Lettori fissi

domenica 29 gennaio 2012

su Mary Poppins e i lavori di casa


Mary Poppins lo diceva: basta un poco di zucchero e la pillola va giù. Di qualunque tipo sia: che si tratti di uno di quegli antibiotici che, al primo sguardo, speri possano essere dei suppostoni, o che si tratti di pillole a grandezza variabile a seconda dell’ansia e dell’emotività di cui le carichi.

Come ho già scritto altra volta, ho la tendenza a prefigurarmi le situazioni potenzialmente spiacevoli in una mutevole scala di grigi: relativamente più semplice, così, assorbire l’effettiva batosta che ne potrei avere o, viceversa, più piacevole ammettere di aver preso una cantonata. E ieri è successo proprio così. Ho trascorso la mattinata a pulire e strofinare per cercare vanamente di non pensare mentre si sa: i lavori manuali facilitano la dispersione della mente in vaghi e vari pensieri. Non ho proferito, o quasi, parola cosicchè – immagino – Lui abbia intuito che ci fosse qualcosa di storto; e poiché mi conosce, suppongo anche che sapesse di cosa si trattava. Conclusione: non ha proferito parola neppure lui, fingendo andasse tutto bene.

Ma aveva ragione: come mi ha detto poi ieri sera «Tu ti rovini le giornate pensando che le cose andranno male». Sorprendentemente è andato tutto più che bene, tanto da farmi immaginare che Lui ci avesse messo la zampino ma, abbastanza convincentemente, mi ha detto di no. Al che, c’è un’unica ipotesi plausibile: la luna che doveva stimolare lo sganciamento dello shuttle ha sortito altri e più miti effetti.
 


Ieri, a proposito della navicella (e siamo a più tre), abbiamo continuato a camminare il più possibile, per ora senza risultato. Il problema è che pare sia arrivato il freddo vero per cui alle passeggiate all’aperto dovrò forzatamente sostituire le vasche nei centri commerciali: vabbè, un altro sacrificio.


Sempre ieri, abbiamo poi rasentato le comiche: da qualche tempo Lui si è impuntato per emulare un perfetto e premuroso cavaliere: salvo poi che mai una volta si sia avvicinato alla mia schiena per massaggiarla, nonostante me ne lamenti di continuo e salvo pure che continui a ridacchiare quando, camminando, mi devo fermare di colpo (emulando il gioco delle statuine che si faceva da piccoli) per i crampi alla chiappa, sempre più insistenti e frequenti. Comunque, ieri pomeriggio siamo andati al centro commerciale per comprare un nuovo digitale terrestre; dopo pochi metri, con fare premuroso, mi dice: «Lascia: lo porto io»; risposta: «Ma guarda che ce la faccio: non è mica un gran peso!». (e in effetti la scatola era dieci cm per dieci cm, quindi …)

Rientrati a casa, dopo cena ho due lavatrici da stendere, lui nel frattempo si è steso sul divano. Ovvio che ce la faccio a portare, una per volta, entrambe le bacinelle: ma alla seconda, mi fermo sulla porta del soggiorno per dirgli:

«Scusa: non ti sembra di essere ridicolo? Prima mi hai tolto dalle mani il digitale che non pesava niente e ora non mi aiuti a portare di qua i panni??».

Lui: «Potevi dirmelo: non ti ho mai detto di no. Mica sapevo che dovevi stendere! » E poi, ridendo: «E allora smettila di portare sempre tu la bambina!!». Conserverò questa frase per quando dimenticherà di portare il passeggino: quella volta gli farò presente il tempo in cui ho giocato al ruolo di nastro trasportatore.


Comunque è vero: non ho esplicitato a parole cosa stessi per fare. Pensavo parlassero da soli lo stendino aperto, il mio aggirarmi attorno ai panni già stesi per controllare l’asciugatura, la cesta con i gancini pronta sul tavolo. Come pensavo che, di mattina, parlassero i miei andirivieni per il corridoio con in mano una volta scopa e paletta, una volta lo straccio e il mangiapolvere, una volta il bastone per lavare. L’ho fatto volentieri, per carità: mi piace vedere la casa pulita, soprattutto nel fine settimana (non so poi perché: mah?!); solo che sentire poi Lui che sbuffa di stanchezza perché sta riordinando carte e bollette nei raccoglitori accompagnando il tutto con un compiaciuto fiorire di «Sto facendo questo e questo» come a volere un elogio per tanta fatica mi sembra sempre una presa in giro. Acuita dalla felice uscita: «Ma tu vai a batterie? Perché non ti stanchi mai!». E già immagino che, dopo aver pulito, fatto il letto, preparato il pranzo, accudito alla pargola sarà poi Lui a prendersi la principessa per il pisolo insieme sul divano.

per capire, sapere, vedere

Oggi va così. chi ha letto il post precedente può capire perchè inserisca il link a questo video. Mi è sembrato piuttosto calzante, purtroppo, e soprattutto esemplificativo di certi pensieri/paure/emozioni.

