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mercoledì 18 marzo 2020

iorestoacasa giorno 6, 7 e 8

#iorestoacasa giorno 6, 7 e 8
Oggi..ma che giorno è?? Il cellulare dice mercoledì. Avrei pensato martedì...
Percorso ginnico alternativo
Comunque oggi mi sono svegliata prestissimo: un po' per Biscottino che mi stava addosso, sulla schiena, sulla testa, di fianco. Un po'perchè sto seguendo assiduamente le dirette di allenamento della mia istruttrice da fb e sono tutta un dolore.

Ma, oltre questo, ho un pensiero.
Ieri sera mi si è stretto il cuore.
Percorso ginnico alternativo 2 
Dopo cena, stavo ripiegando la tovaglia mentre le belve erano inginocchiate davanti al tavolino per giocare a Lego. Qualche parola sul virus e sulla preoccupazione che porta e poi la Pulci:
«Io ho tanta paura del virus». Mi sono fermata. Lei sembra non essere mai sfiorata da ciò che la circonda, a volte pare neppure capire cosa stia succedendo, quasi non sentisse. Poi però ti spiazza con uscite come questa.
«Davvero? E cosa ti fa paura?» Parlava con lo sguardo basso, fingendo di assemblare i pezzetti colorati che teneva in mano.
«Ho paura che lo prendete voi e poi non possiamo stare più insieme». E scoppia a piangere. E io con lei. Poi arriva pure la Princi e ci stringiamo tutte e tre.

Ecco: #avreivolutoregalarviunmondomigliore.
Ma pure: #vorreisaperecosafrullanellevostretestoline.
Stiamo cercando di vivere nelle normalità, anzi in un clima da vacanza visto che i compiti riempiono una piccola porzione delle giornate. Ma chissà cosa vi arriva di tutto questo.

 Domenica pomeriggio: Parco Basaglia 
Stiamo continuando a fare passeggiate: domenica siamo usciti tutti e 4 in bici così, complici le strade vuote, potete imparare a tenere la destra e a superare il timore di sentire un motore che avanza alle spalle. Lunedì invece passeggiata noi tre, con Pulci che non ha smesso un attimo di parlare mentre cercavo di farvi notare alberi di magnolie, cespugli di mimose e ville d'epoca. 
Lunedì pomeriggio: Villa Coronini Cronberg
Da ieri Lui è a casa, quindi lotta con le pistole in giardino e poi di nuovo super passeggiata ma solo con Princi, nel timore comunque costante che qualcuno ci dica che no, in verità proprio non si può: ma la normativa, come spesso accade, non è chiara in merito, tanto che non si capisce perchè sia più pericoloso passeggiare in strade semi deserte rispetto ad andare a comprare un chilo di arance al chiuso, nel vano tentativo di rispettare il metro di distanza.

Preparazione della pizza: il taglio delle cipolle 
Vorrei insegnarvi piccole “cose di vita” come piegare il pigiama e riordinare i giocattoli senza dovervelo dire ogni momento. Vorrei proteggervi da pensieri tristi. Vorrei non ci legassimo così tanto come stiamo facendo, perchè sarà più difficile, poi, riportarvi a scuola, a danza, a chitarra, andare a lavorare, non curarmi di voi come sto facendo.

Ma quello che sto vedendo con piacere è che, al di là di alcuni momenti, vi state unendo e supportando e sopportando sempre più. E non posso che essere felice di questo.

mercoledì 1 gennaio 2020

buon anno??

