagliato se ce le concediamo pure noi. Anzi: potrebbe essere salutare, per lei e per noi.
Al che si sono aperte diverse questioni:
1. all'oretta di palestra (se ci mettiamo il tragitto e il tempo della doccia fanno due ore) è seguita una Princi-frigna colossale: percepisce il mio senso di colpa per averla abbandonata? anche perchè a risvegliarlo, qualora ce ne fosse stato bisogno, sono intervenute come sottofondo dell'allenamento proprio le canzoni che lei balla come una pazza.
2. ok: io ho dei problemi a lasciarla: ma Lui? dopo tanto dirmi che ho bisogno di prendere del tempo per me e che abbiamo bisogno di tempo per noi non fa nulla per concretizzare tali buoni propositi: quindi il senso di colpa aumenta.
3. alle frigne diurne si sono aggiunti, negli ultimi dieci giorni, capricci infiniti e sfiancanti al momento di andare a dormire: per cui, come nell'episodio di Peppa che abbiamo visto ieri pomeriggio, mentre lei era bella pimpante a giocare con la sua cucinina, noi russavamo sul divano. E questo accadeva anche nel caso in cui fossimo usciti, si fosse fortunatamente addormentata in auto ma, appena poggiata nel lettino, una sirena da far impallidire pompieri, carabinieri, ambulanza e polizia tutti insieme.
Dopo giorni di riflessione, la conclusione: come ho letto domenica su una rivista, alla Princi (così come a tutti i bimbi) non frega niente di avere una mamma multitasking capace di preparare la minestra, fare il letto, sistemare il pigiamino a Winnie Pooh e cambiarle il pannolino in una manovra sola. La Princi ha bisogno di una mamma e di un papà che quando ci siano veramente: prova ne è stata il fatto che, una sera, ha tolto di mano il telecomando a Lui per scaraventarlo a terra; dopo, sarebbe toccato al suo cellulare seminuovo.
Così ora cerco di rimandare la cura della casa a momenti in cui altri possono stare con lei o, se proprio sono in emergenza, pulisco cantando e ballando insieme a lei, affetto le verdure portando la sua cucinetta nella mia, ho cominciato - su sua sollecitazione capricciosa - a non costringerla ad assistere alla mia doccia dall'alto del seggiolone lasciandola sdraiarsi nel lettino perchè spesso così si addormenta.
E, a proposito di dormire, ho capito che i lunghi pisoli mattutini possono sì essermi d'aiuto se ho qualcosa da fare, ma risultano deleteri sul ritmo del sonno del resto della giornata. Quindi: la mattina si dorme al massimo 30-40 minuti, di pomeriggio si dorme perchè - da qualche giorno - la mamma la culla tenendola in braccio, scuotendola leggeremente, passeggiando e cantando De Gregori con il filo di voce rimasto data l'apnea che provoca tutto questo esercizio: ma il gioco vale la candela, dato che almeno un'oretta e mezza di nanna poi ci scappa.
So che non dovrei dirlo perchè poi domani cambierà tutto, perchè appena dico che le cose sembrano migliorare poi si precipita in una nuova, inspiegabile crisi: ma la Princi sembra più serena; e pure io, che cerco di imparare ogni giorno a guardare le cose con i suoi occhi.
 
Anche lo shuttle, a cui lei ormai è abituata: ogni mattina gli dice "Giorno!", durante la giornata lo saluta con un "Tau" che corona appoggiandoci sopra la testolina, accarezzandolo o cercando di mettersi in contatto con il fratellino/sorellina attraverso l'ombelico, convinta che schiacciandolo lui/lei possa sentire: e magari è così.
p.s: essendo passato qualche giorno da quando ho scritto il post effettivamente lecose sono cambiate: ma difficile dire come  per quanto dato che, con la Princi, come mi avev preannunciato un amico all'indomani del parto, si sperimenta una quotidianità sempre uguale e ogni giorno diversa.

martedì 3 settembre 2013

che prezzo ha la libertà?




Ieri ho avuto la malsana idea di trascorrere ben sei ore da sola; anzi: addirittura di pensare un po’ a me; di più: mi sono permessa di divertirmi e rilassarmi.
Sapevo che l’avrei pagata: o forse l’ho pagata perché, sotto sotto, un filo di senso di colpa lo dovevo avere anche se nascosto sotto lo stupore di ritrovarmi con la casa vuota e il sollievo portato dal silenzio. O forse l’ho pagata perché dovrei concedermi più momenti da single-non mamma-dottoranda di ritorno: la Princi ci sarebbe più abituata.