Chiariamo: non è che vada in giro per la rete alla ricerca di questi video. L'ho trovato per caso cercando video di danza per cercare di tirarmi su l'umore. E a quanto pare non ci sono riuscita granchè...

http://youtu.be/KC59n5u0Q6U

sabato 28 gennaio 2012

principessa in silenzio stampa vs.mamma con i calzettoni alla ricerca del silenzio interiore



Su due cose, ormai, non c’è discussione: che continuo a dormire male; che lei, appena mi rendono simile a una pancetta arrotolata avvolgendomi nelle cinghie del monitoraggio, decide di fingersi timida e tranquilla. Partiamo da quest’ultimo punto.

Anche ieri mattina ho dovuto sforare i canonici 12-14 minuti solitamente sufficienti al tracciato per poter leggere sul monitor “criteri soddisfatti”: soddisfatti per modo di dire, dato che rispetto ai primi controlli di questo tipo, le contrazioni anziché aumentare continuano a diminuire e per fare in modo che la principessa sul pisello abbandonasse il suo comodo giaciglio l’ostetrica E. ha dovuto sballottarmi tutta la pancia rendendola simile a un budino. Nel frattempo Lui ha iniziato a scaldarsi in vista del giorno x cimentandosi in qualche battuta estemporanea a cui, però, l’ostetrica ha risposto seriamente: un talento comico stroncato sul nascere, insomma, mentre quello della bimba si è sviluppato nel corso delle ore perché dal momento in cui mi sono alzata dalla poltrona del day hospital ha, ovviamente, iniziato il suo allenamento atletico quotidiano, interrotto solo a tarda sera. E vabbè, va così.

La visita con la dottoressa C., invece, oltre all’incredibile dolore e/o fastidio che Lui ha cercato teneramente di blandire accarezzandomi la testa (e qui: tanto di cappello al marito più che al papà!) ha confermato che ancora non ci siamo. Quindi, i consigli del giorno sono stati:

1          divertiti il più possibile in questi giorni;

2          andate al cinema, magari a vedere Bisio;

3          portala a cena fuori.
 


Dal canto suo, l’ostetrica ha avuto altri due consigli per accelerare gli eventi:

1          portala a camminare;

2          fate ginnastica da camera.

Devo dire che alcuni di questi suggerimenti li abbiamo presi alla lettera (lascio un velo di discrezione su quali) e altri Lui voleva strenuamente applicarli come fossero vere prescrizioni mediche: cavolo, a saperlo prima che bastava portarlo a ogni visita per farci uscire un po’ di più! Il punto è, purtroppo, che se anche avessi voglia di camminare dopo poco sono letteralmente da prendere col cucchiaino: ma oggi ci riproviamo, dato anche che le famigerate “scarpe ginniche sostitutive post scivolone” non sono state ancora trovate.
 


Passiamo al non dormire. Spero proprio che la principessa non percepisca troppo queste mie attuali difficoltà e, una volta atterrata, almeno lei riesca a farsi bei riposini notturni. Purtroppo, per me l’insonnia è un fatto parzialmente fisiologico a cui si aggiunge la normale difficoltà a dormire tipica della gravidanza: se carichiamo il tutto con il mal di schiena e i pensieri che mi han tormentato appena mi sono alzata per la prima corsa in bagno …

Pensieri, già: in questo senso credo che il mio ruolo di mamma fallirà miseramente. Temo infatti che non riuscirò mai a mettere i bisogni della principessa (quelli psicologici, intendiamoci, non quelli materiali di cura, accudimento e affini) davanti ai miei. Sono troppo ingolfata dall’ansia e da me stessa. Il problema? Oggi riunione familiare: inattesa perché di questo tipo ormai non se ne facevano più da tempo; inevitabile, a patto di non “passare dalla parte del torto”; in costante costruzione nella mia testa come fosse un teatrino in cui imparare le battute per rispondere a tono e non stare troppo male quando, spero presto, tutto finirà.
 


Ma i pensieri hanno anche riguardato il mio corpo. In queste ultime settimane, praticamente di giorno in giorno, continuo a espandermi cosicchè dalla pancia le rotondità hanno invaso sempre più abbondantemente fianchi e sedere, tanto che per alzarmi dal letto o dal divano devo – adesso veramente – rotolare sul fianco e darmi varie spinte con le braccia. Ammetto che spero lei arrivi presto perché spero, con altrettanto ardore, che l’allunaggio sia concomitante alla sparizione della voglia di dolci e della fame. E spero pure nella clemenza climatica, tale da consentirmi lunghe passeggiate con carrozzina nelle ore più calde della giornata. Tutto questo sturbo mentale, comunque, è stato scatenato da due biscotti ingurgitati ieri sera prima di andare a dormire: peccaminosissimi, soprattutto dopo che avevo già mangiato a sufficienza e, soprattutto, molto più di quanto, in tempi normali, mi consenta. Il tutto, poi, è stato pure fagocitato dall’ansia per il pranzo di oggi davanti al quale mi riprometto di dire frequenti “no, grazie”: pur sapendo che, tanto, non riceverò alcuna medaglia al merito per la mia continenza né che tali rifiuti verranno interpretati come sintomo di altri, più intimi disagi.

venerdì 27 gennaio 2012

wurstel con patatina



Più uno. E tutto tace.