Due giorni fa parlavo con un collega dell'opportunità e dei motivi per cui festeggiare il Natale e il Capodanno. Siamo arrivati all'amara conclusione, più o meno condivisa se si ha un animo tendente a credere alla bellezza del 25 dicembre, che si faccia per convenzione. L'ultimo dell'anno, in particolare, è un pretesto per far festa ed è, personalmente, una di quelle date che mi hanno sempre messo angoscia al pari di Pasquetta e Ferragosto: se non fai nulla di speciale, sei tendenzialmente uno sfigato, un border line rispetto alla maggioranza che partecipa a una grigliata sotto il ponte, si imbarca nella classica gita al mare, o partecipa a una festa che poco conta quanto abbia in comune con il veglione di fantozziana memoria.
Ma, in effetti, cosa festeggiare a Capodanno?
Un altro anno che ci porta alla maturità (leggi: vecchiaia)?
Le bimbe che crescono e si allontaneranno ancora un po' da noi? La Pulci, peraltro, ha già capito che diventar grandi è una fregatura e di tanto in tanto si mette a piangere sperando di tornare la neonata della foto appesa sul suo letto. Ricordo di aver fatto una cosa simile, nel passaggio dal 1986 all'87: non volevo che l'anno vecchio mi lasciasse e ho iniziato a piangere disperatamente sotto gli occhi attonitamente severi del nonno e della nonna che non capivano i motivi di quel capriccio. Forse, se si fossero ricordati di quell'episodio qualche anno più avanti, mi avrebbero dato retta visto che in quel momento eravamo ancora – familiarmente parlando – in una situazione di serena staticità.
Gli ultimi giorni sono stati pesanti: la Princi con l'influenza mi tirava giù la pelle lamentandosi di ogni cosa e chiedendo la mia vicinanza, mentre una sensazione di vuoto cosmico affettivo mi avvolgeva, vuoi perchè speravo di avere l'occasione di fare piccole gite in quei giorni di clausura, vuoi perchè ho iniziato a far bilanci e a interrogarmi, appunto, sull'opportunità di festeggiare l'arrivo del nuovo anno.
Che andasse festeggiata la fine di quello vecchio era fuor di dubbio: gli anni dispari non mi sono mai piaciuti e il 2019 ha avuto come unici, e certo epici, momenti positivi, il matrimonio della zia A. e il viaggio a Londra.
Ma da quella vacanza siamo tornati con il pensiero, più mio che altro, per quell'evidente gonfiore apparso sul collo di Lui. Mesi di visite, attese, esami. Angoscia. Ripeto: soprattutto mia, Lui è sempre stato sereno e questa è la sua grandezza: lo è stata adesso così come dieci anni fa. Per me invece ha significato ripiombare indietro, proprio a quando, dieci anni fa, scoppiavo a piangere mentre guidavo al pensiero che potesse essere travolto dal Linfoma. Invece, dopo mesi di terapie, è stato Lui a travolgerlo. Nella mia mente però non facevano altro che tornare le parole del radiologo sulla possibilità che la combinazione di chemio e radio potesse portare a una recidiva a distanza di anni. E non potevo non pensare che ne fossero trascorsi dieci, tanti quanti quelli passati dalla prima comparsa della malattia nella zia e la sua recidiva.

Gestire queste emozioni nella normalità di compiti, lezioni di ginnastica e chitarra, crisi di stanchezza per l'impegno scolastico,..., non è stato semplice. Tanto più che a questo pensiero si sono aggiunti gli accertamenti per i miei mal di testa: risonanza, risonanza con mezzo di contrasto, prenotazione di visita dalla neurologa e la quasi conferma di una nuova sfida che mi/ci attende nel 2020 per accompagnarci negli anni a venire.
Sono terrorizzata e cerco di non farlo vedere. Avrei voglia di spaccare piatti mentre assecondo i pensieri della Princi sul fatto che “le sfortune”, come lei le ha chiamate, siano ormai passate. Vorrei parlare, sfogarmi, ma voglio al tempo stesso evitare reazioni catastrofiste come quella che potrebbe avere la Mamma-nonna e quella troppo ottimistica di Lui. Quindi, tengo dentro. E quasi esplodo. E penso che festeggiare il nuovo anno non significhi nulla, perchè i giorni non devono essere date scritte sul calendario per essere festeggiate nè tantomeno credo che le settimane e i mesi a venire possano essere diversi.
Eppure ci crediamo, tutti.
Crediamo nel fatto che, magicamente, sia un nuovo inizio.
Un reset, un punto zero da cui ricominciare a vivere, sognare, realizzare.

lunedì 31 agosto 2015

ci vuole il caos per partorire una stella (anzi, due)

Eravamo…
Briciolina, ormai qualche tempo fa
Eravamo neanche ricordo più dove. I mesi sono trascorsi così rapidamente che ancora stento a credere che quell’esserino un po’ rachitico e scuro, con la testolina piena di capelli color dell’ebano (sì, proprio come quelli di Biancaneve) sia la stessa pallina sgambettante che oggi, appena rientrata, non la smetteva di venirmi incontro a braccia aperte urlandomi «Mamma!». Così come non mi sembra vero che sia già trascorso il primo anno di scuola materna e che ieri abbia già riprovato i grembiulini alla Princi per vedere se le vanno troppo corti dato che cresce come se a colazione le dessi il fertilizzante.

