Lettori fissi

mercoledì 30 novembre 2011

Princess' room



Vista dal vivo, la vignetta fa un effetto migliore, sembra quasi proporzionata. Quindi, ho pensato che – dal momento che inizierò subito l’educazione critico-artistica della bimba – teorie rinascimentali come la sezione aurea, la prospettiva, oltre che la conoscenza dell’Uomo vitruviano di Leonardo, saranno gli argomenti che terrò per ultimi, in modo da evitare una botta alla mia autostima per prolungare almeno fino alla conclusione della scuola materna discorsi alle amichette del tipo: «Questo disegno l’ha fatto la mia mamma solo per me: brava, vero?». I primi artisti di cui le parlerò, saranno dunque Picasso e Jackson Pollock: così, tanto per evitare troppo stringenti confronti fra figure umane e animali.
Al momento comunque, data la mia nota iper auto criticità, è stato Lui ad evitare che sostituissi i contorni di Snoopy e Lucy con una manata di colore a coprire il tutto. Tanto, effettivamente, la principessa per qualche tempo non si accorgerà di errori e sbavature. Semmai, quando raggiungerà i 3 anni, potrà chiedersi perché – essendo femminuccia – ha la camera azzurra. «Mamma e papà hanno pensato al loro equilibrio psicologico piuttosto che alle tue eventuali turbe di identificazione sessuale optando per un colore calmante»: questa sarà la risposta.
Ieri, però, avrei voluto (per quanto possibile) rimediare alle sbavature ma, nel marasma che governa casa, non sono riuscita a individuare i giusti barattoli di vernice. E così ho optato per una rapida revisione del corredino, giungendo alla conclusione che è proprio urgente l’acquisto di tutine taglia 1 mese. Nel frattempo ho raccolto accappatoio, asciugamani e body, li ho portati a casa della mamma-nonna e, per poter per dar loro una lavata preliminare, ho iniziato ad aprire le confezioni. I body che Lui e io abbiamo comprato sabato scorso, di taglia 3 mesi (purtroppo non ce n’erano di più piccoli) ispirano una tenerezza infinita, con gli orsetti disseminati su manichette e su quella piattaforma di stoffa che verrà arrotondata dal suo morbido pancino. Ma quelli di taglia 0-1 mese comprati già qualche tempo fa dalla mamma-nonna, completamente bianchi e con incrocio stile scalda cuore all’altezza del collo … beh, a guardarli così non starebbero neanche al mio primo Cicciobello. Pensare che invece, fra non molto, li dovrò infilare a una Sbrodolina in carne e ossa mi ha davvero fatto una strana impressione : e mi son trovata a sorridere senza accorgermene.

martedì 29 novembre 2011

di calze e altre virtù

 
Piccoli appunti degli ultimi giorni.

Dentro la sua carrozza, la principessa rotola e si dimena come non mai: succede quando mi sdraio per dormire e/o riposare se, dalla posizione “cocomero all’aria”, accenno a girarmi sul fianco, cosa che la infastidisce al punto di trasformare la rotondità in un curioso e malleabile parallelepipedo, pronto a curvarsi nuovamente appena torno sulla schiena; succede quando sono seduta troppo diritta o – Dio non voglia – piegata in avanti; succede quando – e questo, per fortuna, non dipende sempre da me – sente della musica troppo ritmata. Sabato sera per esempio, fuori dal bowling, frotte di sbozzetti si riversavano dentro un tendone che pompava disco music a svariati decilioni di decibel: e lei giù di rotolamenti. Domenica, alla festa della cioccolata (dove, peraltro, non ho potuto assaporare nulla vuoi per la gente accalcata davanti agli stand, vuoi perché credo che il mio stomaco fosse sotto il tiro costante dei suoi piedini da Carla Fracci), ha iniziato a scatenarsi con pirouette sulla testa degne dei rapper che ci siamo fermati a vedere. Ieri sera, a teatro, per due ore ha voluto seguire i ritmi caraibici dello spettacolo cubano che siamo andati a vedere vincendo i miei timori di essere sbattuti fuori perché il mio russare disturbava i ballerini: problema evitato, sia perché il volume era molto alto sia perché, al posto mio, si è silenziosamente addormentato Lui.

Nel frattempo, durante il giorno, passata la fase “Oddio! mi servono i pigiami per la borsa da ospedale” sono passata a “Cavolo, mi servono body, tutine, calzini mignon per l’ospedale”. Venerdì pomeriggio pensavo di archiviare la pratica facendo una vasca ed entrando nei (pochi) negozi di vestitini che presenta la città per poi espatriare verso il vicino centro commerciale: non prima, però, di aver assaporato una cioccolata calda. E lo confesso: da qualche tempo non riesco proprio a tenere a freno la gola, con gli inevitabili sensi di colpa del caso che cerco di placare pensando che tanto, tra breve, questi saranno lussi che non mi concederò più. Se questi erano i programmi del pomeriggio, non avevo però fatto i conti con lei, che mi diceva di essere stanca perché eravamo andate in piscina (cosa che ci piace molto perché ormai siamo diventate le mascotte ufficiali delle signore con cui facciamo ginnastica). Così ho solo abbozzato una vasca, oltremodo galeotta. Seppure non ne avessi inizialmente l’intenzione, dopo aver visto la vetrina di un negozio zeppa di pigiami e biancheria con Snoopy e Woodstock in versione natalizia, non ho resistito: sono entrata, dritta e imperturbabile fino al reparto intimo. Sebbene già lo immaginassi, ho rischiato lo svenimento quando ho visto i prezzi, per cui l’unico “accessorio” alla portata del mio portafoglio erano i calzini antiscivolo. Ovviamente presi. Che mamma degenere: esco per il corredino della principessa e torno con un paio di calzini per me! A mia discolpa giocano alcuni significativi fattori:

1)    Sono veramente caldi;

2)   Non ne avevo di così belli;

3)   Evidentemente son stata brava se S. Nicolò è arrivato in anticipo;

4)   Con questi ai piedi sarò la più sciccosa del reparto quando scatterà l’ora X.