Ieri sera ero convinta, andando a dormire, che mi sarei rialzata poco dopo per correre in ospedale. Non che sentissi contrazioni: ma il cocomero si era indurito come non mai ed era piuttosto indolenzito, come tutto il resto peraltro. Invece stanotte, a parte le frequenti incursioni in bagno, ho dormito come un ciocco. Sarà forse stato merito del pigiama che ho tirato fuori dall’armadio: un pigiama rosa i cui pantaloni continuano a cadermi ma la maglia … insomma: sembro un wurstel. Un wurstel con patatina. E questo forse suggerisce qualcosa sui possibili, futuri gusti culinari della principessa.
 

Curioso è stato poi il risveglio: al posto della protuberante navicella ho trovato un profondo avvallamento, una vera dolina o canalone che dir si voglia. Non riesco a spiegarmelo: sarà un segno positivo o negativo in vista dell’allunaggio?


Allunaggio che, comunque sia Lui sia io speriamo sia prossimo: cerchiamo di immaginarci i suoi occhioni mentre ci scrutano e, oddio, fosse nata ieri probabilmente avrebbe ingranato la retromarcia tanto assomigliavo a una zombie dopo la notte in bianco che avevo passato. Cerchiamo (sì, anche io: segnale positivo, no?) di affiancare il pensiero «Potrebbe essere l’ultima volta che…» con l’idea che fra una settimana potremmo essere stesi sul divano a guardare “Un posto al sole” con un fagottino non peloso e senza baffi fra di noi. Ieri intanto la mamma-nonna, prima della sincope provocata dall’incidente delle scale, ci ha portato un nuovo delizioso vestitino: e come tutte le principesse che si rispettino ha già il perfetto pendant di scarpe e calze da abbinarci. Meglio di me, insomma.

Dal canto mio spero che l’avvallamento di stamattina non significhi che alla visita che avremo di qui a qualche ora faccia nuovamente finta di essere uscita per una passeggiata: da due giorni sto cercando di dirle di non fare la furba ma credo abbia già sviluppato un bel caratterino.
 

E poi, sempre dal canto mio, sto cercando di prepararmi all’evento anche dal punto di vista … estetico oltre che psicologico: per cui nei giorni scorsi ho provveduto a pedicure, manicure e disboscamento casalinghi. Non si sa mai: in tempi di reality chi mi assicura che non venga una troupe a girare qualche scena dei momenti clou? E, comunque, oltre a non spaventarla facendole pensare «Ma guarda te chi mi è toccato in sorte!» sempre meglio rendersi presentabili per le prime foto: in modo che non siano indimenticabili sì, ma in senso negativo.

principessa a lunga conservazione



Oggi mi sento ufficialmente uno yogurt: di quelli che, arrivati a scadenza, personalmente mangio comunque se non sono passati troppi giorni. Analoga sensazione l’avevo provata quando, discutendo con Lui sul perché avesse preferito andare a convivere anziché sposarci, così mi ha risposto: «Ho pensato che ci sposeremo quando avrai 30 anni, mentre un bambino lo avremo quando ne avrai 33». Sono ancora qui a interrogarmi sul perché, ma mi consola che continui a chiederselo pure Lui ogni qual volta gliene chiedo il motivo.
 

Chissà cosa succederà nelle prossime oreconfesso che mi dispiacerebbe se non nascesse oggi: nascere nella giornata della memoria sarebbe stato un evento carico di significato. Sarebbe stato più immediato spiegarle perchè è giusto che nei negozi entrino anche i ragni e i visigoti...
 

Eppur qualcosa si muove: nel senso che stanotte, tanto per cambiare, ho dormito poco e malissimo tra mal di pancia/stomaco e un mal di schiena che non sapevo in che posizione placare. Ma forse è colpa della cioccolata con le nocciole a cui ho ceduto ieri sera dopo aver fatto la brava (cena solo di frutta e verdura): magari sono come i bambini, a cui non bisogna dispensare zuccheri dopo una certa ora.

Chissà, dicevo: perché in effetti mi sembra che la navicella abbia imboccato l’ascensore per scendere almeno di un pianeta. Oltre ad averlo notato a occhio (metro d’esame piuttosto discutibile e poco scientifico) me l’ha suggerito la cintura dei jeans, che ho dovuto allargare di un buco salvo poi temere di perdere i pantaloni per strada.
 