Tante cose, piccole e grandi sono successe: ma mi rendo sempre più conto di quanto siano relativi i concetti di piccolo e grande. Al pari del valore da attribuire alle cose. Se nel periodo A. B. (Ante Bimbe) uscire e fermarsi a prendere un aperitivo era qualcosa che si poteva fare senza programmazione e poco importava se gli spritz fossero accompagnati da stuzzichini, ora è necessario prevedere dove potremmo fermarci sulla base delle dimensioni della ciotola delle patatine: perché dalla loro quantità dipende la previsione del tempo in cui si potrà restare seduti in una condizione di vigile tranquillità. Allo stesso modo, prendendo spunto da quanto accaduto un’ora fa, pur essendo stanca a causa degli schiamazzi sotto la finestra che mi hanno tenuto sveglia tutta la notte (è stata dapprima improvvisata una finale di Champions, poi una strimpellata alla chitarra che non era affatto una serenata), mi sono molto divertita ad addormentare le belve con una favola. Tanto per cambiare, se non era La bella addormentata era Biancaneve: ed entrambe, ciascuna a suo modo, completavano le frasi e partecipavano al racconto, costantemente arricchito di particolari che immergono questa svampita che accetta di fare da governante a sette uomini (sette!! ma dico io: come si fa??) in un mondo contemporaneo in cui il frigo è vuoto e deve correre dal pasticcere C. per una torta alle ciliegie.
La quotidianità della nostra famiglia vista dalla Princi
Ecco. Se non ricordo dove eravamo, so che questo è il dove siamo ora. Sono immersa in una quotidianità che, come aveva predetto un caro amico alla nascita della Princi, è ogni giorno uguale e ogni giorno diversa. Una quotidianità in cui, per quante energie tu ci metta, per quanti sforzi tu faccia, è sempre perfettibile.
Perché potresti fare di più, soprattutto se vedi/leggi/senti cosa fanno le altre mamme, che ti sembrano sempre maggiormente efficienti, felici, moderne, al passo con le mode sull’educazione dei bambini.
Perché poi pensi a cosa vorresti tu e vedi che è in fondo alla scala degli impegni della giornata, schiacciato fra il riordinare del post pranzo e la sveglia dal pisolino.
Perché poi pensi «chissà cosa vorrebbero loro»: e allora pensi che non le hai portate al mare, al parco, o in chissà che luogo fantasticamente divertente e ti accusi di essere pigra, egoista.
Poi però pensi che questa realtà è quanto riesci a fare. Perché comunque ci sono i loro ritmi da rispettare per evitare di impazzire se sono troppo stanche; ci sono il pranzo e la cena da preparare; le lavatrici da fare, stendere e nella migliore delle ipotesi stirare perché non le vuoi far uscire piene di patacche; la casa da pulire perché sennò oltre alle patacche sui vestiti troveresti chili di polvere che finirebbe pure nello stomaco di Briciolina dato che continua a mettere le mani in bocca; e oltre a dover pensare e attendere alle varie funzioni fisiologiche, ci sono poi i libri che ti chiedono di leggere, i travestimenti a cui ti chiedono di partecipare, le storie che pretendono di ascoltare.
Quindi ora siamo/sono   Immersa/inglobata/risucchiata/felicemente impantanata in una quotidianità che è la loro quotidianità.
L'indimenticabile figlio del Perozzi

Mi domando spesso se sia giusto, per me e pure per loro: soprattutto alla luce dei post di mamme che escono con le amiche o i compagni o che vanno tranquillamente in palestra, dall’estetista e pure al lavoro. Forse dovrei trovare il coraggio di delegare di più, sia la casa sia le bimbe. Ma l’istinto di perfezione ha la meglio, rafforzato dall’adagio (quotato da “Amici miei”) parte seconda “Bimbi e grulli, chi l’ha fatti se li trastulli”. D’altrocanto, quando l’altro ieri la Princi mi ha ammonito con un «Faccio da sola» quando si stava sistemando i capelli ho pensato che, come accennavo in inizio di post, stanno crescendo.
E poi che farò? 
 E noi quando facciamo la spesa ci mettiamo a leggere
Ora vorrei fermare nella memoria ogni loro gesto, parola, smorfia. Vorrei tenere sempre a mente il loro muoversi alla Cip e Ciop, con Briciolina come un’ombra nell’imitare orgogliosamente la Princi.