E credo dovrei farlo soprattutto ora: credo dovrei farlo per rispetto a Pulci.
Certo: ricalcare un percorso di incontri pre-parto, mattinate in piscina e visite analogo a quello seguito durante il viaggio della Princi è difficile, proprio perché ora c’è lei e pure un lavoro che a quel tempo mancava. Ora ci sono tre agendine da amministrare: la mia del tempo libero (ossia, per l’appunto, le visite e i corsi pre-parto, compreso quello in piscina: quindi, a ben vedere, sono comunque impegni e non propriamente “cose che mi piacerebbe fare/cose per me”), la mia del lavoro e quella della Princi, che volevo costruire attorno alla ripresa della piscina (per vedere se si placa la sua “ansia da doccia”) e dei laboratori creativi dell’associazione di cui facciamo (anzi: faremo nuovamente) parte.

Ieri la giornata aveva in programma qualche ora di studio casalingo e solitario per prepararmi al prossimo, sempre più imminente convegno cui sono stata invitata a partecipare. Grazie alla disponibilità della Mamma-nonna – cui andrebbe eretto un monumento visto che, nonostante il pessimo momento, ha sempre tempo e amore per noi – appena è venuta a prelevarla (già: perché ha fatto pure questo!)  ho chiuso la porta di casa e sono andata in palestra. Sì, roba da pazzi dato come mi sono sentita nel week end, quando ho rischiato di cadere a terra da un momento all’altro per la stanchezza unita a innumerevoli e poco piacevoli gite in bagno.

Ma la giornata era cominciata bene: brioche riempita di Nutella per festeggiare una notte in cui, finalmente, tutti abbiamo dormito meglio. E ognuno al suo posto: cosa che è stata possibile solo a seguito di un mio piccolo braccio di ferro con la Princi risolto ricordandole che Peppa dorme nel suo lettino con Teddy e non assieme a Mamma e Papà Pig.

Dunque, sono partita per la palestra: con il filo di senso di colpa di cui sopra, perché avevo ignobilmente approfittato della Mamma-nonna per qualcosa che esulava dallo studio cui mi sarei dovuta alfierianamente dedicare; e perché, appunto, mi sembrava un po’ da incoscienti ad andarci essendo stata male.
Ma lo dovevo e lo volevo fare per me e per Pulci: perché il senso di colpa maggiore è quello per la pancia che continua spropositatamente a crescere e per la fame che sembra non abbandonarmi mai. Ma anche perché quando aspettavo la Princi sono andata in palestra fino al quarto mese circa: e proprio ieri mi…aqquartavo. Poi, comunque, mi sono resa conto che la pesantezza di gambe serale la evito se mi muovo un po’: e non importa se oggi, poi, cammino come Robocop.
Insomma: per un’ora mi sono rilassata, anche se ovviamente ogni tanto alla Princi ci pensavo. Poi, tornata a casa, ho iniziato a cospargere pavimento, tavoli, sedie di fotocopie, appunti, quaderni, evidenziatori: ed è stato un altro tuffo nel passato, ai tempi in cui ogni sera la trascorrevo a mettere in ordine il caos ordinato della mia futura tesi di dottorato e non a risistemare per la centesima volta la cucinina che ora troneggia nel soggiorno. Accendere il computer a casa; lasciarlo acceso per più di un quarto d’ora: e chi se lo ricorda più?


effetti di colore a mano e... con forchettate
Così, con questa leggerezza e felicità per essere riuscita almeno a dare una scaletta ai miei pensieri e prepararli per il giorno dopo, sono andata a riprendere la Princi. Che, in verità, grazie anche alla presenza del suo cuginetto, si era molto divertita. Unico neo: in tutto il giorno, dalle 7 di mattina, aveva dormito solo un’ora scarsa. E il fatto che abbia poi compensato questa carenza con un’altra oretta prima di cena non è stato d’aiuto, anzi: dopo mangiato non ne voleva sapere di chiudere bottega. E questa volta Santa Peppa ci ha messo il .. pennello fra le ruote: perchè in uno degli episodi cui abbiamo assistito, lei e George dipingevano con le zampette, alla Princi è tornato in mente quando lo abbiamo fatto in casa e voleva rifarlo, subito. Poi voleva estirpare gli adesivi in gel dal mobile del salotto; poi ha voluto il latte, poi non lo voleva più; poi per dormire voleva la mamma, poi voleva il papà; poi credo si sia addormentata nel lettone: ma di più non si poteva fare.