E invece per strada, o meglio, in casa, ho perso l’equilibrio. E così, giusto per non farci mancare nulla compresi un po’ di suspence e pathos, poco fa mentre stavo uscendo con la mamma-nonna, sono scivolata sulle scale del condominio. Ovviamente erano gli ultimi due gradini e, ovviamente, negli ultimi nove mesi e fino a oggi non mi era mai successo nulla di simile. A segnalare che si trattasse di un vero dramma, anziché con il solito diminutivo la mamma-nonna mi ha chiamata con l’intero nome di battesimo: e per un attimo ho pensato «Oddio: sono grave e nemmeno me ne accorgo».

Invece per fortuna ho sbattuto “solo” la testa, che mi ha rintronato per un po’, e il mappamondo con cui bilancio il meloncino: che, a proposito, ieri è stato scambiato da due medici per una pancia da quinto mese; ed il pensiero che fosse a un punto tale da poter ancora raddoppiare mi ha davvero lasciato allibita: già così ho la sensazione di essere una mongolfiera che viaggia rasoterra.

Comunque dopo poco mi son rialzata e mi son dovuta sentir rimproverare (come fosse colpa mia) perché qui intorno non ci sono negozi di scarpe in cui fiondarci subito per sostituire le mie vecchie ed evidentemente ormai consunte scarpette da ginnastica. Quindi, al momento di salutarci, ho dovuto solennemente promettere che domattina – dopo la visita – correrò (si fa per dire) a cercarne un paio più serie e soprattutto più aderenti al suolo.
 


E poi ovviamente è venuto il suo predicozzo, scandito da una parolaccia e dalla minaccia di tornare subito a casa. Stamattina, invece, quando avrei tanto voluto sfogarmi per come avevo dormito male e per tutti i dolorini che avevo Lui non mi ha proprio dato corda lasciandomi senza soddisfazione: per quanto irritante potrà essere, credo comunque che sia l’atteggiamento più corretto che seguirà, senza sforzo, anche durante il travaglio. Salvo poi che sarò io a ricoprirlo di insulti.

p.s: per chi non lo sapesse, la tera immagine rappresenta la lampada di fronte alla quale Galileo ha pronunciato il celeberrimo "Eppur si muove", custodita nel Duomo di Pisa.

giovedì 26 gennaio 2012

meno uno (??) al grande cocomero



Bene: siamo a meno uno.

Paradossalmente sono più tranquilla oggi di una settimana fa. Sarà che ho trascorso tutto il giorno con Lui e la sua vicinanza funziona meglio di una camomilla.

Non ci sono grandi pensieri da registrare dato che è stata una giornata di piccoli impegni pratici. L’unico pensiero è stato che, con tutto quello che abbiamo camminato, sabato Houston potrebbe comunicare l’inizio del vero countdown per l’allunaggio. E dove abbiamo camminato? Mica in centro città a vedere vetrine bensì negli ameno dedalo di sottopassaggi dell’ospedale dove ci siamo persi svariate volte centuplicando la strada percorsa. Lo so: siamo originali. Ma oggi toccava questo ed è toccato bene.
 

Peraltro a incoronare il tutto c’ stato il fatto che, come mi era stato suggerito, nella fioreria appena fuori dall’ospedale ho trovato gli stickers da attaccare all’auto con il nome della principessa.
E, ora che ci penso, credo che l’ansia crescente per – come ha detto qualcuno – decidermi a “sfornare” sia proprio dovuta alla curiosità di sapere il nome che, per nove mesi, abbiamo gelosamente e miracolosamente custodito.

Comunque fra ieri sera e oggi i movimenti principeschi, probabilmente effettuati a bordo di una vera carrozza a quattro cavalli, si sono moltiplicati: quindi chissà. Chissà, intanto, se sabato mattina durante il controllo la bimba farà di nuovo la furbetta e fingerà di essere momentaneamente assente oppure si farà notare. Nel primo caso non c’è che dire: ha già capito tutto – o comunque molto – della vita.

mercoledì 25 gennaio 2012

Houston, abbiamo un problema


«Salve! Sono Principessa: al momento non sono in casa. lasciate un messaggio dopo il segnale acustico».

Ecco ciò che ha registrato il tracciato di stamattina. Passi che pensavo nascesse prima e invece per conoscerla dovremmo aspettare ancora un po’: peraltro forse è colpa nostra, che nel periodo dei lavori di ristrutturazione le abbiamo fatto il lavaggio del cervello perché rimanesse buona buona il più a lungo possibile dov’era. Ma che decida di interrompere le comunicazioni con l’esterno costringendomi a rimanere panza all’aria per mezz’ora anziché i canonici 12 minuti, allora non ci siamo. Anche perché i movimenti sono ripresi subito dopo: e a spron battuto.

E così stamattina sono stata un’ora e mezza in ospedale, aggiornandomi sugli allunaggi delle altre navette conosciute in piscina durante il corso pre parto e facendomi ulteriormente tranquillizzare dall’ostetrica e dalla dottoressa C. che, esaltata alla vista delle sei contrazioni sul tracciato, si è subito smontata quando le ho confessato di non averle percepite.
 