Non so se fosse questo ciò che avrei voluto scrivere; so solo che mi manca il tempo di riportare nel blog tutti i miei pensieri e pure questo mi dispiace. Ma appena riesco a trovare il modo di farlo, resto un attimo nella condizione da panico per il foglio bianco perchè vorrei riempirlo dei racconti di quanto accade ma pure dei pensieri che accompagnano gli eventi. E mi ci vorrebbe una giornata lunga il doppio.

martedì 16 aprile 2013

Questione di pelo bis e mamme perfette


E’ davvero troppo, troppissimo che non scrivo. E a questo punto è indispensabile che lo faccia come operazione di igiene mentale, altrimenti la testa scoppia e i pensieri in formato blog si disperdono ovunque.
 
Cominciamo con gli scampoli di un post, ossia i pensieri superstiti di quelli con cui ho commentato una giornata di ormai due settimane fa. Una giornata che sarebbe dovuta essere l’apice del relax e del sano egoismo, dove sano è un concetto altamente opinabile e suscettibile di una mole di sensi di colpa. Sebbene sommando i mesi della Princi a quelli del suo allunaggio sia mamma da ormai due anni, è infatti in costante aggiornamento il confine esistente fra il punto in cui comincio/finisco io e quello in cui comincia/finisce lei: che, ovviamente, nel mio caso vince sempre.
Per esempio, sono mesi che penso di comprarmi qualcosa di nuovo: ma bisogna pensare a dove incastrare questo impegno e a come gestirlo dato che per scegliere, provare, approvare mi ci vorrebbe una tranquillità che la Princi non garantisce. E quindi continuo a rigirarmi i soliti vestiti e un dilemma costante: ma come fanno le altre mamme a:

a.   lavorare;

b.  star dietro alla casa;

c.   star dietro al/ai pargoli: il che significa in prima battuta nutrirli, pulirli;

d.  star dietro ai pargoli bis: ossia, portarli in ludoteca, piscina, semplicemente giocare con loro;

e.   mantenersi appetibili per Lui e quindi: vestirsi e truccarsi in modo sempre impeccabile, non sbagliando un abbinamento borsa-scarpe-giacca-gonna, avendo sempre i vestiti ultimo grido e il rossetto fresco sulle labbra;

f.   andare in palestra/piscina/pilates/zumba senza trascurare centri estetici dove abbandonarsi a viziose manicure e trattamenti viso.
 
Me lo chiedo perché questa è la mia situazione al riguardo:
a. fortunatamente ho un lavoro poco impegnativo che, però, mi occupa i week end e al cui orario (part time) si deve aggiungere il tempo necessario al collocamento della Princi e la sottile insoddisfazione per non riuscire a realizzare i progetti che mi rotolano nella testa;

b. star dietro alla casa significa ripulirla quotidianamente delle ciocche di pelo lasciate incustodite da Mr. Billy e dal Sig. Degas che, a questo punto, dovrebbero essere calvi; invece, forse a nostra insaputa, si stanno rivolgendo a un centro per il trapianto di pelo. Quindi: se anche la mattina comincio a lavorare alle 10, il fatto che la Princi si svegli sempre e comunque alle  6.30 mi permette di riuscire in quella manciata di ore a preparare lei, nutrire la famiglia a due e quattro zampe, pulire casa, rifare il letto e, ovviamente in ultima battuta, preparare me: che così rischio di uscire di casa con uno stivale e una ciabatta;

c. si veda punto b.

d. è un punto sacrificato anche se forse ne esaspero il sacrificio: nel senso che anche nel momento del bagnetto o del passaggio aspirapolvere canto e interagisco con la Princi, ma mi sembra sempre troppo poco. E se per la piscina ci stiamo riattrezzando, per la ludoteca ci vado poco anche quando non lavoro: ammetto di preferire – se possibile – portarla a spasso per la città;

e. lasciamo stare: oltre ad avere mantenuto la stessa borsa per tutto l’inverno perché solo in quella ci stava il mondo che dovevo portarmi appresso, oltre al fatto che – come ovvio – non poteva fare sempre pendant con giacca e scarpe (rigorosamente flat e non tacco 12 ma nemmeno 5), ciò che di fresco mi ritrovo addosso non è il rossetto ma varie macchie di frutta, pasta, verdura che la Princi mi spalma addosso essendo piuttosto riottosa a pulirsele su altro che non sia la mia maglia.

f. e arriviamo al motivo del post, senza scordare di sottolineare che tutte queste cose mi confermano una mamma-con-i-calzettoni.