disegno fatto...con i piedi
Temevo che la notte sarebbe stata tempestosa: ma la bufera si è spostata al mattino. Perché, per la legge di Murphy o per il semplice contrappasso dantesco, a una giornata di leggerezza e recupero energie doveva seguire qualcosa di devastante. E la crisi serale non poteva essere sufficiente. Come promesso, la mattina ho tirato fuori colori, album, tovaglia e pure sacchi di plastica per difendere il pavimento dall’impeto di Picasso. Ma come a dire: «Mamma: tu ieri mi ha abbandonata? E ora vedi che ti combino» la Princi ha comunque trovato il modo di combinare un macello. Pitturandosi molto meno dell’altra volta, è vero; ma decidendo a un certo punto di … trasformarsi in dalmata sprimacciandosi l’occhio con la mano inzuppata di nero. E così la doccia è stata una tragedia al massimo grado.
 
dalmata in azione
L’ho piazzata nella bacinella e sebbene sentissi un rumore d’acqua di sottofondo non mi sono alzata a guardare: nella fretta ho sistemato male una bacinella che, aprendo il rubinetto del bidet, ha provocato una piccola inondazione del bagno. Così non ho dovuto ripulire solo una stanza: e, fra l’altro, contavo sul fatto che tanto fervore artistico facesse addormentare la piccola Pollock. Invece per riuscirci siamo dovute uscire a passeggiare: pisolo di tre quarti d’ora, durante il quale mi sono massacrata al pensiero di quanto le avessi risposto innervosita durante questo esperimento laboratoriale.


Forse respirare troppa aria di libertà mi ha fatto male. Forse dovrei invece respirarne di più e più spesso.
Vai a saperlo: come ho scritto nell’ultimo post, non è abbastanza interrompere la colazione per prepararle il latte in fretta e furia; non è abbastanza leggerle ogni mattina gli stessi libri per tenerla incollata al vasino; non è abbastanza asciugare dove allaga il pavimento di pipì mezzo secondo dopo essersi alzata dal vasino; non è abbastanza permetterle di giocare con tutto ciò che trova sulla sua strada (trucchi, spazzole, cellulari…); non è abbastanza uscire carichi di borse anche se si starebbe volentieri a casa solo per cercare di addormentarla o per portarla in posti potenzialmente divertenti; non è abbastanza condividere con lei il proprio piatto a pranzo e cena; non è abbastanza giocare  assieme con la cucinetta, disegnare, guardare tutti assieme Peppa Pig, ascoltare la musica che decide lei per farla ballare, cantare per mezz’ora per riuscire a farla dormire nel suo lettino, prendersi i suoi calci nella schiena se si risveglia di notte e zompa nel lettone. Non è abbastanza: la frigna ha sempre un margine di libertà non previsto.
Speriamo che stasera sia meglio. Speriamo che abbia dormito un po’ nel pomeriggio. E ieri sera, alla faccia del mio senso di colpa, avrei fatto bene a proporre a Lui di uscire a prendere un gelato: forse si sarebbe addormentata in auto o nel passeggino e ci saremmo evitati tutto quello stress.

lunedì 19 agosto 2013

Perché voglio comunque (e ancora) nascere a Gorizia.






Non è stata una scelta semplice: non ci ho dormito per settimane. Ho soppesato pro e contro, ho fatto un tuffo nei ricordi, seppur recenti, e ho cercato di immaginare il futuro.

Anche la mia ginecologa, quella che ha sempre avuto una parola e un gesto gentile quando aspettavo la Princi, quella che si è fermata oltre all’orario di lavoro per vederla nascere, anche lei se n’è andata dal reparto. Complice l’incertezza sul destino del Punto Nascita, la prospettiva di un accrescimento professionale, lo stress provocato da continue polemiche e botta-risposta su ciò che sarà.

Purtuttavia, la visita per avere la conferma di questa nuova gravidanza l’ho fatta da lei, ma storcendo il naso. Era la terza volta che andavo in quell’ospedale e come ogni volta mi sono persa: una volta andando, una volta tornando, una volta all’interno, una volta – quando la Princi aveva l’otite – ci siamo persi tutti e tre nel tragitto dal Pronto Soccorso alla Pediatria. Ricevendo poi un trattamento discutibile: perché secondo chi ci ha “accolto” (parola troppo gradevole per l’atteggiamento usato) noi eravamo lì perché la bimba piangeva senza trovare pace. Non perché aveva l’otite che poi le hanno riscontrato.