Ieri sera però sì. Ho convinto Lui a uscire inizialmente con l’idea di un semplice aperitivo per sfoggiare la mia nuova pettinatura (che, ovviamente, al primo lavaggio di capelli non saprò ricreare) cui si è unita un'adeguata e insolita dose di trucco. La mia proposta è stata presto convertita in un «Se ti va ceniamo fuori». Beh, se proprio insisti … L’idea era comunque quella di far precedere la cena da una passeggiatina in cui Lui ha provveduto ad aggiornarmi sulle amenità che gli capitano al lavoro; e durante il racconto ho sentito una bella fitta forte che mi ha fatto prorompere in un «Ah!», da lui scambiato per un commento a quanto stava raccontando. «Ah, cosa?» «Ah, una fitta! Certo che se al momento giusto tu capisci in questo modo stiamo freschi …».

Comunque la proposta della cena è stata accompagnata dalla sua constatazione che, ormai, sarà una delle ultime perché poi, almeno per un mesetto, non ci muoveremo di casa. A parte l’opinabilità di questa supposizione (che spero di screditare a meno che non vengano almeno due metri di neve o quaranta gradi sotto zero), ciò che ho pensato subito è stato «Evvai! finalmente anche Lui comincia a concepire certi pensieri».

E invece no; o, almeno, questo è quello che dice. Stando alle sue parole, sono io l’unica pazza che pensa «Questa può essere l’ultima volta in cui faccio/facciamo questo da sola/soli». Non che veda nero su come andranno le cose dopo: saranno altrettanto belle ma certo diverse. Un conto è bighellonare per il centro commerciale avendo un timido pensiero al carrello della spesa lasciato incustodito fuori dal negozio di turno, un conto è trasformare quel pensiero nella ricerca della soluzione a come fare entrare la carrozzina facendo slalom fra gli stand dei vestiti.


A bilanciare lo scarto di preoccupazioni mie e l’assoluta tranquillità sua c’è il comune pensiero già indirizzato a dove ci piacerebbe trascorrere le prime vacanze principesche. Mare: su questo proprio non ci piove. Opzioni da me proposte: Lignano (di cui in realtà parlava già anche Lui), Rimini o, «Perché non Gatteo?». Gatteo a mare, ridente località sulla riviera romagnola, adiacente a Cesenatico e situata a venti chilometri circa da Rimini, dove ho trascorso innumerevoli e indimenticabili vacanze della mia infanzia a partire dall’anno in cui la mamma-nonna mi ci ha portata per rinforzarmi in vista dell’intervento alle tonsille.

Ma non è questo l’unico tuffo nel passato in cui mi sto cullando in questi giorni (a proposito: siamo a meno due). Penso infatti a quanto sono fortunata: come già per la laurea, il matrimonio, e il dottorato, anche in quest’occasione sarò circondata dall’affetto sincero e partecipato di persone che conosco da quando sono nata e che, ora, saranno presenti alla nascita della mia bimba. La consapevolezza che il calore di cui mi hanno circondata in tutti questi anni possa ora arrivare anche a lei mi scioglie davvero il cuore. E mentre mi commuovo, mi chiedo se merito tutto questo e considero quanto sono felice per avere tante persone su cui contare.

martedì 24 gennaio 2012

We are waiting: waiting for Godot


Meno tre. O forse dovrei cominciare a scrivere più qualcosa. Ma andiamo con ordine.

Waiting for Godot, letto su suggerimento della prof di inglese del liceo in lingua originale (bello sforzo: per metà delle sue poche pagine il libercolo consiste nella ripetizione del titolo) è uno dei miei libri preferiti. Sin da subito: non ho dovuto fare alcuno sforzo per farmelo piacere o capirlo. Forse perché, come metà delle persone di questo mondo, sono in costante attesa di qualcosa, non si sa cosa, indifferente cosa. Godot, appunto.

E in questo periodo sto/stiamo appunto aspettando Godot: con l’unica differenza rispetto al testo di Beckett che qui qualcosa arriva di sicuro ma, come nella commedia, non si sa quando.


Ho destato preoccupazioni e allarmati messaggi negli ultimi giorni. Mi sento di tranquillizzare chiunque, anche se questo avviso giungerà solo a quei pochi che leggono il blog: avvertirò/avvertiremo tutti quando lo shuttle atterrerà, l’sms del caso è pronto da tempo nella cartella bozze dei cellulari di entrambi, non aspetta altro che partire.

Lei, invece, pare di no. Ieri pomeriggio ho avuto la visita di controllo con la dottoressa C. che mi ha molto rassicurata. Intanto dicendomi che, se anche non ce ne fosse bisogno ma lei fosse di turno, mi starebbe vicina nell’ora x; e poi, soprattutto, confermando quello di cui da tempo ero certa: quella delle lune è una gran….