5)   Sono in chiaro pendant con il completino fucsia della bimba, di cui riprendono le zampine antiscivolo sulla suola;

Ulteriore occupazione delle mie giornate, così come di quelle della mamma-nonna e pure della nonna-bisnonna, è l’osservazione dei nostri felini e delle loro stranezze. Come ho già scritto, secondo Lui e me quando sarà il momento di tornare a casa chiederanno l’asilo politico per restare qui. Il gatto Degas è infatti diventato oltremodo salutista: appena sveglio, la mattina esce per un po’ di jogging, durante il pomeriggio va a trovare gli amici del quartiere con cui si da appuntamento la sera per un aperitivo prolungato oppure una più breve uscita cui segue ulteriore fuga per il bicchierino della staffa.
 
 
Il gatto Billy, invece, esce solo se letteralmente chiuso fuori casa: lui preferisce le altitudini domestiche, spalmandosi sul mobile della cucina dove forse pensa di abbronzarsi alla luce del neon. Speriamo non gli venga la congiuntivite prima di avergli procurato un paio di occhialini da sole …

sabato 26 novembre 2011

tre cuori e una capanna (e un trio, un fasciatoio...)



Come ho scritto ieri, credo sia normale percepire l’ultimo scorcio della gravidanza come un colossale countdown. E non solo per l’impazienza di conoscere chi, negli ultimi mesi, ti ha accompagnato a far la spesa, ha dormito e fatto la doccia con te, ti ha vista depilarti e ha sobbalzato insieme a te quando, la mattina, ti sei specchiata appena sveglia.

Farò forse nuovamente la figura della mamma degenere ma sono convinta che tutte, almeno una volta, siano state sfiorate da questo pensiero che quindi, per dovere di sincerità, riporto. Il countdown non investe solo la curiosità di conoscere quel curioso miscuglio di me e Lui che continua a rullare come un ossesso nella mia pancia pensando sia una pista di pattinaggio. Il countdown riguarda anche gli ultimi momenti della mia solitudine e di me e Lui come coppia.

Sempre più spesso penso che gli ultimi mesi di questo “viaggio” non li immaginavo né in trasferta né tanto meno con così poco tempo da trascorrere insieme dato che Lui – con tutti i lato positivi e negativi che ciò comporta – passa quasi tutto il suo tempo libero a lavorare a casa. Nonostante la mia avversione per gli stereotipi più o meno sdolcinati della gravidanza, ammetto che mi sarei più volentieri vista comodamente scafata sul divano, con i gatti intorno pronti a consegnarmi il telecomando e aprire la porta in caso di campanello trillante, con Lui completamente servizievole e accomodante nei miei confronti e in quelli della piccola Holly e Benji (visto quanto si agita, inevitabile pensare che si identifichi contemporaneamente con entrambi).

Ma a parte questo, sempre più spesso penso a tutto ciò che faremo in due per l’ultima volta. Mi manca scendere sotto casa per soddisfare la nostra costante voglia di una buona pizza, fermarsi a mangiare fuori durante un’uscita di shopping o dopo un pomeriggio al cinema: pomeriggio, sì, perché ormai la sera non riesco a varcare la soglia delle 21.30 con gli occhi aperti e quindi, inevitabilmente, mi mancano in modo spropositato anche le serate a teatro, a meno di non rischiare (come farò lunedì) di essere cacciata dalla maschera di turno perchè il mio russare disturba la concentrazione dei ballerini. E chiedermi chissà quante volte ancora passeggerò con calma, da sola, in un centro commerciale o in città è un altro dei tanti pensieri.

Ma oggi è stata una giornata speciale. Ed è tutto merito della principessa. E pure dell’autunno, che non permette una rapida asciugatura delle pareti appena dipinte. Così, nell’attesa che la cameretta possa essere perfezionata con la seconda mano di vernice, ieri sera Lui mi ha annunciato che oggi saremmo andati a prenotare tutto l’ambaradan per la piccola: trio, fasciatoio, box e seggiolone.

Non ci credevo. Di solito, all’ultimo cambia idea e mi dice che deve andare a fare qualcosa a casa. Invece no: siamo riusciti a scegliere con comodo ogni cosa, senza che mi sentissi puntati addosso gli occhi degli altri clienti del negozio mentre armeggiavo con ovetto e carrozzina nel tentativo impacciato di aprirli e chiuderli e senza, cosa più importante, che mi partisse il telaio addosso al commesso mentre facevo la manovra per riaprire il tutto. E poi, cambiato centro commerciale, abbiamo scelto insieme la sua prima tutina, con tanto di berrettino stile Snorkys, per poi ripagarla dell’aiuto nella scelta del suo corredo sedendoci per mangiare una pizza, resa ancora migliore da Lui che continuava a ripetere quanto fosse felice di essere insieme a noi e di non vedere l’ora di tornare a casa tutti e tre, pardon, tutti e cinque insieme (mai dimenticare i felini, anche se abbiamo l’impressione che chiederanno asilo politico alla mamma-nonna). Insomma: il paradiso, reso ancor più irreale dal pensiero che – chissà – la prossima volta che torneremo nello stesso posto lo faremo già con la principessa nella sua spider color prugna e lilla.

