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martedì 29 agosto 2017

wind of change

Ormai ci siamo.
Il borsone del mare, che in realtà non è stato molto sfruttato quest’anno, sta per essere riposto in maniera definitiva. Nell’aria l’odore di solari è stato sostituito da quello di matite, grembiulini e libri in attesa di essere rivestiti.
Avrei voluto rendere speciale l’ultima estate di libertà della Princi e della Pulci, per la quale si prospetteranno comunque almeno altre due tornate di vacanze totally free. E queste settimane noi tre sole, insieme, me le sto godendo interamente, nel bene e nel male di qualche momento di sclero collettivo.
Stiamo cercando di non far pesare l’inizio della primaria: per quello ci sono sempre gli altri, pronti con la solita infilata di «quando cominci?/adesso finisce la pacchia!/stai facendo il conto alla rovescia?».
Noi ci limitiamo a rispondere alle sue perplessità su come si svolgeranno le giornate o cerchiamo di “istruirla” spiegandole che a ricreazione per mangiare la merenda non starà seduta al tavolo e che potrà chiedere alla maestra di andare in bagno chiedendole «Posso uscire?» anziché dicendole «Devo fare la pipì»; e che poi, una volta fuori dall’aula, dovrà far tutto da sola, senza la bidella ad aiutarla.
Sarà un grosso, enorme cambiamento per lei e spero di aver fatto la scelta giusta senza sovraccaricarla di responsabilità che lei, comunque, cerca anche di prendersi. Come quando, a sua volta, spiega alla Pulci che se non mangerà gli gnocchi «O mangi questa minestra o salti dalla finestra», e che ci saranno pure lo yogurt e la banana, elencandole quindi i cibi che di solito evita con cura.
E, in tema di “Wind of change”, ormai due mesi fa avevo scritto, con i vecchi metodi di penna e foglio di carta, un po’ di righe sui prossimi cambiamenti. È il momento di trascriverli, prima che vada tutto perso.
Il 30 giugno sarebbe stato una sorta di D-Day, un ultimo giorno globale: di casa “vecchia”, di città “vecchia”, di asilo, di Mamma e Pulci da sole, di una routine rodata di orari, luoghi, persone. Quindi, ecco ciò che avevo scritto.

Un pomeriggio primaverile in casa nuova, work in progress

Siamo all’ultimo giorno.
Ultimo giorno di molte cose.
Di una casa che è stata la nostra, la prima.
Quella che ha conosciuto le mie paure: di diventare adulta, di non sapere come essere “coppia”, di come prendermene cura.
Di una casa che si è ristretta e allargata a seconda del momento.
Che ci ha visti crescere diventando “Noi” e in cui siamo diventati famiglia.
Che ha condiviso, silenziosa, un periodo difficile.
Dove vi siete annunciate e vi abbiamo conosciute.
Che è stata esplorata dalle vostre manine e testate.
Su cui resteranno scritti i segni delle vostre altezze.
Che ha sentito le vostre risate, sopportato i capricci, conosciuto le vostre lacrime, che vi ha viste ballare, abbracciarvi, picchiarvi, disegnare, cucinare.

È l’ultimo giorno di scuola materna, Princi.
Dove ti ho vista crescere, imparare a divertirti senza di noi, a socializzare e aprirti al mondo, restare talvolta ai margini. Dove sei entrata piccolissima con la mia paura di abbandonarti e sei uscita che già sai scrivere.





È l’ultimo giorno di te e me, Pulci.

La mattina da inventarci, i tuoi capricci da gestire. Gli angoli della città che hai imparato a conoscere e che ora lasceranno spazio a nuove routine. L’ultimo pranzo sole, tu e io. Poi, da settembre ci saranno i pranzi Princi e io. E sarà una nuova quotidianità, mai uguale come mi aveva scritto un amico cinque anni fa.