Vabbè, potreste dire: come mamma non è che finora ci hai azzeccato granchè. E avreste ragione: pochi giorni prima della morfologica mi ero convinta che fosse maschio, lo avevo pure sognato e invece non ha alcun accessorio protuberante in dotazione; ero certa che sarebbe nata con largo anticipo e invece probabilmente andremo oltre la data. Comunque non sono affatto delusa da questo ritardo, anzi: sarà che la vicenda dei lavori in casa mi ha abituata ai ritardi, ma è proprio per questo che sono ben contenta se da Houston si decide di ritardare un po’ l’approdo.
 

E non solo perché, come ho confessato alla dottoressa, non mi sento pronta e più che per i dolori del parto temo la lunghezza del travaglio (per la serie: ma cosa faccio in tutte quelle ore? È possibile avere una tv per vedere le repliche di “Grey’s anatomy”, “Don Matteo” o “Medium”, a seconda dell’ora del giorno in cui tutto accadrà?). Sarà che non ho ancora sviluppato l’istinto di maternità, ma egoisticamente ho bisogno di un po’ di tempo per rivestire i panni dell’adulta (ma li ho mai indossati veramente??) dopo questi mesi di ritorno al ruolo di figlia/nipote che – per carità – se da un lato non mi è totalmente dispiaciuto, mi ha fatto ripiombare in un passato privo di responsabilità, compiti e doveri. E a testimoniarlo c’è la stupida felicità che ho provato, domenica, non solo nel preparare il pranzo ma soprattutto nel pulire il bagno, lucidare i pavimenti, passare l’aspirapolvere. Fare il letto no, quello continua a non piacermi così come disfare la lavastoviglie e riempire la brocca dell’acqua.

Comunque, tornando a bomba, per usare le parole della ginecologa la bimba ha la testolina bassa (il che, a pensarci, mi fa un po’ impressione) ma ha ancora un po’ di cammino da compiere. Per cui, in tutta tranquillità, domani mattina avrò un nuovo monitoraggio - proprio come per le vere navicelle spaziali – e sabato mattina un ulteriore controllo in cui, in base alla situazione, la dottoressa valuterà il da farsi: se la principessa avrà indossato la tutina da astronauta, vedrà di smuovere un po’ la situazione, altrimenti aspetteremo ancora al massimo per una settimana. E questo vuol dire che – per dirla alla Camilleri -  ci ha sempre inzertato il papà profetizzando che sarebbe arrivata il giorno del suo compleanno.
 


Una tragedia: se questa eventualità mi libera completamente dal fargli un altro regalo, come potrò trovare qualcosa, nei prossimi anni, all’altezza di questo pacchettino?

p.s: a giustificazione dell’assenza di post di ieri, prima della visita ho cazzeggiato un po’ a casa e poi son andata a pranzo (l’ultimo??) con la mamma-nonna mentre, dopo l’ospedale, ho portato il regalo di compleanno ad un papà-nonno gongolante per aver ricevuto (quasi dalle mani della nipotina) un “manuale” per svolgere al meglio la sua nuova professione. Oggi, invece, il ritardo nella stesura del post è dovuto al fatto che, non avendo di meglio da fare, ho deciso di andar dalla parrucchiera: anche per rendermi più presentabile al primo incontro con la fagiolina.

sabato 21 gennaio 2012

casa dolce casa



Meno cinque. E siamo a casa.

Temevo che appena varcata la soglia il Nilo rompesse gli argini costringendoci a fare dietrofront per correre in ospedale. Invece la principessa sembra collaborare. Ci ha permesso di accomodarci e portare a termine le prime due tranche – le più impegnative – del ritrasloco.

È per questo che ieri ho mancato l’appuntamento con il countdown: è stata una giornata intensa preceduta, fortunatamente, da una notte di sonno pieno, profondo e che si è conclusa ben alle 7.15. Credevo invece che l’avrei passata in bianco fra il pensiero della valigia da preparare, le pulizie da dirigere (Lui mi aveva infatti promesso che si sarebbe piegato a ogni mio volere di casalingo), la spesa da fare, oggetti e vestiti da risistemare. Invece l’ho presa con filosofia: un incentivo è venuto dal fatto che Lui si è alzato ben dopo di me impedendomi di dare il via alle grandi manovre, così che poi – arrivati nella nostra reggia new style – abbiamo disfatto rapidamente i bagagli e, fra una tenerezza e l’altra, mi ha proposto di pranzare fuori. Non prima di aver saccheggiato il supermercato; e, tuttavia, la cambusa è ancora carente di qualche genere di prima necessità, del tipo

(io): «Dobbiamo prendere le mele»
(Lui): «Mele … ok, adesso. Vuoi banane?»
(io): «Ma sì, prendine un paio».



Arrivati a casa, mi accorgo che o è passato il mago Silvan oppure una scimmia se l’è rubate: «Beh, se queste sono le premesse, quando sarai a casa dopo l’arrivo della principessa e dovrai andare a far la spesa ti toccherà salire e scendere le scale diverse volte al giorno per soddisfare la lista …».
 