Ancora una cosa manca a questa giornata già così perfetta e che non potrà far altro se non migliorare. Tra poco andremo con gli amici a giocare a bowling, cosa che senz’altro sarà l’ultima volta che faremo in due e mezzo: questo non toglierà nulla al divertimento di stasera né a quello di quando torneremo in tre. Anche perché una coppia con tre cuori già lo siamo.

giovedì 24 novembre 2011

fatica delle parole vs. fatica del pancione



Immagino sia così per tutte. L’ultimo periodo della gravidanza sembra un colossale countdown, in cui puoi anche assumere le sembianze di una bomba ad orologeria, oltre a quelle di un tricheco costretto a rotolarsi per scendere dal letto o ad accavallare faticosamente le gambe pur di chiudere la zip degli stivali.
È una sensazione che si è acuita negli ultimi giorni, in cui ormai sempre più spesso appoggio la mano sul cocomerino come a dargli coraggio o a ricordargli il principio di Archimede per cui, se anche non immerso in un liquido, può comunque ricevere una spinta dal basso verso l’alto in modo da facilitare la mia locomozione. Mi chiedo come sarebbe possibile per me, visto che in tanti me l’hanno proposto come la manna dal cielo, usare il marsupio per trasportare la principessa: il mio periodo di marsupiaggio l’ho già avuto e se fatico a portarla a spasso adesso che pesa circa 1 chilo e 600 grammi come potrei farlo quando, uscita dal suo camper, peserà 4 o 5 chili?
Ebbene sì: “l’ammontare” della bimba l’ho saputo ieri con la seconda morfologica. Attesa, temuta e voluta con una certa trepidazione dato che, come ho detto giusto l’altro giorno ad un’amica, a volte neppure mi ricordo di essere una navicella-madre con cucciola incorporata. Beh, poi ci pensa lei a ricordarmelo, rotolandosi a più non posso proprio come sta facendo in questo periodo, tanto da spingere anche il medico a commentare quanto sia agitata.
Ed è stato l’unico suo commento spontaneo. Spesso, parlando con le persone o con le colleghe future mamme, si incappa nel discorso se si viene seguite da un ginecologo privato o meno. Vero è che poi, al momento del bisogno, se lui/lei c’è bene sennò ciccia e, a quanto ne ho capito, il grosso spetta comunque alle ostetriche; quindi: perché spendere ogni mese cospicue somme per poi essere lasciate in balia del parto?
Ecco, ieri mattina, la spiegazione. Nei controlli fatti finora da medici che non fossero la dottoressa C. non ho avuto molto di che lamentarmi: cordiali, gentili, pazienti e, soprattutto, consapevoli della curiosità di vedere nel monitor cosa stia facendo il piccolo alien. Ieri no. Nonostante le promesse e una gentilezza di facciata, l’ignoto dottorino ha tenuto lo schermo tutto per sé, limitandosi a stamparmi un profilo della bimba che, per carità, conferma i suoi lineamenti da piccola divinità greca: tipo Pollon, insomma.
Per il resto mi ha solo messo addosso un po’ d’ansia dicendomi che se ho contrazioni come quelle di cui si è reso conto guardando il monitor, è bene che mi scatafasci in ospedale a farmi vedere perché ora, alla 31esima settimana, sarebbe troppo presto per lei soddisfare le sue curiosità su cosa succede fuori dal pancione.

E tante grazie, lo sapevo pure io. Per il resto, senza dubbio sono io che chiedo poco perché mi aspetto che uno dei compiti/doveri dei medici sia quello di dire cosa stiano facendo, cosa vedono e come lo vedono senza essere costantemente infastiditi dal terzo grado della paziente; un po’ sono sempre io che ho deciso di mantenere un alone di mistero su certi aspetti della gravidanza e maternità, per cui non mi sto leggendo l’enciclopedia della mamma e del bambino, evito accuratamente le riviste specializzate dopo essere rimasta traumatizzata dalle fotografie in presa diretta dalla sala parto (e scattate non dal lato della testa della partoriente), ho a stento capito che la montata lattea si riferisce a qualcosa che succede dopo il parto e non in una stalla. Forse tutto questo è sbagliato, ma preferisco vivere il periodo senza aggiungere inutili preoccupazioni alle elucubrazioni che già scandiscono le mie giornate e cercando, per quanto possibile, di non alimentare le ansie mie, di Lui (beh, per arrivare a questo ce ne vuole) e della mamma/nonna.

Ma intanto, dopo aver sentito parlare di contrazioni, ieri son stata a riposo. Oggi no, naturalmente: proprio non riesco a stare senza far nulla.

martedì 22 novembre 2011

pigiama party? no: ma parti col pigiama



I giorni passano molto rapidi, senza una meta precisa, tra impegni e impegnucoli, incontri e pensieri, solitudini e affollamenti. Ma va bene così: almeno ho l’impressione che manchi davvero poco al rientro in casa.
Questo sarà un post un po’ sconclusionato, senza capo né coda, forse con tanti punti sparsi perché – come ho appena scritto – questa è una sequenza di ore, giorni e settimane senza meta ma non per questo meno dense.