Ma a farmi storcere il naso sono state una serie di altri motivi: andare in un ospedale “non mio”, più simile a un aeroporto che a un nosocomio; sentirmi un numero fra numeri da smaltire; dover attendere un’ora e mezza prima di essere visitata.

No: quel partificio non fa per me.
Ne avevo anche già parlato con la dottoressa C. dicendole che spostandosi mi aveva messo in una forte crisi di coscienza dato che, se era vero che con lei mi ero trovata bene, era altrettanto vero che mi ero trovata perfettamente a mio agio con il personale del reparto: ostetriche, infermiere, persino con la signora delle pulizie che ogni giorno diceva di volermi rapire la Princi, unica femminuccia fra sette maschietti.

Devo essere onesta: a farmi desistere dall’idea di un parto in trasferta sono state anche l’idea di essere inserita in un sistema di visite e controlli piuttosto rigido e che mi avrebbe chiesto il costante uso di un navigatore per arrivare a destinazione e, non ultimo, l’aumento della parcella della dottoressa: che, fra l’altro, sarebbe una botta di … troppo esagerata se anche questo giro fosse in zona allo scattare dell’ora X.  

Certo: mi mancherà.
E qui sono entrati in campo i ricordi. Lei che a ogni controllo sapeva quanto penoso fosse per me l’incontro con la bilancia; lei che cercava di dissipare le mie paure per il peso e la pancia che aumentavano; lei che mi diceva di non dar retta a chi diceva di non mangiare questo o quello durante il corso pre parto; lei che mi era vicina durante l’allunaggio e mi incitava contraddicendo l’ostetrica E. dicendole che ero bravissima; lei che ci ha abbracciati e baciati entrambi (Lui e io) una volta vista la Princi, subito dichiarata “bellissima”.

Però poi ho ricordato anche il corso  in piscina; le ostetriche sempre sorridenti e disponibili che ti conoscevano per nome; l’ostetrica A. che a ogni monitoraggio guardava con tenerezza quello che chiamava “il mio pancino”; l’atmosfera di familiarità che mi ha reso per certi versi difficoltoso il giorno delle dimissioni e che rendeva invece piacevole ogni visita e controllo.

Ma poi, com’è giusto, alle considerazioni sentimentali sono subentrate quelle pratiche, anch’esse condite di ricordi. La maggiore vicinanza alla Mamma-nonna, anche lei soggetta a peregrinazioni in tutta la regione prima di raggiungere l’ospedale-aeroporto; la maggiore vicinanza a tutti, che così potranno nuovamente inondare la camera appena sarà compiuto l’allunaggio; la possibilità per la Princi di venire immediatamente a conoscere il suo nuovo coinquilino/a (possibilità rigidamente negata nell’altro ospedale); e poi, a dirla tutta, un buon incentivo è stato sapere che il dottor C (quello che mi voleva rispedire a casa senza essersi accorto che avevo perso le acque) non è più nell’organico dei medici.

Il resto poco importa. Non importa se il/la Pulci nascerà di qua o di là da un confine che non esiste più e che attraverso quasi quotidianamente per pannolini, pizza o vestiti. Se servirà, lo attraverseremo anche per vederlo e conoscerlo: e così sarà ancora più libero/a da valichi mentali di quanto non siamo noi.

E al di là di tutto questo, il motivo per cui voglio comunque nascere a Gorizia è uno.
Perché è la mia città e ci sono affezionata, anche se a volte la denigro per la sua indolenza e per il suo scarso entusiasmo.
Il/la Pulci non è e non sarà meno importante della Princi, seguita con visite private; ma visto che durante la sua gravidanza e la sua nascita tutto è andato liscio conto sia così anche in questo caso.
 
 