 
Comunque, assolte queste prime incombenze, pranzato, rientrati alla base, sistemata la spesa si è ormai fatta l’ora del trucco e parrucco in vista di quello che – ormai oltre ogni probabilità – è stato l’ultimo lavoro in “una e mezza” che ho svolto. Ammetto che stavo per dare forfait: continuo ad avere un vago senso di gommone in mezzo al mare in tempesta per cui temevo seriamente di caracollare a terra nel bel mezzo della presentazione. Ma ce l’abbiamo fatta: e ne sono stata molto soddisfatta anche se la sensazione dominante della serata, scaldata da una profusione di sorrisi e complimenti, è stata quella di essere una creatura surreale, un ibrido fra E.T. e Wonder woman. Strana io ad aver voluto presentare la collettiva a sei giorni dalla data presunta dell’allunaggio, o strano chi non l’avrebbe fatto?

Prima di rientrare a casa abbiamo fatto un nuovo passaggio nella locanda “mamma-nonna” che a lungo ci ha ospitati per la seconda tappa di trasloco comprensiva dei mici. Dopo averli imbottiti di tranquillanti e riempito un’altra valigia ci siamo imbarcati: non prima, però, di aver assistito alle seconde, silenti lacrime della giornata della mamma-nonna questa volta, ne sono convinta, dovute alla separazione dal gatto Billy a cui in questi due mesi ha dedicato costanti cure per conquistarlo senza peraltro riuscirci pienamente. Sorprendentemente è stato proprio lui il primo a intuire il funzionamento della gattaiola, ulteriore nuova dotazione della casa, lasciandoci invece in balìa dei mal compresi pianti di Degas che ha rinunciato al suo consueto a plomb da filosofo dando diversi segni di inquietudine.
 
 
Entrambi, comunque, prima di prendere la via delle scale e quindi del cortile, si sono avventurati in ogni stanza per valutare e approvare il restauro e le novità, provare il box doccia e il bidet oltre alla sedia a dondolo nella princess’room. Sembrano piuttosto soddisfatti; noi, invece, siamo proprio felici. Sembra un nuovo inizio, con le promesse di tenerezze del primo ingresso in casa ancor più addolcite dal fatto che Lui, senza dire nulla, ha ritirato fuori la fede dal cassetto. Forse ignara di tutto questo o forse intenzionata a partecipare alla nostra nuova tranquillità, la bimba stanotte ha pensato bene di giocare a rugby nel piccolo campetto che le abbiamo procurato. Adesso, però, se anche dovessi andare urgentemente all’ospedale da sola, sono paradossalmente più tranquilla.

giovedì 19 gennaio 2012

insonnie, daddy fear e lune



Meno sette: E si sente.

Sotto l’apparenza di una dura scorza di paciosità, anche i papà cominciano a sgretolarsi.

Nonostante quando gli chieda come si sente mi risponda sempre di essere tranquillo invitandomi a fare altrettanto, stanotte Lui non ha dormito. Lui che, comunque, ieri sera non è riuscito a vedere neppure un fotogramma di “La prima cosa bella” (beh, magari ha avuto ragione visto che è iniziato alle 21.30 ed era intervallato ogni quarto d’ora da dieci minuti di spot pubblicitari); salvo poi svegliarsi attorno alle 4 e iniziare a rigirarsi. Pardon: saltare. Perché per cambiare posizione nel letto deve imitare i canguri trascinando con sé lenzuola e piumino indifferente ad ogni eventuale battito di denti che può sentire al suo fianco. E, così, non ho dormito neppure io. Di nuovo. Al che gli ho suggerito l’ipotesi che questo sia il training per le future notti a metà.
 


Ma non è il solo papà a manifestare segni di agitazione. Anche il papà – nonno inizia a mostrare inaspettati segni di cedimento. «Non ti devi affaticare; stai a riposo; se ti gira la testa mangia un po’ di cioccolata, magari fatti prendere da Lui i tartufi»: e a quest’ultima ipotesi Lui si è messo a ridere, ma già avevo appurato la sua scarsa inclinazione – nei passati nove mesi – a soddisfare qualsiasi voglia che non lo vedesse coinvolto in prima linea (leggi: pizza o bistecca).

Passando alla protagonista di tutta la storia, la principessa al contrario di tutti ha dormito pacificamente. E ci credo: durante la giornata si dev’essere stancata parecchio a rotolare nella sua carrozza da piccola Cenerentola facendomi girare la testa di continuo. E non è tanto per dire: sono tre giorni ormai che ho questa sensazione di ondeggiamento. Il che, comunque, non mi ha impedito ieri sera di preparare un’apprezzata “ultima cena” di stuzzichini vari.

Tornando al senso di sbandamento che sto provando tra poco andrò a farmi controllare sperando di non metterci una vita, visto che il programma della giornata prevede una puntata alla reggia insieme alla mamma-nonna per dare una ripassata di pulizie e traslocare qualcosa: in attesa, domani, di più grandi manovre.
 