Vorrei scrivere dei corsi pre-parto, degli incontri per mamme, delle persone che mi circondano, dei lavori in casa, dei preparativi per l’ospedale: visto che si tratta di abbondante materia non so ancora cosa scriverò, ma so che ho fatto bene – finalmente – a riprendere il computer in mano. E in quest’ultimo periodo non l’ho fatto non tanto per pigrizia ma proprio perché mi sento come una trottola, anche dal punto di vista dei pensieri da condividere. Per fortuna tra qualche ora andrò dalla dottoressa S. e spero con lei di fare un po’ di chiarezza, anche se al posto dei canonici 50 minuti avrei bisogno di 5 ore.
Intanto cominciamo dagli aspetti pratici. Finalmente ieri mattina sono riuscita a comprare i pigiami post parto per l’ospedale. Per molti potrà sembrare banale ma giuro che si è trattato di un’impresa titanica. Dopo aver girato tutti i centri commerciali della regione, in successive tappe che hanno ovviamente coinvolto anche la mamma-nonna, grazie anche al consiglio di una collega del corso pre – parto è bastato far pochi chilometri per trovarne ben due in un unico banco del mercato settimanale.
Ora: tanti (anzi: tante) potrebbero inorridire leggendo “pigiami” e non “camicie da notte”. Ma per me dormire con una camicia da notte è impossibile: troppo freddolosa, non la trovo comoda neppure per l’’estate dato che rischi di svegliarti nel cuore della notte tutta rinvoltolata nella gonnella che, salendo, ti si è incastrata chissà come fin nelle mutande. Per cui, posto comunque che nei primi giorni dopo il parto dormire sarà un lusso, sono stata ben felice quando l’ostetrica T. e le sue colleghe del reparto hanno proclamato che è assolutamente indifferente optare per pigiama o camicia. Posto, però, che entrambe le soluzioni fossero corredate da apertura strategica pro allattamento, quindi: bottoni.
E qui è arrivato il difficile. Le uniche è più diffuse versioni erano degne di Nonna Papera, con fiorellini biedermeier ancora intrisi del profumo di Sissi sui pizzi e merletti posti attorno a collo e polsini. Per non parlare dell’intimo premaman, anche quello presente nei negozi dedicati al benessere di bimbi e mamme: come per i corredini di culle e lettini, anziché colori vivaci e capaci di ispirare simpatia, tutto uno sbocciare di intensi grigi topo, bianco pizzoso (stavolta in stile Luigi XVI) e varie gradazioni di marroncino: roba che neanche la nonna – bisnonna avrebbe il coraggio di indossare a patto di non voler consapevolmente incorrere in una crisi depressiva. E poi, come forse si sarà capito, non sono proprio il tipo che - per il solo fatto di diventare mamma - intende vestirsi da "mamma-anni-80": una mamma, cioè, come quelle della nostra infanzia che (per carità: erano altri tempi e altre mode) a pensarci ora sembrava avessero 50 mentre a malapena sfioravano i 30: traguardo che, è vero, ho ben superato ma che non intendo ribadire insaccandomi in scamiciati sformati, calze contenitive, pantaloni extra large. E la principessa sembra condividere il mio pensiero dato che il meloncino, in realtà in abbondante crescita, finora mi ha evitato l'acquisto di vestiti diversi da quelli che ho sempre portato, compresi i jeans che sono quelli di sempre.

Comunque, tornando ab ovo, trovare pigiami con i faccioni di Minnie o Snoopy era effettivamente una pretesa un po’ troppo elevata, ma almeno quelli che ho scelto hanno dei colori pastello decisamente leggeri e disegnini rasserenanti: proprio ciò che ci vuole per risollevarsi dall’impresa che il parto è ormai diventato nel mio immaginario dopo aver sentito le accurate descrizioni delle ostetriche.

Ma questa è un’altra storia.

p. s.: alla mancanza del mitico bracchetto sul pigiama sopperiranno, fortunatamente, le ciabatte. Grigie sì, ma vuoi mettere il sorrisone di Snoopy a illuminarle?

martedì 15 novembre 2011

scioglimento dei ghiacci e precocità



Si vede che il nuovo impianto di riscaldamento ha iniziato a funzionare ancor prima di essere collegato.

Dopo una giornata e mezza di semi ignoranza reciproca condita da un altrettanto reciproca diffidenza (da parte mia: «chissà se stanno facendo il lavoro giusto»; da parte loro: «e ci mancava pure l’inesperta ambasciatrice di Lui! ma tanto possiamo propinarle qualsiasi tipo di soluzione come la migliore possibile visto che non capisce ‘na mazza») nel pomeriggio di oggi il “capo” termoidraulico ha rotto il ghiaccio inducendomi a sciogliermi.

Il tutto è cominciato chiedendomi se lavoro al computer e cosa faccio, poi è venuto a domandarmi se abbiamo figli.

Toccandomi il meloncino (gesto che probabilmente gli è sfuggito, concentrato com’era su tubi e tracce) ho risposto «È in arrivo». Poco dopo ho spiegato che, infatti, ci siamo decisi a fare questi lavori solo per lei dato che la cameretta è la stanza più fredda ed era quindi necessario per evitare che la piccola non fosse sì una principessa, ma dei ghiacci (vabbè: non è che abbia detto esattamente così…).

«Purtroppo alla fine arriviamo proprio a ridosso visto che nasce a gennaio».

Risposta, accompagnata da un repentino allisciamento e scurimento della sua massa di confusi riccioli bianchi:

«Ah! Io pensavo stesse arrivando da scuola!».

Già il meloncino si vede poco; poi, ingolfata come sono in questi giorni di pile sopra maglioni di lana chi potrebbe dire cosa è nascosto sotto tre/quattro strati di vestiario??

giornate del ...tubo (quello per i termosifoni)



Da mamma-con-i-calzettoni, mi sono trasformata in mamma-con-tris-maglia. Da ieri mi sono travestita da portinaia della nostra fredda casa: apro e chiudo ai termoidraulici che, indipendentemente dagli accordi preliminari fra il loro principale e Lui, spaccano e sminuzzano le pareti come fossero di cartone. E se già la scorsa settimana, quando avevamo iniziato a smantellare il bagno, il nostro appartamento aveva un aspetto poco rassicurante (per la serie: chissà come e quando tornerà vivibile) adesso è decisamente la disperazione a farla da padrone.

E pure la principessa sembra esserne consapevole. Sedute sul divano, incastrate fra il tavolo, il tavolino, la palestrina dei gatti e la stufa (utile supporto alle tre maglie, ai calzettoni di lana da montagna e al pancerone rosa che indosso), cerchiamo di farci compagnia lavorando un po’ al computer, leggendo e – in buona sostanza – fingendo che sia tutto come sempre.