martedì 13 agosto 2013

chi saluta e chi balla


 
Non c’è che dire: entrambi hanno il senso dell’umorismo e del divertimento.
Il/la Pulci anche ieri, quando il dottor D. ha iniziato il suo tour virtuale nello shuttle attraverso l’ecografo, ha iniziato a palleggiare. Rimbalza su e giù. Ma non solo.
«Hai visto che ti ha fatto ciao con la manina?».
Siamo scoppiati a ridere, Lui ha esclamato «Che figo!»: e se mi fossi girata a guardarlo credo che avrei visto un luccicore all’occhio. Perché è venuto pure a me.
Il resto della visita è stato una piacevole sorpresa. Nel senso che non ci aspettavamo un controllo così accurato e un atteggiamento tanto premuroso da una visita “della mutua”. Che si è aperta con il cavallo di battaglia del dottor D.:
«Lei di dov’è? Di  Gorizia con quel cognome?»
A parte il fatto che viviamo in una città ex di confine in cui i cognomi in “–ch” sono ordinari: fossimo a Bologna o Milano il suo stupore sarebbe giustificato. Ma forse il tutto è sollecitato anche dall’attuale situazione del punto nascita, probabilmente usato molto più da donne straniere che da italiane le quali, come avevo pensato per mezzo secondo di fare anch’io, hanno seguito i loro ginecologi di fiducia migrati in altri lidi meno a rischio chiusura, più all’avanguardia, più frequentati. Ma di quanta ansia mi abbia provocato la decisione di farmi seguire lì dove è nata la Princi parlerò in un prossimo post.
Altro stupore per il dottor D., legato proprio alla questione dell’elevato numero di forestiere che visita, è giunto dalla mia prontezza nell’estrarre dalla cartellina analisi del sangue, cartellina compilata in ospedale a seguito della traslucenza, appuntamento per la morfologica.
Il terzo momento in cui è rimasto a bocca aperta è stato quando gli abbiamo detto di avere una bimba di un anno e mezzo:
«Ah! Fuori il dente, fuori il dolore!», che è una delle tante frasi, diciamo di circostanza, che ci si sente rivolgere al secondo arrivo. Non oso immaginare al terzo.
Però siamo rimasti entrambi davvero molto soddisfatti, anche dall’ostetrica che lo affiancava: la stessa che, quando aspettavo la Princi, è uscita in corridoio urlando:
«Chi è la donna gravida?» facendomi abbassare le orecchie da mucca che in quel momento mi sono sentita spuntare.
Ieri, invece, sono stati entrambi molto gentili: il medico mi ha addirittura prescritto una visita cardiologica perché Lui si è ricordato che anni fa gli avevo parlato di un soffio al cuore che avevo alla nascita e di cui non mi sono mai preoccupata; e si è poi preoccupato, persino all’eccesso, per i globuli rossi un po’ più bassi del normale, perché sono un pò sottopeso (e questa è stata per me la migliore notizia della giornata) e perché tendo ad avere un umore ballerino. Tanto che, dopo un pippone di mezz’ora sulla toxoplasmosi («Sa cosa evitare? Sa come comportarsi?»), si è lasciato scappare:
«Cosa le piacerebbe mangiare? Le piace il prosciutto crudo?». «Sì, ma se non posso mangiarlo…» «Lo può mangiare: a patto che sia stagionato di 16-18 mesi!». Ip ip urrà per il dottor D.!
L’ostetrica, dal canto suo, mentre mi visitava mi ha consigliato di farmi aiutare, soprattutto quando saranno effettivamente in due: «Magari l’asilo nido, valuti questa ipotesi».
E così oggi sono piombata nello sconforto: perché mi pare che tutti attorno a me mi stiano indicando modelli di comportamento verso i figli per dirmi che ciò che stiamo facendo noi è sbagliato.
Ma veniamo alla Princi, che anche ieri ci ha fatto dannare per un pisolo di un’ora e un quarto da cui è stata sopraffatta facendosi cullare in braccio, ovviamente da me.
La sera l’abbiamo portata alla sagra insieme a G. e al cuginone V.
Prescindendo dal fatto che avevo una fame colossale e lei si è spolpata tre quarti del mio pollo e metà del mio strudel, mi sono divertita un sacco a vederla piroettare sulla pista. Questo prima che venisse travolta da una coppia di ballerini impegnati nell’alligalli per finire poi la serata tra i pianti più acuti: perché, naturalmente, quando la pista ha iniziato a riempirsi lei non poteva stare nella porzione ancora non trafficata ma è dovuta rimanere in mezzo a volteggi e casquè.
Ma prima di precipitare si è divertita a inseguire gli altri bambini e bambine che ballavano come lei, altri che facevano le bolle di sapone, iniziando poi a sculettare con le mani sui fianchi e a tirarsi su sulle punte fino a ricadere per aver ecceduto nel collo del piede. E rideva. E volteggiava. E gli occhi le brillavano come non mai. E batteva le mani quando la musica stava per finire come se conoscesse già la melodia. E’ stata uno spettacolo, anche se ho dovuto correrle dietro: ma, tutto sommato, le corse sono state meno di quelle a cui mi ha costretta nelle ultime cene fuori.


domenica 11 agosto 2013

Pulci e Princi


Avvertenza preliminare: mi scuso con chi legge ma al fine di evitare il lancio dalla finestra di un computer non mio causa continui stop a internet Explorer ogni volta che tento di inserire delle immagini, ho dovuto ometterle: ma così chi legge potrà inserire le immagini che la fantasia gli/le suggerisce.


