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| 22 aprile 2020 | |
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Ecco,
ci siamo: per mesi, qui in casa, abbiamo ironizzato su maestre e
compagni che preannunciavano un imminente chiusura delle scuole. Sono
così spuntati personaggi come “la nonna di Conte”, “il nipote
di Conte”, pronti a proclamare il ripristino della dad prima ancora
dell'emanazione dell'ennesimo decreto.
Ma
nonostante abbiamo sempre cercato di non creare allarmismi su un
nuovo lockdown, lui si è ripresentato. Esattamente come un
anno fa, perchè le differenze sono talmente minime da risultare
impercettibili. Almeno a livello pratico, perchè a quello emotivo
sono enormi.
A
guardare adesso indietro nel tempo, a un anno fa, siamo stati troppo
creduloni.
A
febbraio, nonostante sul bancone della biglietteria fosse comparso il
gel detergente e avessimo cosparso tutto il museo di avvisi sulla
necessità di utilizzarlo e mantenere le distanze, continuavo a
essere convinta che fosse solo una semplice influenza e che la
situazione in Cina fosse precipitata perchè il virus si fosse
diffuso in zone rurali dalla condizione igienico-sanitaria precaria o
per il sovraffollamento e l'inquinamento delle metropoli.
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| Uno dei prossimi passatempi delle Belve... |
Poi,
il lockdown, con cui abbiamo tutti creduto si potesse risolvere ogni
cosa, che l'estate con il miglioramento dei contagi potesse
diffondere il suo solare ottimismo e che ne saremmo stati ormai fuori
per sempre: che tutto sarebbe andato bene. Perchè questo è
lo slogan che ha accompagnato la nostra solitudine domestica: andrà
tutto bene. Mi è venuta la pelle d'oca quando ho dovuto farlo
scrivere come compito per casa alla Princi. Mi sembrava una nuova
edizione di “Ne resterà soltanto uno” (cit. Highlander).
Adesso, chissà che slogan virale ci inventeremo.
Ma
qualcosa di positivo questo periodo ce l'ha portato?
Mentre
la tolleranza, la pazienza e la comprensione di tutti stanno
scolorendo in parallelo all'infiammarsi dei colori di cui si tinge la
Penisola forse, dico forse, ci ha insegnato la consapevolezza di
ciò che ci manca ed è più importante per noi.
E
lo ha fatto togliendoci la possibilità di scelta.
Non
possiamo scegliere se vedere un amico o lo zio né se uscire a cena.
Non
possiamo scegliere se andare dall'estetista a fare un massaggio o la
pedicure.
Non
possiamo scegliere se mettere il rossetto rosso o rosa perchè tanto
non si vede.
Non
possiamo scegliere su fare una gita al mare, in montagna o a vedere
quella mostra che tanto ci piacerebbe.
Non
possiamo scegliere con calma cosa comprare al supermercato né in
quale supermercato andare o se acquistare il pane sottocasa, la
frutta al mercato, il latte da una parte e la carne oltreconfine.
Non
possiamo indugiare per ore in libreria alla ricerca del libro
perfetto, quello che ti cattura attraverso la copertina e continua a
farlo quando ne leggi la sintesi.
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Intanto oggi, così
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E
poi, non siamo padroni del nostro tempo: ce lo siamo ritrovato
fra le mani tutto in una volta, tutti insieme. Un po' è bello, ma
adesso continueremo a cantare dai balconi, sfornare pagnotte e
crostate ogni giorno, piantare zucchine e pomodori, fare gli
aperitivi su zoom?
Ho
tenuto botta per molto tempo: non sono affatto una persona positiva,
ma ho apprezzato il fatto di stare a casa, conoscere le mie bimbe
recuperando ciò che avevo perso, cercare di rincuorarle quando
elencavano ciò che mancava e cercando di non farglielo mancare.
Ma
ora ora sarebbe anche il momento che questo virus mollasse la presa.
Che
ci facesse capire come vincerlo e come prevenire possibili, nuovi
virus che ci saranno in futuro. Perchè ci saranno, ma non saremo
preparati così come non lo siamo stati adesso, a un anno dalla prima
comparsa.
Domani
comincerà la nostra nuova zona rossa: due settimane e poi? Cambierà
davvero qualcosa?
No,
non sono più molto ottimista nemmeno quel tanto che servirebbe per
tranquillizzare le bimbe.
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Due certezze: pulizie e allenamento
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Adesso
sono impegnata a incrociare le dita per ricordarmi i passaggi per
connetterci con le maestre, cercando di non pensare al corso che mai
riuscirò a seguire perchè ci sarà la dad o ai post che non ce la
farò a scrivere perchè le giornate se ne andranno cercando di
decifrare i compiti.
E
spero solo di non avere troppe giornate come quella di oggi,
in cui mi sono trascinata come un bradipo fino a poco fa per la
troppa stanchezza seguita a due giorni di mal di stomaco e una
giornata di mal di testa.
Non
ci credo alle due settimane e poi tutto normale.
Ma
forse, in fondo in fondo, ci speriamo un po' tutti: perchè non si è
mai troppo grandi per credere alle favole.