Fingendo cioè che non ci siano due, talvolta tre, estranei che girano per casa; fingendo di poterci alzare e andare a far pipì quando e come vogliamo senza ricorrere al bagno d’emergenza della pizzeria sotto casa (e meno male che c’è); fingendo, anche, che siamo ancora una quasi mamma e una quasi figlia e non una figlia/nipote di ritorno con fagottino al seguito.

Intendiamoci: il trasloco dalla mamma/nonna con annessa nonna/bisnonna non sta andando così male come me l’ero figurato. I lati positivi ci sono e ne ero ben consapevole anche prima: niente lavori di casa, pranzo e cena in tavola senza doverci pensare (e, fortunatamente, posso anche contare sul cameratismo della mamma/nonna che mi lascia mangiare secondo il mio solito senza inondarmi di sermoni), panni lavati e stirati da dover unicamente infilare nella porzione di cassetto che ci è stata riservata. Però rimane la stranezza del contesto, anche perché – soprattutto la scorsa settimana ma immagino anche in questo week end, probabilmente dedicato alle pitturazioni – sono stata una “vedova bianca”, con Lui che, finito il lavoro, correva a casa per continuare a lavorare fino all’ora di cena.

E non mancava solo a me, che avrei voluto (come mio solito) inondarlo di discorsi sulle mie piccole/grandi avventure quotidiane e aggiornarlo sulle vicende degli amici apprese dal web. Lui è mancato tanto anche alla principessa, incredibilmente agitata soprattutto la notte forse perché voleva rotolarsi vicino alla mano del papi per farsi coccolare; e mancava pure ai gatti, che dalle 17.30 (orario in cui, solitamente, torna a casa) si piazzavano sul tappeto di fronte all’ingresso attendendo il suo ritorno, salvo poi rimanere delusi e ricompensarsi tenendolo in ostaggio quando, la sera, si sdraiava a fingere di vedere la tv.

Insomma: sono sicura che di tutto questo fra qualche mese rideremo, lo ricorderemo con affetto e con un sorriso per tutti gli intoppi che abbiamo incrociato, non ultimo la recrudescenza del raffreddore che - non avendomi mai del tutto abbandonata – si è ripresentato causa gli sbalzi termici fra casa nostra e, per esempio, la doccia a 40° che mi sono concessa ieri sera per tornare a sentir vive le dita dei piedi.

Però, per il momento, siamo solamente stufi, ansiosi che i lavori finiscano e speranzosi che riescano al meglio. Perché poi, quando Lui avrà finito il turno di sovrintendenza alle grandi manovre, toccherà a me dirigere la piccola squadra di volontarie alle pulizie che sembra essersi raccolta: e allora sì che ci sarà da mettersi le mani nei capelli impolverati!


giovedì 10 novembre 2011

una casa per noi o per Winnie Pooh?



Questione di tempi e punti di vista.

Quando ho chiesto a Lui se pensa mai a come sarà la principessa, mi ha risposto orgoglioso: «Oh, sì: immagino quando ci salterà addosso nel lettone, la porterò in garage, le insegnerò a pulire la lettiera dei gatti, …». Interessante escalation dal divertimento alle incombenze che, inevitabilmente, le toccheranno in quanto donnina in crescita; ma pure interessante visione di un domani piuttosto remoto rispetto alle notti frammentate, ai cambi di pannolini e alle lotte per l’apertura/chiusura della carrozzina che stanno terrorizzando i miei sonni.

Se, come pare, ci sono delle affinità fra i segni zodiacali, la mamma/nonna (nata a soli 4 giorni e qualche anno di distanza da Lui) dimostra di avere un approccio alquanto simile. Nelle battute di shopping alla ricerca di accessori per la bimba e me, così come nelle semplici vasche per lustrarsi gli occhi nelle vetrine, lei passa dall’analisi di minuscoli body a manica lunga a quella di calzemaglie infiorettate, dall’apprezzamento di cuffiette con orecchiette alla contemplazione delle ballerine di vernice numero 30, dalla rassegna delle tutine in ciniglia di Winnie Pooh a quella di cappottini in pelliccia e scamiciati che la principessa potrà indossare a 5 anni.

Allo stesso modo, ieri, sfogliando il volantino di un ipermercato interamente dedicato a giocattoli e addobbi natalizi, ha iniziato a informarsi sugli ultimi trend (e prezzi) dei giocattoli. Se c’è stato un passo avanti nella tecnologia (prevalentemente destinato ai balocchi maschili), per le bambine certe cose sono rimaste sempre uguali. Cicciobello continua a far pipì e gattonare, il “Dolceforno” con cui vanamente cercavo di confezionare dolci succulenti come quelli visti in pubblicità è stato rimpiazzato da un più articolato angolo cottura tridimensionale, la testa mozzata della bambola su cui sperimentare le capacità di parrucchiera è stata arricchita da un set per la manicure: perché, di questi tempi, meglio ampliare le proprie competenze e vedere se si avrà un futuro da estetista, tanto che - credo a breve - la bambola verrà sostituita da una scimmia su cui provare l’efficacia della ceretta.

Due cose però ci hanno lasciato oltremodo allibite.

Il vecchio aspirapolvere con cui risucchiavi le palline di polistirolo è stato rimpiazzato da un più funzionale e multitasking carrello delle pulizie dotato di mocio e swiffer, vero e proprio clone delle “postazioni mobili” che tanto spesso si vedono usare dagli addetti alle cooperative in ospedali, biblioteche e musei: tanto per non illudere sulle speranze lavorative del futuro.

Dall’altra parte, invece, c’è lei, l’intramontabile Barbie: che, a dispetto della crisi, continua a condurre una vita incantata alimentando forse la pulsione delle bambine verso un futuro di veline o mantenute. Altrimenti come può Barbie permettersi un loft superaccessoriato da abbandonare in suv per raggiungere la lussuosa villa di Malibù? Al massimo, nel mondo di oggi, soprattutto se svolge l’attività di danzatrice, giornalista o veterinaria (alcune delle tante professioni di cui è vestita) potrebbe vivere in un camper certo non così sfavillante come quelli che la mamma/nonna e io abbiamo ammirato sul volantino.