«Perché dobbiamo trasferirci sabato?»
Mi hai chiesto ieri con le lacrime agli occhi, Princi, prima di addormentarti. Vorrei tanto essere riuscita a rassicurarti ma non so se ne sono stata capace: mi assomigli troppo per non essere spaventata, in questo momento, quanto lo sono io.
Ma quando ti ho detto che troverai altri amici ero sincera. A scuola succede: succede che trovi amici che porti con te tutta la vita, nel cuore e non solo. E il fatto che la tua scuola sarà la mia mi fa ben sperare.
Che tante cose belle succederanno non posso, purtroppo, garantirtelo. Ma non te lo dirò. Almeno, non a voce.
Spero perdonerete la follia di questi giorni, in cui poco mancava vi togliessi i piatti da sotto il naso per impacchettarli o vi facessi uscire senza mutande perché già vi aspettavano nella casa nuova.


giovedì 8 giugno 2017

un altro anno è andato

Oggi si è praticamente chiuso un capitolo.

Il lato A del costume di scena
Non il primo, è chiaro: con un bambino di capitoli se ne chiudono quasi quotidianamente quando devi cambiare taglia di pannolino, quando passi alle pappette, quando inizia a mangiare da solo, a far pipì da solo...e ogni passo verso l’autonomia da un lato lo incoraggi così finalmente esce dalla fase “cozza attaccata allo scoglio” ma dall’altro lato nel tuo cuore spezza un filo, piccolo o grande a seconda del traguardo...
Oggi nell’asilo (ops: scuola materna) della Princi c’è stata la recita di fine anno: per lei l’ultima. A settembre, con sei mesi circa di credito, inizierà la scuola elementare (ops: primaria).
Sono stata orgogliosissima di lei, oggi e in questi tre anni.
Anni in cui è cambiata perché ha fatto il suo ingresso nel mondo e non ero più il suo solo punto di riferimento per l’educazione, il modo di parlare, le cose da imparare: giusto, naturale, e pure a volte spiazzante quando la senti chiederti alle sette di mattina «Mamma, è vero che i bambini nascono dalla patatina?». Non era più (e non lo sarebbe più stata) SOLO MIA.
Il lato B
Tre anni in cui ci sono stati alti e bassi, con il timore (mio) di lasciarla fino al pomeriggio perché così avremmo trascorso poco tempo assieme e il desiderio (suo) di tornare a casa per controllare cosa avessi fatto con la Pulci.
Tre anni in cui ha imparato come vivevano nei castelli, come vivono in paesi lontani, come si coltivano i fagioli.
Tre anni in cui i rapporti con gli altri bambini e i loro genitori non sono stati sempre facilmente leggibili e interpretabili.
Tre anni che sono passati in un soffio, come sempre quando si tratta di bambini: solo che loro (e noi alla loro età) non se ne accorgono e sembra che il momento di diventare grande non arrivi mai. Chissà poi perché lo si aspetta con tanta ansia, quel momento.

Due dei tanti disegni fatti prima della recita
Ma oggi, se fossi in grado di dirtelo e fartelo capire, cara Princi ti ho vista davvero grande. Con la tua vocina che si distingueva nitida in ogni canzone. Con i tuoi occhioni come fari che mi cercavano appena arrivata al tuo posto. Con l’orgoglio e la gioia di ricevere l’attestato di promozione.
Nei cinque anni trascorsi da quando sei allunata, avrei voluto più e più volte fermare il tempo perché mi sembrava tutto fosse perfetto: la tua dolcezza, i tuoi sorrisi, i nostri sguardi, le tue parole buffe, le tue manine nelle mie, il tuo modo di correre... Chissà quante altre volte vorrò fermarlo temendo tuttavia, in questa speranza, di ostacolare la tua indipendenza, la tua serenità, il tuo viaggio, i tuoi sogni.
Perdonami Princi: perdonami se mi sono tanto commossa stamattina e se sto piangendo a dirotto adesso mentre ti scrivo. Ma tu e la Pulci siete le “cose” più MIE che io abbia mai avuto, desiderato e amato. Siete, indubbiamente, le migliori esposizioni che possa mai presentare al mondo.
E vedervi crescere è uno spettacolo meraviglioso di cui sono una spettatrice privilegiata, affaticata ma estremamente felice.

La tua orgogliosissima Mammaconicalzettoni