«Intanto mi
sono fatta un’idea di cos’è: una femminuccia!».
Dopo
dieci minuti di esplorazioni, la dottoressa P. ha confermato le mie sensazioni
delle ultime settimane. Ne sono stata felicissima, pur sapendo che Lui sarebbe
rimasto un po’ deluso. E nonostante poi, la sera, meditandoci sopra gli abbia
confessato con le lacrime agli occhi (non viste) che forse da un certo punto di
vista sarebbe stato “meglio” se fosse stato maschio: «Perché così la Princi sarebbe
rimasta unica». Ma ha ragione Lui: anche se lei sarà più e più volte gelosa
per le centinaia di volte in cui le diremo di mollare perché la Pulci è piccola
e per le migliaia di volte in cui le imporremo di condividere i suoi giochi con
lei, la Princi è e sarà sempre la prima: la
più coccolata, quella che ha ricevuto attenzioni esclusive, baci solo per lei,
cure ossessive e attenzioni maniacali: e nonostante ciò sarà gelosa. Di
rado i primogeniti pensano alla fortuna che hanno avuto, meditando solo sulle
attenzioni per gli ultimi arrivati, le attenzioni che vedono e che si
concretizzano in affetto oltre che in regali di cui loro magari si sentono
depauperati.
Insomma: mi
sento in apnea.
Ma
per fortuna che c’è la Princi, con i
suoi abbracci, il suo corrermi incontro quando rientro dal lavoro, i suoi
saluti allo shuttle: saluti e baci che, in realtà, si sono diradati da quando
le abbiamo detto che è una sorellina. Cominciamo
bene.
La
giovanissima dottoressa P. in particolare, mi ha fatto un’ottima impressione. Appena sono
entrata si è presentata: fatto banale ma, se ci si pensa, piuttosto raro nelle
visite con ticket, dato che in quelle a pagamento per forza di cose si sa chi
ci si troverà davanti.
Poi,
avvicinandoci al lettino, mi ha chiesto se avessi qualcuno da far entrare:
domanda che in tante visite non mi sono mai sentita fare.
Quindi,
mi ha spiegato passo passo la fisionomia della Pulci, i suoi movimenti, i suoi strani
gesti ondeggianti. E per uno scrupolo estremo mi ha chiesto di tornare il giorno
successivo per controllare meglio il cuoricino, avvisandomi poi che dovremo
tenere sott’occhio la placenta che per ora è piuttosto “bassa”.
Così,
mercoledì mattina, altra corsa di
colazione-doccia-bagnetto-viaggio dalla Mamma-nonna-viaggio in ospedale-visita:
che si è protratta per tutta la mattina perché, alla faccia della precocità delle
differenze caratteriali, quanto la
Princi era stata vanitosamente in posa per la morfologica, tanto la Pulci si è
divertita a giocare a nascondino accomodandosi esattamente all’opposto della
posizione “a favore”.
Quindi
è stato il momento della rivelazione.
La
mamma-nonna ha pianto di felicità,
il nonno è rimasto interdetto e ha
sperato che il controllo del giorno successivo fosse per verificare il sesso
piuttosto che il regolare funzionamento di organi vitali. Per il resto contano le
reazioni delle zie (entusiaste) e degli amici/amiche che si dividono tra postille
di spirito pratico tipo «così avete già tutto pronto» e altre del tipo «il
maschio sarà per il prossimo giro». Ma tanti sono quelli che, per fortuna, si
limitano ad essere felici per noi.
Perché noi lo siamo, e molto: soprattutto da quando abbiamo iniziato a
sentirla nuotare nella sua navicella, da quando la Princi ci diverte imitando
una signora elegante che va a fare la spesa per comprare “quacqua, maissi
(mais), uva” ( il suo nuovo giocattolo è un registratore di cassa con tanto di
microfono, nastro trasportatore, carte di credito, bilancia), interrompendosi
di tanto in tanto per rispondere al cellulare. E siamo molto felici nonostante
nel giro di due settimane siamo già al secondo raffreddore e noi,
indipendentemente da quanto e come dormiamo, ci sentiamo degli zombie. Zombie che
parlano poco e vorrebbero avere qualche ora in più di tempo per potersi almeno
guardare negli occhi e sfiorarsi una mano senza che questo succeda perché ci
passiamo di braccio in braccio la Princi.
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