Il nostro stupore, tuttavia, è stato suscitato dalla considerazione che il metro quadro (il massimo, cioè, dello spazio disponibile nelle case moderne) inizialmente occupato da seggioloni, box, palestrina, deve essere presto sgombrato per lasciare posto al villaggio di Barbie, Ken e dei loro fratelli (ma nel mondo d’oggi non prevalgono i figli unici?). Ma poi, soprattutto, è inevitabile che a un certo punto della crescita del bambino si impongano ai genitori delle scelte:costanti metto un tetto sulla testa di Barbie (o dei Gormiti) o pago la rata del mutuo? Cambio il cappottino della bimba o faccio un salto alle sfilate di Milano per vedere gli ultimi trend di cui vestire la bambolona bionda? Compro le crocchette ai gatti o il guinzaglio nuovo al cane che, agitando la coda come un invasato a ogni battito di mani, mi costerà un patrimonio in sedute psicanalitiche per il gatto Billy messo a dura prova da questo alieno?

mercoledì 9 novembre 2011

pronti a partire; o no?


Ormai siamo nel settimo mese. Lo so: solo pochi post fa avevo scritto di essere nel sesto, ma i conti dei giorni e delle settimane mica li ho tanto chiari neanche ora, so solo che il mio conteggio partiva dalla data inizialmente segnata dalla ginecologa sul “fascicolo principessa”, data che però - all’ultima visita - cozzava contro il numero delle settimane con cui è stato aggiornato l’opuscolino. E chissà cosa verrà fuori al prossimo incontro.

Comunque, dettagli a parte, come si legge e sente dire ovunque, dal settimo mese in poi si deve essere pronte a tutto; anzi: pronti a tutto, perché in questo countdown sono coinvolte molteplici figure. Innanzitutto Lui che, lasciatosi contagiare dal mio timore/sicurezza che la ballerina voglia sfrecciare sul palcoscenico della vita prima del tempo, già da mesi ha iniziato a martellarmi con tono minaccioso: «Tra poco sarà meglio che prepari la borsa». L’ansia è cresciuta quando, la scorsa settimana, siamo andati insieme a un incontro per futuri genitori in cui ho esplicitamente chiesto alla mitica ostetrica T. cosa infilare nell’altrettanto mitica borsa per l’ospedale.

Domanda che ha aperto un altro dei tanti mondi paralleli che si spalancano nell’universo “neonati & affini”.

Per cercare di placare timori vari e avere l’impressione di essere sempre un po’ più pronti (o, almeno, con un’incombenza in meno da spuntare dalla lista delle “cose da fare”), oggi sono riuscita a trascinare la mamma/nonna in giro per negozi e centri commerciali: solo due in realtà, ma la missione è stata talmente impegnativa (beh, in termini di ore siamo state effettivamente fuori una buona mezza giornata) da darmi l’impressione di aver compiuto il giro del mondo.

La frustrazione, peraltro, è stata massima per entrambe.

Riuscire a trovare una camicia da notte o un pigiama con bottoni che costi meno di 40 – 50 euro ma sia dignitosamente giovanile e un minimo allegro sembra sia più difficile che – rimanendo in tema infantile – scegliere il trio più rispondente ai propri bisogni. In tacito accordo, entrambe avevamo accantonato l’idea di procurarci qualcosa per la prima delle tre zone della valigia di cui ha parlato l’ostetrica T., vale a dire la zona travaglio, la zona post parto e la zona bimbo. Se il suo consiglio è stato infatti di usare una maglietta slabbrata, consunta e/o bisunta che, prima di passare dall’armadio di Lui al cassonetto della Caritas, può conoscere un ultimo momento di gloria dando il benvenuto alla principessa, personalmente ho invece pensato di dare una botta di vita (probabilmente l’ultima) a quelle camicie da notte estive che non ho mai usato ma che, essendo appartenute alla zia, potranno farmela sentire tanto più vicina in quei momenti. E se si rovinano, pazienza: andremo oltre.

Alla fine di un pellegrinaggio che ha avuto al suo attivo l’indicibile mal di piedi della mamma/nonna, la riduzione delle mie gambe a budino grazie anche ai continui segni di dissenso della principessa di fronte a ciò che vedevamo, gli unici accessori (leggi: strumenti di tortura) che siamo riuscite a reperire per l’assemblaggio della valigia sono stati due: il detergente intimo che più post partum non si può e, per rimanere “in zona”, i “canotti” ultra lunghi, ultra spessi, ultra ingombranti («già questi ti riempiono la borsa»: ha sentenziato la mamma/nonna) cui pare sia assolutamente indispensabile fare ricorso nei primi giorni del puerperio.

Una goduria, insomma: mi sembrerà di essere seduta su una sedia gestatoria. Ma ormai, a quel punto, sarà bellamente finito il momento in cui tutti dicono quanto la gravidanza renda meravigliosa una donna: si sarà passati, per fortuna, ad ammirare la causa di tanta precedente quanto passeggera bellezza.

martedì 8 novembre 2011

e facciamo la ola



Lista iacta est. Finalmente domenica ce l’abbiamo fatta. Ancora stremati per la spaccatura del bagno e per il trasloco del giorno precedente (particolarmente faticoso perché implicava l’ansia per le possibili e paventate reazioni dei gatti), siamo riusciti a compilare quasi per intero la lista nascita. Quasi, perchè i pezzi forti per la principessa li dobbiamo ancora ordinare (in un altro e più conveniente negozio) ma, almeno, li abbiamo già individuati.
Il che non è poco.
Avevo già letto in altri blog quale esperienza stressante fosse decidere fra le duecentocinquantamila varianti di trio, seggiolone, seggiolino auto esistenti in commercio (con varianti minime ma assolutamente imprescindibili): eppure, diciamoci la verità, un po’ credevo fossero esagerati.