Dunque, riprendendo il filo del discorso, mercoledì 3 aprile doveva essere una giornata di relax. Preso finalmente appuntamento per la pulizia del viso e il massaggio che mi sono stati regalati a Natale, ho chiesto alla Mamma-Nonna di venire a prelevare la Princi per poter andare anche a zampettare in palestra. Insomma, almeno una volta a settimana mi piacerebbe riuscirci. Pulizia viso più palestra: la giornata doveva essere l’apice del godimento.

Galeotto fu il pelo e chi lo perse. Per riuscire a rendere abitabile la casa mi sono lanciata in una iper rapida ma approfondita pulizia mattutina all’inseguimento dei rotoli di pelo abbandonati. Capita da quando c’è la Princi che, guardando l’orologio, pensi che le lancette rimangano nella stessa posizione per un tempo infinito per cui quando, quindici cose fatte più tardi, lo riguardo, mi chiedo come sia possibile sia trascorso tanto tempo se poco fa erano le…

Così, ovviamente, sono uscita di casa tardi. Se non fosse stato per i peli di Billy e Degas… Per un minuto ho pensato di andare lo stesso ed entrare a lezione iniziata, cosa che però non ho mai fatto; per un altro minuto ho pensato di andare e fare attrezzi cercando di dimenticare quanto lo consideri noioso; per il tempo restante, pur dirigendomi verso la palestra, ho deviato al supermercato: così avrei anticipato i tempi e sarei stata a casa della Mamma-Nonna in tempo per pranzare con la Princi, cosa che mi diverte molto. Unico neo: essere uscita di casa completamente senza trucco. Ora: se è vero che quando lo uso si vede poco, evidentemente quando non lo uso si vede ancora di più. Me ne sono accorta dalle facce spaventate stile “Scream” di chi incrociavo fra un barattolo di pelati e una confezione di biscotti.
 
Beh, comunque poco male: resta sempre l’appuntamento dall’estetista come momento solo per me. Ma l’agitazione che percepisco attorno alla Princi da parte della Mamma-Nonna e della Nonna-Bisnonna mi induce a cancellare tutto. Esco con questa intenzione abbinandola al desiderio di rilassarmi e riflettere un po’ camminando e di recuperare così l’esercizio che non ho fatto la mattina dato che la passeggiata deve portarmi alla piscina dove ho iscritto la “piccola balena”. Ed è stata questa, insieme alla scarpinata, la migliore iniziativa del giorno.

 
Eccoci così alla seconda questione di pelo: dall’estetista. Mi lascio persuadere a mantenere almeno la pulizia viso, cosa effettivamente piuttosto necessaria e che di solito mi ha sempre tolto un bel velo di grigiore. Ma ho fatto i conti senza la nuova operatrice, piuttosto navigata dal punto di vista anagrafico ma che il grigiore si è limitata a trasformarlo in un senso di impiastricciamento a cui è giunta dopo avermi messa nell’imbarazzo di non sapere se lasciare che si accorgesse dell’impellenza di sfoltirmi le sopracciglia e disboscare i mustacchi o se, così facendo, si sarebbe risentita perché le stavo suggerendo come fare il suo lavoro. Al secondo strato di crema gliel’ho timidamente accennato e: «Mmh! Poteva dirmelo prima!». Evidentemente scocciata, me l’ha fatto poi pagare in un modo subdolo del quale mi sono però accorta solo la sera, prima di andare a dormire: dallo status Frida Kahlo, le sopracciglia erano state miseramente e grossolanamente amputate lasciando un’impressione di pulcino mal spiumato.

Rimane ora in ballo il massaggio: certo non salto di gioia all’idea di ritrovarmi di fronte la stessa persona. Ma, soprattutto, all’idea di andare per rilassarmi e uscire più elettrizzata che mai.