Domani prima visita in consultorio.

Così forse ci capirò di più sul perché l’infermiera dell’ospedale, sollecitata dal dottor C. a darmi un appuntamento, dopo aver saputo la mia età mi ha detto: «Allora vada in consultorio». E spero non fosse un’offesa.

Verrà anche Lui, che ora è in ferie e che ovviamente, dimenticandosi di questa incombenza, mi proponeva una giornata al mare. Chissà, forse sarebbe stato meglio. Se non altro non mi sarei dovuta sottoporre alla prova bilancia; ma, già: ci sarebbe stata la prova costume: e non so cosa sarebbe stato peggio.

Probabilmente troveremo il dottor D. L’ho già conosciuto ai tempi della Princi: l’ho incontrato al colloquio per la traslucenza e poi alla morfologica, dove ha manifestato le proprie titubanze sull’opportunità di comunicare il sesso della Princi. «Il pisellino non si vede. Ma fossi in lei aspetterei a dirlo»: consiglio che ovviamente non ho seguito precipitandomi subito a comprare il carillon rosa da cui Lui avrebbe dovuto capire tutto. Se non fosse che, invece, sulla confezione anziché notare il nastro rosa che correva tutto intorno alla scatola ha subito visto tre stelline di numero, azzurre, che campeggiavano nell’angolo in alto a destra.

Comunque l’ho preparato: «Guarda, non è una cima ma io mi ci sono sempre trovata bene. Unica cosa è che, vedrai, anche ‘sto giro mi dirà che non è possibile che sia nata in Italia con il cognome che mi ritrovo»: perché questo era il refrain di ogni nostro incontro.

La Princi nel tempo della visita rimarrà dalla Mamma-nonna; e noi speriamo di fare piuttosto presto dato l’orario della visita: le 13, del 12 agosto. Mi sembra perfetto: fortuna che non sono al sesto mese o giù di lì sennò credo collasserei per il caldo, che già così comunque soffro molto.

La Princi, dicevo: in questi giorni le abbiamo fatto fare un’intensa vita sociale e, in certi momenti, ne sono stata molto provata.

A proposito del caldo e della stanchezza, giovedì pomeriggio non avendo le forze necessarie per starle dietro e dato che non dava segni di cedimento per un eventuale pisolo, ho proposto a Lui di andare a fare un giro in uno dei suoi negozi di bricolage preferiti: «Così magari in auto dorme e quando siamo là si distrae e siamo un po’ in pace». Questo quello che ho pensato: ma non avevo fatto i conti con lei, che ultimamente (diciamo da quando siamo tornati dalle ferie?) ha sviluppato un tono lamentoso degno di un’attricetta di Beautiful. E a questo ha aggiunto (vero e proprio regalo delle ferie) una spiccata papite, diciamo un Edipo molto precoce: per cui se uniamo la voce lagnosa al motivetto «Papàààà, papààà» si raggiunge lo sfinimento nel giro di mezzo secondo. Non contenti di un tour costellato da frignotti vari, sebbene già abbondantemente sfiniti, Lui mi ha proposto un giro in un megastore per cercarmi un nuovo cellulare, in sostituzione di quello (precedentemente suo) a cui la Princi è riuscita a togliere la suoneria senza farci capire come reinstallarla. E lì è stata la fine: Lui ha pensato bene di non piazzarla nel passeggino. Morale: io i cellulari non so neanche dove fossero di casa, in compenso ho visitato accuratamente il reparto televisori, lavatrici, l’angolo dei distributori automatici (per i quali ha un’inspiegabile passione) guadagnandoci un’ora di palestra gratuita ma assolutamente bisognosa di un trattamento relax d’urgenza. Trattamento che mi è stato concesso da Santa Peppa, come una nonna conosciuta in vacanza ha ribattezzato Peppa Pig. E per fortuna poi la serata ha preso una piega più tranquilla.