E invece no.

La maratona di New York al confronto non è nulla: è necessario premunirsi di termos di caffè, qualche quadretto di cioccolato e tanta abnegazione, pensando che quel continuo andirivieni tra i due piani del negozio, quel rincorrere gli accessori che più ti piacciono nel timore che fuggano improvvisamente al tuo occhio inesperto, quel precedere la commessa (dopo averla tampinata per mezz’ora perché, ovviamente, pur essendo aperti alla domenica si risparmia sul personale): insomma, tutto questo è ripagato dal pensiero che il tuo portafogli sarà meno provato alla nascita dell’erede.

E quindi nella lista infili di tutto.

Dal lenzuolino per lettino alla copertina estiva anche se la bimba nascerà in pieno inverno; dallo scalda biberon al giochino rinfresca gengive; dal set piattino, scodellina, forchettina al primo bicchiere per la birra. Senza dimenticare i pannolini, le salviettine umidificate, ma pure il kit forbicina - limetta per la sua prima french manicure e il completo spazzolina - pettinino che comunque, a vederci, si capisce subito che le servirà poco (e presumibilmente tardi).

Nelle corse fra i vari reparti devo ammetterlo: Lui ha dimostrato una pazienza e un interesse insperati, soprattutto perché era partito scocciato dato che, non informati sull’effettivo orario di apertura pomeridiana del Paese delle Meraviglie, ci siamo dovuti bagolare fra altri tre centri commerciali: supermercato, bricolage, elettronica (dove gli era venuta l’idea di inserire nella lista nascita una tv al plasma).

Forse per sopperire alla lunga scorazzata nel megastore per bimbi, forse per alleviare il tempo trascorso in auto girovagando fra i negozi della zona e refriigerarsi in certe zone, una cosa gli era rimasta in testa e premeva fosse inserita nella lista: la pasta Fissan. Lo ha detto alla commessa che, pazientemente ma rapidamente annotava tutto sulla lista – lenzuolo; lo ha detto a me una volta arrivati alla cassa (già, perché stavolta, dopo la guaina, sono stati acquistati altri strumenti di tortura da gestante, anzi, ormai da puerpera).

«Questo lo scrivo nel blog»; «E cosa scrivi? Che ho la fissa della pasta Fissan??».

Appunto.

sabato 5 novembre 2011

grandi manovre



Ed ecco qui, come si presentava il bagno stamattina.

Oggi finalmente sono cominciate le grandi manovre, anzi, in realtà già da qualche giorno la casa sembrava un campo di battaglia: con mobiletti in progressivo svuotamento e la lavatrice, sormontata dall’asse da stiro, spostata nel ripostiglio stipato fino a strabordare con tutto ciò che riempiva la libreria in cameretta. Ieri sera, poi, tolta una parete di piastrelle, il bagno ha continuato inesorabilmente a svuotarsi dopo quella che Lui ha epicamente definito “L’ultima doccia”: via la tenda dalla vasca, via il tubo reggitenda e il poggia-bagnoschiuma, via – su mia pressione solo stamattina: «Scusa: almeno il viso me lo laverò?! E metterò pure la crema?!» - anche la specchiera.

Insomma: finito tutto questo trasbordo è stato il tempo di pensare a prepararci al trasloco, comprensivo di valigia nostra e quella dei gatti (più tutti i loro accessori, chiaro) e la borsa con i generi deperibili da portare a casa della mamma/nonna come pagamento in natura per la lunga (si spera non troppo) accoglienza. E appena iniziati i rumori e lo smantellamento più serio, addio: gatti in fuga per casa o non più reperibili, calcinacci sul pavimento che sembrava di esser sulla baia di Sistiana.

Con l’aiuto della mamma/nonna è iniziata la prima tranche del trasferimento, quello mio (con cocomerino) e dei mici: smarriti, straniati, silenziosi all’inverosimile, forse più per la mancanza di spazio nel nuovo, sciccoso trasportino lilla che per altro. E forse, dato il colore, il silenzio era dovuto a turbe di natura sessuale…

Come consigliato dalla veterinaria, per qualche giorno rimarranno in quarantena nella mia vecchia stanza, difficilmente attraversabile perché disseminata di lettiera, ciotole, tubone e divano/fiorellino. E il tutto è stato ovviamente deciso dopo che la mamma/nonna e la nonna/bisnonna hanno trascorso un’intera giornata a svuotare il soggiorno di piante, oggetti fragili, tappeti e cuscini: con il risultato che in soggiorno c’è un’eco che neanche sulla cima delle Dolomiti.


Al momento pare si siano ambientati: o, almeno, il gatto Billy sta facendo del suo meglio per prendere possesso del territorio.
 

Stranamente il gatto Degas, invece, ha sviluppato un attacco di mammite più intenso del solito: secondo me sono le pillole che gli stiamo somministrando da qualche giorno. «E’ solo un integratore» ci ha rassicurato la veterinaria; a noi, visti i risultati (subito cessati i miagolii notturni e aumentato il tasso di coccolaggine) sembrano più degli allucinogeni.

venerdì 4 novembre 2011

a te, che mi manchi



Potrei scrivere di quanto ci abbia fatto bene, ieri sera, andare al corso pre-parto per imparare a cambiare pannolini, fare il bagnetto, medicare l’ombelico, preparare la borsa per l’ospedale (e, a questo proposito, già immagino le contestazioni sul contenuto da parte della mamma/nonna).