 
Sempre che la luna lo permetta. La luna, già: ogni persona a cui dico che ormai manca poco si improvvisa Frate Indovino pronosticando la data dell’atterraggio in base alle fasi dei prossimi giorni. Ovviamente, da brava san Tommaso, non credo a queste cose e continuo a rispondere che nascerà quando vorrà lei: e lo spero, così non solo non avremo in casa una piccola lupetta mannara ma neppure una bimba lunatica.

mercoledì 18 gennaio 2012

pro, contro; attese, paure



Meno otto.

Una delle locuzioni che uso di più in questi giorni è «Se domani/dopodomani/chissà quando non succede niente potrei/potremmo fare/andare/vedere…». Per natura sono una persona tendente all’organizzazione: non sapere se, come e quando potrò muovermi o fare qualcosa è piuttosto difficile da accettare. Forse più delle notti insonni a cui ormai mi sto abituando e che mi costringono a rivoltarmi nel letto, spesso alla ricerca di una posizione che non mi faccia sentire il mal di schiena, ultimamente focalizzato nelle ore notturne. Altra piacevolezza del periodo, oltre alle corse-pipì di prima mattina ogni dieci minuti, c’è la sensazione di interno coscia sottoposto a uno strenuo allenamento di gag: sarà normale, in vista dell’allunaggio, ma davvero non l’avrei mai pensato. Chissà che non sia un buon segno per il recupero della forma.
 

 
Ma torniamo ai preparativi per il rientro, lasciati in sospeso dal post di ieri. Mentre tutte le mattine, dopo la doccia, mi cospargo di olio di mandorle raggiungendo l’effetto “tonno nostromo”, penso ai pro e contro. O, meglio: a cosa non mi mancherà e cosa sì. Partiamo.

Cosa non mi mancherà.

1.   Non mi mancheranno i quotidiani annunci della nonna-bisnonna, convinta di una sua imminente dipartita;
2.   non mi mancheranno le sue quotidiane fissazioni: oggi è la maglia troppo stretta, ieri lo spazzolino troppo piccolo, domani il bracciolo poco imbottito, dopodomani «a chi dovrei farmi vedere?»: il tutto quotidianamente condito dai consueti «Non so come faranno con la bimbetta e i gatti; questi gatti sono indemoniati tanto vanno avanti e indietro; ma che cos’hanno questi gatti che entrano e escono di continuo». A prescindere dal fatto che le preoccupazioni feline sono accompagnate dal (falsissimo) monito «Io agli animali non faccio del male ma proprio non mi va di averli intorno», tutte queste considerazioni non mi mancheranno pur facendomi, talvolta, ridere insieme a Lui e pur sapendo che sono il suo modo per evitare la suddetta imminente dipartita;
3.   il non avere una “stanza tutta per noi”: anche se – ovviamente – non dormivamo ammassati in un mega letto ma abbiamo costretto allo sfratto la mamma – nonna, ben altra cosa è l’intimità e la privacy di casa propria a cui, si spera, potremmo tornare almeno per un giorno prima dell’atterraggio della navicella;
4.   non mi mancheranno le rampe di scale per prendere le scarpe e/o le ciabatte né la rampa per salire in bagno a far la doccia;
5.   non mi mancherà la situazione di precariato dovuta a vestiti, libri, computer, varie ed eventuali sparsi un po’ dappertutto.

Cosa mi mancherà: molto di più, lo ammetto. Tralasciando ovvietà tipo il non assolvere a incombenze domestiche, mi mancheranno i piccoli rituali che mi sono costruita in questi due mesi.
1     La consapevolezza di non essere da sola in casa;
2     le chiacchierate di tutto e tutti son la mamma-nonna;
3     far la spesa con la mamma-nonna;



4     vedere la mamma-nonna alle prese con i gatti nel vano tentativo di placcarli per coccolarli o ascoltare i suoi resoconti delle avventure feline in nostra assenza;
5     le fiction guardate insieme alla mamma-nonna e ai gatti semisdraiata sul lettino dopo pranzo;
6     la lettura accoccolata sulla poltrona della cucina di prima mattina insieme al gatto Degas;
7     la preparazione di qualche pranzo o cena “creativi”;
8     la visione della “Prova del cuoco”, spesso seguita dalla ricerca delle ricette su internet;
9     le quotidiane passeggiate in città, impossibili non solo da effettuare ma pure da immaginare nel nostro ameno paesino;
10   incontrare, sorridere e parlare con persone che conosco;
 


11   vedere i gatti che si avventurano nel giardino, che incontrano gli amici a quattro zampe di cui pullula il quartiere, che cercano sempre nuovi nascondigli o vette da scalare.

Beh: è un bel po’ di roba. Se ci aggiungiamo il terrore per come si svolgerà il parto, per come saranno i giorni in ospedale, il ritorno a casa in tre e, poi, rimanere da sola con la principessa forse ho trovato il motivo per cui la notte non dormo. Nonostante la melatonina e, lo confesso, talvolta un po’ di birra.