Venerdì, invece, un’oretta di terrore non ce l’ha risparmiata nessuno causa il desiderato ma repulso pisolo pomeridiano. Seppur stanca, lagnosa per il sonno, la Princi ha fatto tremare le mura di casa della Mamma-nonna con i suoi pianti, mettendo anche a dura prova il rapporto tra me e il Papi sui nostri divergenti metodi educativi. Lui si è steso sul lettone aspettando che lei, piangente, cedesse autonomamente per lo sfinimento (cosa che, in verità, ho fatto pure io, non più tardi di una settimana prima); io che, a un certo punto, sono andata a recuperarla, non dal lettone ma in piedi, accanto a Lui semi svenuto dal sonno: e l’ho fatta addormentare spalmata su di me, raggiungendo una temperatura corporea di circa 60° e un tasso di umidità del 300%. Però poi ha dormito quasi tre ore, pronta per affrontare una cena fuori con la nonna-suocera, il nonno-suocero e un altro parente: e calcolando che ci siamo spazientiti noi per la lunga attesa, la sua irrequietudine è stata nella norma. Solo che mi ha imposto un chilometraggio illimitato per recuperarla, accompagnarla, metterla sui giochini: cosa che ho fatto tutta la sera con buona pace di chi non si è mai alzato e di chi si è alzato una sola volta sbuffando.

Ieri, invece, la frigna per il pisolo si è spostata alla mattina mentre al pomeriggio pare abbia dormito due ore e mezza insieme a Lui: e perché, mi chiedo io, non succede mai a me permettendo anche al/la Pulci di riposare??? Ma che importa: l’importante è stato che la sera, dopo averla vestita da super Princi tutta svolazzante (e lei, vera femminuccia, era tutta gongolante quando le dicevamo quanto fosse bella), siamo finalmente usciti con gli amici, come non facevamo da tempo. Soprattutto perché in questo tempo ci siamo moltiplicati e quindi accanto al tavolo ora ci sono due seggioloni e un passeggino, tra qualche mese due. E lei si è divertita: e noi pure. E speriamo ci siano altre mille e mille serate come quella di ieri.
 
 
 

martedì 6 agosto 2013

partenza!



E così ieri ho fatto la traslucenza.
Devo dire di essermi emozionata quando il dottor C. ha girato il monitor dell’ecografo verso di me, ha attivato il volume e ho sentito per la seconda volta il galoppare del suo cuoricino. Ma soprattutto mi sono emozionata quando mi ha fatto vedere il suo primo profilo (che ho intuito), le manine e i piedini: che non ho visto, vabbè, ma sapere che ci sono già è stato bello (anche se mi è venuto il dubbio di essere davvero solo al terzo mese). Così come – e di questo, invece mi sono accorta bene – è stato divertentissimo vederlo saltare su e giù: cosa che un po’ mi ha spaventata, perché se già adesso è così agitato figuriamoci tra qualche mese. E sentirmi emozionata nel vederlo/a è stato super, soprattutto perché se con la Princi era tutto nuovo e quindi tutto sorprendente e commovente, ora lo è ancora, ma un po’ meno: e questo nonostante la felicità del nuovo arrivo, di fronte alla quale –purtroppo- qualcuno ci ha chiesto se fosse voluto o “capitato”.
Domanda un po’ infelice, dal mio punto di vista.
Comunque per il resto la visita è stata senza infamia e senza lode: il dottor C., molto professionale, mi ha spiegato nuovamente il funzionamento della traslucenza, le differenze con l’amniocentesi (su cui mediterò), mi ha chiesto per due volte dati tipo se fosse la prima gravidanza, se fumassi, quanto peso (ahia!): perché all’inizio della visita l’ha riportato sul computer, alla fine della stessa l’ha dovuto scrivere a mano. Però ha imbroccato al primo colpo il mio nome e cognome quando li ha dovuti digitare sull’ecografo: e quindi non posso pretendere di più.
Poi l’infermiera mi ha dato l’appuntamento per la morfologica (il 1 ottobre alle 9: meno male che la Princi si sveglia all’alba!) e dopo ho telefonato per avere un appuntamento per una visita, non privata, ora da farsi in consultorio: lunedì 12 agosto alle 13. Orario ideale per la metà di agosto, ma perfetto perché ci sarà anche Lui che dalla prossima settimana è in ferie.
Insomma: ieri mi sono resa conto che l’avventura è davvero cominciata. Ora il tempo sarà scandito in base a visite, ecografie, corsi preparto. Mi piacerebbe poterci far entrare anche la palestra e la piscina ma ora tutto è più complicato: devo sempre considerare di avere un’appendice di 80 cm che non può accompagnarmi ovunque ma che non posso neanche lasciare ogni giorno e tutto il giorno con le nonne, indipendentemente dalla loro disponibilità e dal mio desiderio di ritagliarmi dei momenti per il/la Pulci.