E invece, ancora una volta, un post malinconico; ma non uno dei soliti su di me e le modifiche che sto affrontando. E’ un post ricordo, pensando a una persona che oggi mi manca più degli altri giorni e mi costringe ad aggiungere lacrime alla già abbondante pioggia che vedo dalla finestra. Perché se anche sono passati 18 anni, per il vuoto che sento dentro è ancora come se fosse quel pomeriggio, quando ho sentito ripetutamente dire “è andata” chiedendomi incessantemente “sì, ma dove?”.

Forse è vero: chi se ne va inizia una vita migliore, va a popolare un mondo più sincero, autentico; ma chi resta alle angosce e preoccupazioni del quotidiano deve aggiungere quella dell’assenza di una persona che – diciamolo onestamente – magari tanto perfetta non era: magari in questi anni ci avresti litigato, vi sareste insultati, mal tollerati. Eppure la sua fortuna è quella di poter rinascere completamente mondata da difetti nel ricordo e nell’immaginazione degli altri.

E allora tendi a ricordare le volte che lei è venuta alla lezione dimostrativa e ai saggi di danza e a quando, costretta a rivedere per l’ennesima volta la registrazione, ha comunque detto “Visto che brava che è mia nipote?”; ripensi soltanto alle volte in cui avete giocato a pallavolo nel cortile di casa o a quando vi siete sfidate per la prima volta a Scarabeo dopo la tua operazione alle tonsille. La rivedi davanti a te seduta in quel bar del centro a bere un tè con i pasticcini, la immagini mentre dall’ospedale risponde alle lettere in cui sfoghi le tue pene d’amore per quel compagno del Liceo che neppure ti considera; la ricordi quando, con prontezza, ha chiesto alla commessa del negozio un puntalapis perché il temperamatite non sapeva cosa fosse.

Però la rivedi anche debole e forse rassegnata, infastidita e nervosa perché non più autonoma; eppure, sempre, con gli occhi pieni di luce. E allora, anche se nessuno te l’ha mai raccontato per bene ma l’hai solo potuto intuire leggendo i suoi diari e trovandoci dentro una tua foto nella carrozzella bianca e blu, allora immagini quanto potesse essere contenta di essere zia: e inondi il computer di rabbia perché vorresti che adesso fosse qui, a ridere con te del comcomerino, a sentire i suoi movimenti, a rassicurarti sul fatto che tutto andrà per il meglio e lei sarà sempre lì pronta ad aiutarti.

Ora è meglio che smetta: altrimenti non serve che vada in piscina per fare un po’ di acquagym ma basta che mi metta il costume in soggiorno.

mercoledì 2 novembre 2011

Habemus bagnum



E almeno una cosa l’abbiamo fatta. Certo, è difficile prendere certe decisioni tra il sabato e le poche ore quotidianamente libere dal lavoro (di Lui; io purtroppo, di tempo ne ho pure troppo).

Però, finalmente, siamo riusciti a completare gli ordini per il bagno. Insomma: un pensiero in meno, così come tanti soldini in meno, anche perché abbiamo cercato di risparmiare senza però rinunciare a ciò che ci piaceva veramente. E speriamo che ogni elemento cozzi bene con l’altro.

Ieri, intanto, ho iniziato a pescare i pesciolini di gel che avevo applicato sulle piastrelle anni Sessanta che ci hanno tenuto compagnia durante le docce e i lavaggi di denti per rendere gli uni e gli altri un po’ più piacevoli. Alcuni pesciolini (ma anche un sole e qualche nuvoletta) sono finiti dritti in padella (alias pattumiera) dato che ormai erano irrecuperabili perché rotti o inverosimilmente appiccicosi; la maggior parte, però, grazie anche al loro più recente ingresso in casa, aspettano una destinazione consona e più meditata pascendosi dell’affitto sui pensili della cucina e sul mobile del soggiorno.

D’altro canto, ci sono talmente tante cose da sistemare…

1.         Ovviamente la cameretta della principessa che, come annunciato, appena dotata di termosifone verrà ridipinta e decorata con disegni di Snoopy che - a quella data – verranno realizzati con un pennello fissato sul cocomerone

2.         Prima di procedere all’allestimento della “princess’ room” si dovrà svuotarla interamente: e questo implicherà in primis una feroce lotta con Lui per costringerlo (temo invano) a buttare la colonna di fogli ammassati negli anni, di cui ignora ormai l’esistenza ma che guai se mi azzardo io a buttare

3.         Lo sgombero della cameretta include anche la risistemazione con criterio logico del santo sgabuzzino che Lui ha riallestito nelle più torride giornate di agosto con una nutrita dotazione di scaffali in legno sistemati a incastro: il che, come sarebbe stato logico e come mi aveva fatto credere (ingenua, io!!) avrebbe implicato l’eliminazione di materiale inutile e dannoso ai fini dello spazio. Ma sia mai: ogni cosa è stata accuratamente rimessa nel suo nuovo posto con buona pace dei miei raccoglitori zeppi di fotocopie e dei suoi zeppi di bollette che pure su quelle assi avrebbero dovuto trovare collocazione

4.         Ovviamente prima di procedere allo smantellamento del bagno questo dovrà essere debitamente spogliato di profumi, armadietto dei medicinali e delle creme anticellulite, specchiera con armadietto per la cura viso …

Insomma: mi sa che almeno su questo i siti, le riviste e i libri relativi alla gravidanza ci hanno preso. Verso la fine della gestazione – dicono in coro - si sviluppa la sindrome del nido, ovvero l’irrefrenabile impulso/desiderio di prendersi maggiore cura della casa. Il che, in alcuni casi, non è un bisogno indotto dalla maternità ma un’impellenza a cui non si può sfuggire.
p. s. sono convinta che dopo tante affannose ricerche e altrettanti sacrifici (non ultimo il trasloco forzato) la casa sarà ancor più bella. L'unico che potrà esprimere delle riserve sarà il gatto Billy che, abituato a farsi una passeggiata nella vasca, si scontrerà con un nuovo, sconosicuto box doccia...