Perché, a dire il vero, sto anche pensando che questi mesi saranno gli ultimi in cui la Princi ci avrà in esclusiva: e quindi cerco di coccolarmela quanto più posso. Lei forse qualcosa ha intuito: perché stamattina, quando doveva rimanere con la nonna-suocera, mi si è gettata al collo per abbracciarmi e riempirmi di baci.

domenica 4 agosto 2013

e raddoppiano i calzettoni


E domani si riparte.
Ricominciano visite, ecografie, e – nella fattispecie – la traslucenza nucale. Poi magari sarà la volta dell’amniocentesi, segno inequivocabile degli anni che passano.

Si ricomincia perché i calzettoni raddoppiano.
Lo sappiamo da più di un mese, anche se la conferma è arrivata solo dopo le ferie. Ma lo sappiamo perché – esattamente come accaduto per la Princi – sono stata travolta e abbattuta da continue ondate di nausea, inizialmente (anche se senza convinzione) attribuite a un periodo di stress. Poi è venuto il test casalingo: e stavolta Lui ha capito che non si trattava di un termometro ma ha sperato che avessi sbagliato a interpretarlo per via di quella seconda linea rosa poco accentuata. Prima delle ferie ho fatto giusto in tempo a fare le analisi prescritte dal medico di base: un’ora e mezza di attesa per risultati che la ginecologa ha visionato solo il giorno dopo il nostro rientro. E dopo un’ora e mezza di attesa anche lì, davanti a uno sfilare di pancioni, a una ragazza che piangeva, a signore di mezza età impazienti per non essere state ancora chiamate.

Poi sono entrata io, con quell’ appuntamento mezzo abusivo preso telefonicamente e neppure registrato sull’agenda dell’infermiera di turno. Alla quale la ginecologa ha detto, tanto per mettere in chiaro le cose:
«Questa qui non ha neanche le mestruazioni e rimane incinta!».
Già: perché la scorta di assorbenti che alberga nello sgabuzzino, ora opportunamente stipata negli scaffali più alti per ovvie ragioni, è rimasta pressochè intatta dalla nascita della Princi. E, quindi, anche in questo caso come è accaduto all’inizio del suo viaggio, la data dell’allunaggio non potrà essere molto certa.

«Vediamo un po’: magari stai anche già per partorire!».
Secondo la stima dell’ecografia, quello/a che d’ora in poi sarà il/la Pulci era già in viaggio da nove settimane: ormai, domani, saranno dodici. Quindi: entro nei tre mesi. Quindi: stop alle nausee, si spera.

Ovviamente la parte più dolorosa della visita è stata per me salire sulla bilancia, così come quotidianamente la parte più dolorosa della giornata è decidere come vestirmi, guardarmi allo specchio, fingere di credere a chi – in realtà con una convinzione piuttosto spinta – dice di vedermi benissimo. Perché ora lo so: di tutte le dicerie, modi di dire, stupidaggini varie che ci si sente propinare nel corso dei nove mesi l’unica ad essere corretta è evidentemente quella in base alla quale «con il secondo la pancia esce subito». E ci starebbe pure, dato anche che non mi ero rimessa ancora in forma dal Princi allunaggio: ma quando sono andata, lunedì scorso, in ospedale e ho visto una mamma nemmeno giovanissima, con pupo più o meno dell’età della Princi che prendeva appuntamento per la traslucenza e non aveva mezzo filo di pancia che le si vedesse tra i mini shorts e la canottiera attillata, il mio “io” ha subito un duro colpo.

Il primo regalo del/la Pulci, arrivato giovedì 1 agosto da G. & V.
Comunque, a parte questo, a parte le paure per il futuro, a parte i pensieri per il presente e per chi mi circonda, a parte il timore – quando la Princi è tignosa – di aver commesso una pazzia, a parte i dubbi su chi/dove/come essere seguita; a parte tutta questa ridda di ansie e paturnie che si trasformano spesso in veglie notturne, siamo contenti. Già ci immaginiamo il casino che regnerà sovrano, i tentativi di soffocamento del/la Pulci da parte della Princi, le corse per consegnare la Pallina a una nonna al momento del parto…

Certo, ci sono tanti pensieri, che cercherò di dipanare nei prossimi post: e mi dispiace non aver tenuto un diario pressochè giornaliero dell’allunaggio della Princi per poterlo rapportare a questa nuova avventura. Che sarà diversa: me lo devo imprimere bene nella mente. Se non altro perché tra qualche mese, quando Qualcuno comincerà a muoversi dentro di me, sarà per rispondere ai calci e ai galoppamenti sulla pancia a cui mi sta sottoponendo la Princi. E prevedo incontri di boxe…